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pubblicato il 2 novembre 2010

150 anni dall'Unità d'Italia, primo episodio

La circolazione, dai Romani al primo CdS, passando per la Rivoluzione e Napoleone

150 anni dall'Unità d'Italia, primo episodio
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  • Una strada di Pompei - anteprima 1
  • Le strade romane in Italia - anteprima 2
  • La circolazione dai Romani al primo CdS - anteprima 3
  • Ricostruzione di diligenza romana - anteprima 4
  • Jacques-Louis David - Il giuramento della Pallacorda, 1791, Versailles - anteprima 5
  • Jacques-Louis David - Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo, 1800, Malmaison - anteprima 6

La "Settimana della Storia" in programma all'Ara Pacis di Roma apre oggi il calendario delle manifestazioni in onore dei 150 anni dall'Unità d'Italia, che ricorreranno nel 2011. OmniAuto.it vuole unirsi a questo coro di celebrazioni a modo suo e ricostruire in vari passaggi il percorso che ha condotto l'Italia dalla trazione animale alla motorizzazione di massa, svelando aneddoti e particolari della circolazione, delle normative, degli enti e della motorizzazione tricolore.

LA LEX IULIA MUNICIPALIS E LE ZTL: LE EREDITA' DEI ROMANI
Nella cultura dei popoli Occidentali non si può negare la centralità della Civiltà Romana. Ancora oggi tanti importanti assi viari continentali affiancano - quando non ricalcano fedelmente - percorsi familiari ai traffici economici e sociali dell'Impero. Ma non solo, i Romani furono i primi a lastricare con criterio le strade, ovvero a pavimentarle con materiale stabile posato su una base adeguatamente preparata, in contesti urbani, ma anche - limitatamente alle vie principali - in ambito extraurbano. Roma modificò gli ambienti naturali costruendo ponti in pietra in luogo dei guadi o di poco stabili ponticelli in legno e corde. Roma concepì non solo il concetto di strada, ma anche quello di segnaletica stradale: le progressive chilometriche, che oggi ci sono talmente familiari da non notarle più, sono un'infrastruttura di origine romana. Sulle strade consolari, infatti, ad ogni miglio vi era una stele alta circa tre metri che riportava incise informazioni utili ai viaggiatori come il miglio progressivo della strada (calcolato partendo dalla città principale) e la distanza al prossimo centro urbano.
Va da sé che i romani concepirono anche che la circolazione di persone, carri ed animali dovesse essere in qualche modo regolamentata. Il primo esempio di regole che disciplinavano la circolazione è presente proprio nella Lex Iulia Municipalis, un codice di regolamentazione della convivenza urbana, promulgato da Giulio Cesare. Ma l'Impero andò oltre, al punto da istituire vere e proprie ZTL ante litteram. L'area archeologica di Pompei ne è ancora oggi l'esempio tangibile: le strade sono costellate di alti attraversamenti pedonali in pietra, vere e proprie isole di traffico che, da un lato consentivano ai pedoni di attraversare con comodità; dall'altro fungevano da varchi che permettevano il transito solo ai "mezzi autorizzati", che avevano una ben determinata carreggiata e altezza dal suolo. Questo valore era proprio dei carri dei residenti e induceva il forestiero in arrivo a lasciare il suo mezzo fuori dalla città e proseguire a piedi (o, in alternativa, noleggiarne uno specifico, messo a disposizione dalla municipalità per circolare all'interno delle mura).

TUTTI A SINISTRA... PRESSAPOCO
In tema di regole base di circolazione, secondo gli usi romani questa doveva avvenire a sinistra, per specifiche esigenze di pubblica sicurezza. Le strade di duemila anni fa erano decisamente cariche di insidie e, molto più di oggi, non si sapeva mai chi si potesse incontrare. Per questo era importante prestare il proprio braccio destro a chi veniva incontro: per salutarlo (romanamente) mostrando il palmo aperto o, nell'eventualità, per essere pronti ad ingaggiare un duello e a difendersi a spada tratta, letteralmente. La circolazione a sinistra fu esportata in tutti i paesi dell'Impero, ma venne pressochè universalmente adottata da tutte le civiltà, in quanto direttamente legata alla sopravvivenza in duello e quindi all'uso del braccio destro per scopi difensivi. Tale consuetudine sopravvisse anche alla fine dell'Impero. Durante il Medioevo continuarono a camminare dallo stesso lato i carri, i militari e i nobili (che viaggiavano a cavallo o, comunque, ben armati), mentre gli esponenti delle classi povere erano costretti a muoversi dal lato opposto, per evitare di essere travolti. Questa differenziazione classista proseguì fino all'età moderna e venne bandita dal più importante stravolgimento sociale della modernità: la Rivoluzione Francese. L'intento, infatti, di destituire ogni traccia di nobiltà coinvolse anche quest'aspetto della vita quotidiana: nella Francia rivoluzionaria non c'era motivo di mostrare al prossimo il proprio fianco destro e per questo motivo si iniziò a viaggiare a destra. La destra era il "lato del popolo". Napoleone, che della Rivoluzione raccolse in maniera controversa le redini, istituì la circolazione a destra in tutti i territori del suo Impero, al punto che vi si accordarono anche i regni che ne erano allineati. Nella maggior parte d'Europa si iniziò a camminare a destra ad eccezione, appunto, dell'Inghilterra che, estranea alla civiltà napoleonica, come buona parte dei territori extraeuropei, mantenne le antiche consuetudini. In realtà vi è anche una seconda interpretazione: Napoleone impose la circolazione a destra per motivazioni di carattere ben più personale. Questi essendo mancino pensò bene di far adeguare i "suoi" popoli alle sue esigenze personali, così da potersi difendere agilmente negli incontri cavallereschi e, all'evenienza, contro chiunque. Il principio è un po' fantasioso e, razionalmente, del tutto opinabile e poco condivisibile, ma concediamo una citazione per pura curiosità.

TUTTI A DESTRA... PIU' O MENO
Con il progressivo miglioramento delle condizioni economiche, aumentava anche il numero di carri, calessi, carrozze e cavalieri in giro per le strade, tanto da rendere necessaria una legislazione ad hoc per disciplinare il senso di marcia. In Italia, dopo la Restaurazione, si tornò ai vecchi regimi e si perse progressivamente l'uso dei principi napoleonici anche nei gesti più semplici, come il camminare per le vie: si piombò in una "semi-anarchia stradale". La prima legge dello Stato che disciplinò la circolazione sul lato destro, fu la Legge del 30 giugno 1912: erano già comparsi autocarri e "omnibus" a vapore, nonché le prime automobili. Per questo si volle disciplinare la circolazione dei veicoli con una legge apposita - il primo tentativo nazionale di codice della strada applicato agli automezzi - che recitava testualmente che i veicoli che circolavano fuori dalle rotaie erano obbligati a tenere la destra su tutte le strade fuori e dentro i centri abitati. Facevano eccezione a quanto sancito le strade urbane su cui insistevano reti ferro-tranviarie: in questo caso l'amministrazione comunale poteva andare in deroga alla legge dello Stato, imponendo la circolazione a sinistra, obbligo che doveva essere sancito da un'apposita segnaletica. L'obbligo di circolare a destra fu affermato nuovamente dal primo Codice della strada nel 1923, che estese tale prescrizione anche agli animali e alle greggi. Derogavano ancora una volta le aree urbane interessate da reti ferroviarie e tranviarie che viaggiavano sulla sede stradale, per le quali il Codice rimandava la competenza a specifiche norme attuative che sarebbero state emanate dal Ministero dei Lavori Pubblici, che arrivarono lentamente. L'ultima città ad adeguarsi alla circolazione a destra fu Milano, nel 1926. Da allora in Italia a circolare a sinistra sono rimasti solo i treni... e i pedoni. E' curioso pensare a come, a distanza di duemila anni, siano tornate in auge le motivazioni che indussero i romani ad adottare le loro consuetudini: oggi un pedone che cammini lungo il margine della sede stradale, è obbligato per motivi di sicurezza (...e si tratta sempre di incolumità fisica...) a circolare in senso opposto a quello dei veicoli, ovvero a tenere proprio la sinistra! E poi dicono che la storia non è ciclica...

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[Foto da http://it.wikipedia.org]

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , codice della strada , auto storiche , anniversari


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