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Mercato

pubblicato il 24 novembre 2010

Marchionne negli USA: "Qui si agisce, in Italia si parla"

Il manager, lodato da Obama, ha promesso a Chrysler altri 843 mln di dollari

Marchionne negli USA: "Qui si agisce, in Italia si parla"

Su Chrysler il Gruppo Fiat investirà altri 843 milioni di dollari che serviranno a produrre un nuovo sistema automatico di trasmissione con trazione anteriore per i futuri veicoli Chrysler e che, allo stesso tempo, consentirà di mantenere 2250 posti di lavoro nello stabilimento Chrysler di Kokomo, Indiana. Ed è da lì che l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, ha dato l'annuncio, ricordando che negli ultimi 18 mesi la Chrysler ha investito complessivamente dnella sua "rinascita" 3 miliardi di dollari (un terzo dei quali è andato proprio nell'impianto di Kokomo). Quest'ultimo investimento "consentirà di trasformare i nostri prodotti e ci renderà leader del mercato", ha detto l'ad del Gruppo Chrysler di fronte ad una platea che a queste parole si è alzata in piedi ad applaudirlo, mentre in Italia si attende ancora un confronto tra azienda e sindacati sulla riorganizzazione degli impianti nazionali. A questo proposito, Marchionne - nel suo look americano - ha detto che un incontro istituzionale su Mirafiori è imminente, ma che molto probabilmente lui non sarà presente.

MARCHIONNE: "NEGLI USA SI AGISCE, IN ITALIA SI PARLA"
"La gente deve capire che questa è la realtà. Qui (negli Stati Uniti) si agisce, lì (in Italia) si parla", ha detto Sergio Marchionne, parlando degli investimenti Chrysler. L'ultima scommessa, quella milionaria di Kokomo, servirà - oltre che per diventare "leader del mercato" come ha detto l'ad - per salvare questa città di 50.000 persone nel cuore dell'Indiana che solo due anni fa era entrata nella lista Forbes delle città statunitensi destinate a morire. Penalizzata dalla crisi che nel 2009 aveva fatto schizzare il tasso di disoccupazione al 20%, grazie agli aiuti pubblici oggi il tasso è sceso al 12% e potrebbe scendere ancora grazie a quest'iniezione da 843 milioni di dollari. Il primo a complimentarsi con Sergio Marchionne per questo obiettivo raggiunto è stato il presidente americano, Barack Obama, seguito dal suo vice, Joe Biden. I due capi dello Stato hanno visitato l'Indiana Transmission Plant II insieme all'amministratore delegato di Chrysler e Fiat e subito dopo Obama ha detto: "Sergio Marchionne ha compiuto scelte difficili, come il Governo anche ha dovuto fare, ma ora si ha la prova - ha aggiunto Obama - che sono state giuste. L'esempio di questo stabilimento dell'auto nel cuore industriale del paese rappresenta la speranza e la fiducia in un'economia migliore. Oggi sappiamo che il varo del piano di aiuti pubblici è stata la giusta decisione. E sappiamo che non bisogna mai scommettere contro l'America".

CHE FINE HA FATTO FABBRICA ITALIA?
Da quando il Gruppo Fiat ha "salvato" il Gruppo Chrysler dal fallimento acquistandone il controllo, la questione degli stabilimenti del Lingotto nel territorio nazionale si è fatta ogni giorno più calda. Il paragone con gli investimenti in America è scottante per gli operai italiani tanto quanto lo erano quegli hamburger e hot dog serviti ai 12.000 dipendenti del quartier generale di Auburn Hills da tutti i primi livelli del management, compreso l'amministratore delegato Sergio Marchionne, per festeggiare il primo anniversario dell'Alleanza tra Fiat e Chrysler. E tutto questo mentre in Italia la tensione negli stabilimenti Fiat era alle stelle per via del caso Melfi. All'entusiasmo per la presentazione di Fabbrica Italia, ovvero quella parte del Piano Strategico 2010-2014 (illustrato agli azionisti mercoledì 21 aprile 2010) che è dedicato alla produzione di auto nel nostro Paese, sono infatti seguiti nei mesi molti dubbi, polemiche e delusioni. Prima c'è stata la messa in vendita di Termini Imerese, in Sicilia, che per via degli elevati costi logistici smetterà di produrre auto Fiat dal 2012; poi è stata la volta della difficile trattativa tra azienda e sindacati per il rilancio dello stabilimento di Pomigliano d'Arco (Napoli) e adesso, dopo un crescere di polemiche e di botta e risposta a distanza (si pensi al "caso" scatenato dall'intervento di Marchionne alla trasmissione tv "Che Tempo che fa"), forse i sindacati e l'azienda torneranno a parlarsi in occasione del tavolo su Mirafiori. E mentre la trattativa per la vendita di Termini Imerese va avanti monitorata da Invitalia (l'advisor nominato dal ministro per lo Sviluppo economico), c'è chi sottolinea che in America, grazie ai circa 12 miliardi di dollari in parte elargiti e in parte prestati alla Chrysler per salvarla dall'insolvenza, la società americana ha potuto effettuare nel giugno di quest'anno un investimento di 343 milioni di dollari nello stabilimento di impianti di trasmissione di Kokomo, evitando il licenziamento di 1000 dipendenti e anzi riuscendo a riassumere 400 operai che avevano perso il posto.

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Tag: Mercato , Chrysler


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