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Mercato

pubblicato il 23 novembre 2010

L'Italia vuole diventare fornitore della Cina

33 aziende dell'auto sono in viaggio per ridefinire il portafoglio clienti

L'Italia vuole diventare fornitore della Cina

Non solo un competitor, ma anche una grande opportunità di business. La Cina vista nell'ottica automotive è anche questo, ovvero un Paese in cui l'industria delle quattro ruote diventa ogni giorno più indipendente e si trasforma in una terra dalle enormi potenzialità che offre nuovi clienti. A sottolineare questo aspetto della Repubblica Popolare Cinese è il viaggio - organizzato da Confindustria e ICE e promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, l'ANFIA e l'Unione Industriale di Torino - che in questi giorni sta compiendo una delegazione formata da 66 partecipanti, 33 aziende e due associazioni industriali, che stanno cercando alleanze con imprese locali che operano nel primo mercato dell'auto del pianeta. In questo momento di timida ripresa dalla crisi delle immatricolazioni esplosa nel 2008, è tempo per le aziende italiane di fornitura auto di ridefinire il portafoglio clienti e di sfruttare l'altissimo potenziale di crescita del paese che fino ad oggi è servito alle grandi industrie europee e americane per fabbricare auto.

LA CINA E' SEMPRE PIU' PROTAGONISTA
Dopo anni di attività industriale a prevalente titolarità straniera, al giorno d'oggi la Cina opera da sola, stringe alleanze con le case automobilistiche più prestigiose e, quando qualcuna di queste è in difficoltà, la compra (si pensi alla recente acquisizione da parte della SAIC del "simbolico" 1% circa della General Motors). Un ruolo da protagonista che è confermato anche dal fatto che il 95% dei metalli rari che servono necessariamente per la produzione di auto elettriche e dei loro componenti (come il neodimio, il lutezio, il tulio, il disprosio... ) si trova in Cina, la quale sfrutta i giacimenti in Mongolia (per capirne la portata basti pensare che per far funzionare una Toyota Prius c'è bisogno di più di 10 kg di questi materiali). E non a caso la Cina stessa si è candidata a diventare leader nella produzione e nell'acquisto di auto elettriche (sedici delle principali aziende a controllo statale del Paese hanno annunciato un'alleanza che prevede investimenti entro il 2012 per 100 miliardi di yuan o 14,7 miliardi di dollari per lo sviluppo di auto elettriche).

L'ITALIA VUOLE CONQUISTARE SPAZI DI MERCATO CINESE
In base alle ultime previsioni, l'industria automobilistica cinese chiuderà il 2010 con un +10,6% rispetto al 2009 a fronte di un import in discesa dal 10% al 6,8%. La domanda interna di auto, invece, dovrebbe attestarsi al +9,9% rispetto al 2009, confermando un trend ancora positivo che dura da anni. Il potenziale di crescita è enorne, "basti pensare che nel 2008 la densità automobilistica cinese era di 19 vetture ogni 1.000 abitanti, contro una densità di 510 in Europa occidentale e di 444 negli Stati Uniti", ha detto Mauro Ferrari, vicepresidente di Anfia e presidente del Gruppo componenti Anfia. La delegazione, composta anche da Brembo, Faam, Magneti Marelli, Pininfarina, Prima Industriale e Gruppo Sila, sarà in viaggio fino a giovedì e oltre a visitare alcuni siti produttivi, centri di ricerca e distretti industriali, parteciperà a seminari operativi e farà da testimone a nuovi protocolli d'intesa (come ad esempio quello che sarà firmato tra l'Anfia e l'Associazione dell'industria automobilistica del Guangdong). "Dobbiamo conquistare spazi di mercato come fornitori dei marchi locali e sviluppare intese durature di collaborazione produttiva", ha spiegato Gianfranco carbonato, presidente dell'Unione industriale di Torino.

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Tag: Mercato , shanghai , produzione , dall'estero , cina


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