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Attualità

pubblicato il 25 ottobre 2010

Marchionne va in TV ed è record di ascolti e polemiche

Per Fini "è più canadese che italiano", per i sindacati è furbo, Grillo gli dedica un vaff

Marchionne va in TV ed è record di ascolti e polemiche

Che piaccia o no, Sergio Marchionne è riuscito a diventare quel tipo di manager che quando parla ha tutti gli occhi puntati addosso. Ieri sera è stato ospite da Fabio Fazio a "Che tempo che fa", il talk show trasmesso in diretta tutti i sabati e le domeniche alle 20.10 dal centro produzione Rai di Milano, e gli ascolti sono schizzati in alto. Il programma è stato seguito da 4 milioni 994 mila spettatori ed ha incassato uno share del 17.63. Un boom, non solo di visibilità, ma anche di polemiche. Le poche parole dell'amministratore delegato del Lingotto - in particolare quelle sulla relazione tra il Gruppo Fiat e lo Stato italiano - sono bastate ad innescare la polemica, che dal mondo politico a quello sindacale passa per le opinioni degli automobilisti/cittadini italiani, che si sono trovati più o meno d'accordo con le affermazioni di Marchionne.

FINI: "E' PIU' CANADESE CHE ITALIANO". BEPPE GRILLO: "Marchionne MAVAFFANFIAT!
"Da quando noi siamo alla Fiat non ho ricevuto un euro dallo Stato". Non sono parole di Marchionne, ma di Luca Cordero di Montezemolo all'epoca della sua Presidenza in Fiat, a febbraio 2010. Contrariamente infatti a quanto si potrebbe pensare, Sergio Marchionne e i vertici del Lingotto hanno più volte difeso la Fiat dalle accuse di dipendere dallo Stato italiano. Eppure sono stati quei pochi minuti in televisione a suscitare più clamore che mai. Persino il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è scomodato a commentare immediatamente la "notizia". "Marchionne mi sembra che abbia dimostrato, pur essendo italo-canadese, di essere più canadese che italiano", ha detto, precisando che "se la Fiat è un grande colosso lo deve al fatto che è stato per grandissimo tempo il contribuente italiano, lo Stato, a impedire alla Fiat di non affondare". "Marchionne ha la memoria corta sugli aiuti di Stato", anche secondo il ministro per la semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, che ha addirittura rilanciato affermando che "si potrebbe dire il contrario, che gli italiani, in particolare la Padania, senza la Fiat in questi anni sarebbero stati meglio". Sergio Marchionne fa bene a rilanciare la sfida su produttività e i salari secondo il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, convinto che Marchionne "sappia perfettamente che se non ci fosse stato lo Stato italiano oggi la Fiat semplicemente non esisterebbe". Dello stesso avviso è il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, per cui "è legittimo invocare maggiore produttività", ma bisogna ricordarsi che "la maggioranza del sindacato e le istituzioni si sono già rese concretamente disponibili ai necessari cambiamenti". Che le "posizioni estreme da parte della Fiat possono dar vita a reazioni estreme da parte dei sindacati" lo ha detto anche il capogruppo dei Deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto ("Marchionne ha fatto il passo piu' lungo della gamba"), mentre il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro le ha definite "parole offensive e indegne". Beppe Grillo invece non ha risparmiato un nuovo "vaffa": "L'Italia dovrebbe rilevare tutte le strutture produttive della Fiat al valore simbolico di un euro e riconvertirle oppure farsi restituire i miliardi di euro di agevolazioni. Dopo, ma solo dopo, lo svizzero Marchionne, il metalmeccanico Marchionne, potrà andare a produrre dove gli pare, agli stipendi di fame che gli pare. Nel frattempo, caro Marchionne: mavaffanfiat..."

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA
Marchionne parla "come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia", attacca Giorgio Airaudo (Fiom). "Parla come se volesse andare via", dice il segretario della Cgil Epifani. "Marchionne - aggiunge Rocco Palombella della Uilm - deve evitare di continuare ad umiliare i lavoratori e il sindacato che si è assunto la responsabilita' di gestire anche accordi difficili". E anche Bruno Vitali (Fim), "Marchionne deve credere di più nell'Italia e smettere di tenere tutti appesi". Tutti d'accordo sulle parole di ieri e il segretario piemontese della Fiom, Giorgio Airaudo, richiama i sidacati all'unità: "E' necessario che tutti i sindacati riflettano sulla necessità di avviare una contrattazione di fronte a un mercato globale che non può, però, vedere i lavoratori messi a disposizione delle imprese per essere cannibalizzati".

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Tag: Attualità , VIP , auto italiane , produzione


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