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Mercato

pubblicato il 19 novembre 2010

GM torna a Wall Street e ridà fiducia ai mercati

Akerson: "E' un gran giorno per l'America", ma c'è anche un po' di Cina nella nuova GM

GM torna a Wall Street e ridà fiducia ai mercati

Dan Akerson, il nuovo presidente e amministratore delegato di General Motors, arriva a Wall Street, nel cuore finanziario di New York, suona il clakson della sua Chevrolet Camaro e poi scuote la tradizionale companella che dà il via alle contrattazioni. E' stato un ritorno all'insegna dell'identità americana, del patriottismo e della spettacolarità quello di General Motors in Borsa. Il titolo del Gigante di Detroit, che dopo quasi un secolo di storia a Wall Street era stato costretto per via del fallimento ad uscirne (provocando nella società americana disorientamento e preoccupazione), è stato salutato ieri con grande entusiasmo. Alle 18:20 - ora italiana - il titolo di General Motors è schizzato oltre 35 dollari (+7% rispetto al valore di 33 dollari fissato per la collocazione delle azioni ordinarie), fugando i timori che il prezzo di vendita si rivelasse troppo alto. Alla fine la seduta si è chiusa con un rialzo del 3,6% rispetto al prezzo di collocamento, ovvero si è rivelato un rialzo contenuto se confrontato con la media del 9,7% registrata dalle 10 maggiori Ipo statunitensi nel primo giorno di contrattazioni. La borsa americana ha tuttavia chiuso con un segno positivo che ha riportato l'ottimismo in tutti i mercati, anche quelli non americani, e Dan Akerson, intervistato da Cnbc sul trading floor del New York Stock Exchange, ha commentato: "E' incredibile, è eccitante. Sono entusiasta, è un gran giorno per l'America". E per General Motors. Dopo la seduta di ieri molte cose sono cambiate in GM. L'amministrazione Obama, che due anni fa aveva erogato circa 49,5 miliardi di dollari in forma di prestito per salvare GM (si pensi inoltre che l'Ipo di GM, considerando solo i titoli ordinari, è la seconda più grande della storia americana dopo quella di Visa nel 2008, e la quinta maggiore a livello mondiale. Includendo anche i titoli privilegiati, l'Ipo diventa la più grande di sempre), dovrebbe ora allentare la presa. Se infatti fino ad oggi la task force di Obama ha tenuto sotto controllo ogni mossa dell'azienda, ora a poco a poco la situazione si calmerà. Con l'Ipo di ieri il governo è sceso dal 61% al 36% delle quote e le azioni ancora di proprietà del Tesoro saranno vendute nei prossimi tre anni. E c'è poi da non sottovalutare l'1% circa destinato all'alleata cinese Shanghai Auto (Saic), che ha confermato ieri di aver investito nell'operazione 500 milioni di dollari.

LA CASA BIANCA HA MANTENUTO LA PROMESSA
Il ritorno di GM a Wall Street ha riportato fiducia nell'industria dell'auto e aiuta la Casa Bianca ha risollevare la propria immagine di fronte agli elettori. In un momento in cui il Presidente Barack Obama perde consensi, Washington si vanta di aver rispettato la parola data due anni fa su GM. L'intervento del Tesoro nel salvataggio di GM all'epoca della crisi finanziaria aveva preoccupato molti cittadini americani e si temeva che la partecipazione pubblica nel capitale dell'azienda automobilistica sarebbe durata a lungo. Adesso invece è stato dimostrato il contrario (il governo è sceso dal 61% al 36% delle quote) e nei prossimi tre anni la cessione proseguirà.

C'E' UN PO' DI CINA NELLA NUOVA GENERAL MOTORS
Dopo la seduta di ieri, a chi appartiene adesso GM? Secondo il vice presidente e Cfo di GM, Chris Liddell, il 20% circa delle azioni è andato a investitori individuali e nei prossimi tre anni il governo ha promesso che cederà le sue azioni a investitori americani. Tuttavia, sebbene il 90% dei titoli sia rimasto in Nord America (c'è anche il Canada tra gli azionisti), è davvero molto significativo quello 0,97% destinato all'alleata cinese Shanghai Auto (Saic), che ha confermato ieri di aver investito nell'operazione 500 milioni di dollari. Il fatto che il maggior produttore automobilistico cinese abbia fatto il suo ingresso nel Gigante di Detroit lascia pensare. E assume una luce nuova alla notizia che a questo mese, GM ha taglia il traguardo 2 milioni in Cina, diventando il primo costruttore globale della Repubblica Popolare. Tuttavia "ogni regione del pianeta è importante per General Motors", ha tenuto a precisare Akerson. "La Cina è un mercato importante, dove abbiamo un grande partner", ha aggiunto, facendo presente che all'Ipo hanno partecipato "molti piccoli investitori".

ED ORA TOCCA A CHRYSLER (E A FIAT)
Il cammino verso il ritorno in salute di GM continua a precedere di un passo quello di Chrysler, l'altra Gigante americana che è stata salvata da Washington (solo Ford è uscita dalla crisi senza aiuti di Stato), ma presto anche Chrysler tornerà in Borsa. Per lei il passaggio sarà ancor più delicato, per via dell'Alleanza con il Gruppo Fiat, e l'attesa di certo è alta anche a Torino.

L'ADDIO E IL RITORNO DI GM A WALL STREET
Il ritono di GM a Wall Street ha aperto un nuovo capito nella lunga storia del Gigante americano. Quotato alla borsa di New York dal dicembre 1916, il Colosso aveva lasciato la capitale finanziaria d'America per via della crisi e la sua caduta aveva trascinato con sé nello sconcerto qualla parte di società ancorata al sogno americano che ora vorrebbe ritrovare fiducia. La grande sfida della nuova classe dirigente di GM si conferma quindi quella di risanare del tutto la società, che però sembra essere destinata ad assumere nel futuro tratti sempre più "orientali".

GM, LE TAPPE DALLA CRISI AL RITORNO A WALL STREET
Agosto 2008, GM annuncia una perdita trimestrale record da 15,5 miliardi di dolari.
21 Novembre 2008 - Niente soldi all'industria dell'auto americana. Rinviato il piano di salvataggio dei tre Big, si ipotizza prestito ponte.
2 Dicembre 2008 - GM, Chrysler e Ford chiedono al Congresso aiuti per uscire dalla crisi.
6 Dicembre 2008 - Per GM e Chrysler il fallimento è un'opzione. Le Case si rimettono al tavolo per la fusione, ma non escludono i libri in tribunale.
11 dicembre 2008 - La Camera USA approva il piano da 15 miliardi di dollari. GM, Chrysler e Ford in attesa del verdetto del Senato
19 Dicembre 2008 - La Casa Bianca salva GM e Chrysler: 13,4 miliardi di dollari subito e altri 4 a febbraio. Niente per Ford.
30 marzo 2009 - Si dimette Richard Wagoner, CEO di GM. Una condizione necessaria per ottenere nuovi aiuti di stato.
29 maggio 2009 - Opel-Magna: l'accordo è vicino. Firmata l'intesa di massima. La Fiat rifiuta una collaborazione futura.
1 giugno 2009 - Barack Obama annuncia la bancarotta di General Motors: "Così i soldi dei contribuenti sono al sicuro". Il governo rileva il 60% del capitale e garantisce altri 30 miliardi di dollari.
10 luglio 2009 - Nasce la "nuova General Motors": più snella e orientata alla clientala, punta su eBay e sul contatto diretto via Internet.
4 novembre 2009 - GM ci ripensa: Opel non è più in vendita. Il piano di rilancio è pronto, ma per Berlino è un dietrofront "inaccettabile".
25 gennaio 2010 - Ed Whitacre si conferma CEO di GM. Primo obiettivo: rifondere entro giugno i prestiti ottenuti in America.
17 maggio 2010 - GM torna in utile dopo tre anni.
4 Novembre 2010 - GM taglia il traguardo 2 milioni in Cina e diventa il primo costruttore globale della Repubblica Popolare. I vertici GM stimano di raccogliere dall'Ipo 10,6 miliardi di dollari.
18 Novembre 2010 - Il ritorno a Wall Street. L'Ipo è da record: il prezzo di collocamento sale a 33 dollari e il gruppo raccoglie 23 miliardi.

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Tag: Mercato , General Motors , detroit , new york , record , dall'estero


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