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pubblicato il 5 novembre 2010

Marchionne: "Fiat non lascia l'Italia"

Ieri vertice con il Governo su Fabbrica Italia. La Cgil protesta per l'esclusione

Marchionne: "Fiat non lascia l'Italia"

Il Gruppo Fiat non ha nessuna intenzione di lasciare l'Italia e anzi vuole realizzare "Fabbrica Italia", ovvero quella parte del Piano Strategico 2010-2014 (illustrato agli azionisti mercoledì 21 aprile) che è dedicato all'aumento della produzione di auto nel nostro Paese. A dirlo è stato l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, che ieri si è recato a Roma per incontrare in mattinata il sottosegretario Gianni Letta e il premier Silvio Berlusconi, il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani e, in serata, i segretari generali di Cisl e Uil (Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti) e i leader di Uil e Fim, firmatari dell'accordo sullo stabilimento di Pomigliano, che invece la Fiom-Cgil non ha sottoscritto. Per la prima volta da quando ha scatenato una valanga di polemiche rispondendo alle domande di Fabio Fazio durante la trasmissione TV "Che Tempo che fa", il manager italo canadese ha replicato - sebbene in maniera indiretta - a chi lo ha accusato di aver sottinteso un imminente trasloco all'estero ("Parla come se volesse andare via", aveva detto il segretario della Cgil Epifani). "Non ho mai minacciato di lasciare il paese. Ho solo detto che senza l'Italia il conto economico della Fiat sarebbe più alto di quello che è adesso", ha detto ieri Marchionne a Romani.

FABBRICA ITALIA SI FA
La Fiat è dunque determinata a trasformare in realtà il progetto da 20 miliardi di investimenti battezzato "Fabbrica Italia". In pratica nei prossimi cinque anni, come anticipato, la produzione di auto e veicoli commerciali nel nostro Paese "passerà da 800 mila a 1 milione e 650 mila unità all'anno. Più del doppio - si leggeva nella nota ufficiale che era stata pubblicata su tutte le testate cartacee nazionali - Il Gruppo impegnerà quasi il 70% degli investimenti mondiali negli stabilimenti italiani. Non è tutto: il piano prevede che la quota di veicoli prodotti in Italia e destinati ai mercati esteri salga dal 44% al 65%". Per realizzare tutto questo però, ha ribadito ancora una volta Marchionne, servono le "condizioni di governabilità della struttura industriale, che devono essere stabilite e chiarite. Una volta trovate, poi la Fiat andrà avanti". Ieri i dettagli del piano sono stati presentati a Letta, Berlusconi e Romani, che dopo il faccia a faccia ha detto: "È un'opportunità che il sistema Italia non può perdere". Ed ha aggiunto: "Non c'è una data limite su Fabbrica Italia. Se ci sono le condizioni c'è la voglia dell'azienda di investire. Ci auguriamo che una minoranza sindacale non pregiudichi un percorso importante. Tanto più che con Fabbrica Italia l'occupazione del gruppo potrebbe aumentare".

NESSUNA RICHIESTA AL GOVERNO
La giornata di ieri è servita a Fiat per sciogliere anche un altro nodo: quello degli aiuti di Stato. Dopo che in televisione Marchionne ha ribadito quanto già detto da Luca Cordero di Montezemolo all'epoca della sua Presidenza Fiat ("Da quando noi siamo alla Fiat non ho ricevuto un euro dallo Stato"), il manager italo canadese ha chiarito che non c'è nessuna sorpresa nel calo delle immatricolazioni senza incentivi ("non ci sorprendiamo, cerchiamo di lavorare su Fabbrica Italia"). E Romani ha sottolineato: "Marchionne non ha chiesto nulla, non vuole incentivi e non crede in un mercato dopato". "L'andamento del 2010 e in parte del 2011 - ha detto Marchionne al termine dell'incontro - è un linea con le previsioni, non c'è niente di anomalo", ha spiegato Marchionne. "È colpa degli incentivi che sono stati pensati per segmenti in cui noi siamo forti. Va oltre la questione delle piccole auto, è un fatto di tecnologia: per le auto a GPL e metano, una volta eliminati gli incentivi, il costo è aumentato".

POMIGLIANO D'ARCO, TERMINI IMERESE, MELFI E MIRAFIORI
La giornata romana di Sergio Marchionne è servita anche per aggiornare il quadro sulla situazione degli stabilimenti di Fiat auto in Italia. Il numero di Panda che si stanno trasferendo a Pomigliano d'Arco (NA), ha spiegato l'ad, "è sufficiente" a far sì che le assunzioni comincino nel 2011 e aumentino in modo graduale, fino ad assorbire tutto l'organico (circa 4.800 persone). Sulle proteste della Fiom Marchionne ha detto che "Pomigliano è un discorso chiuso. C'è una chiarezza assoluta, un accordo firmato. Abbiamo cominciato ad investire, la macchina partirà l'anno prossimo". In serata il manager ha incontrato i leader sindacali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, e di categoria, Giuseppe Farina e Rocco Palombella, e il numero uno della Fismic, Roberto Di Maulo, per affrontare l'avanzamento del piano industriale. Entro dieci-quindici giorni si comincerà a parlare di Mirafiori che potrebbe essere l'occasione per riaprire il dialogo con la Cgil, come si legge in una nota del sindacato di Corso Italia. Il confronto tra azienda e sindacati proseguirà nella metà di novembre con un incontro su Melfi, dove è aperta la questione delle pause e su questo il ministro Romani ha preannunciato una convocazione delle parti, anche se "non sarà un tavolo - ha detto -, non ci sarà l'azienda".

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Tag: Attualità , immatricolazioni , VIP , auto italiane , produzione , roma , torino


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