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Tecnica

pubblicato il 24 ottobre 2010

Ed ora andiamo contro l’Auto Elettrica

Per onestà intellettuale e contro le mistificazioni...

Ed ora andiamo contro l’Auto Elettrica

In questo lungo excursus dedicato da OmniAuto.it all'auto elettrica, abbiamo parlato di tante novità, di progetti arenati, dei costi e della storia della motorizzazione ad elettroni. Purtroppo però, come spesso accade, non è tutt'oro quel che luccica. E sì, perché se è vero che l'auto elettrica "è bella e non puzza", è moderna, va d'accordo con i nostri centri storici, e infine permette di mantenere l'aria delle nostre città più pulite, è altrettanto vero che quest'energia che la alimenta da qualche parte deve pur esser prodotta. Ed è qui che si nascondono molte criticità.

UN PO' DI NUMERI
Ragionando con i numeri, lo spettro che si agita dietro le quinte si chiama "efficienza energetica" intesa come rapporto tra quella consumata e quella trasformata effettivamente in forza motrice e moto. Al riguardo, l'auto elettrica è - teoricamente - al 90%, mentre il motore diesel è appena sopra il 30% e un motore a benzina è al di sotto questa soglia. Nella realtà le cose non stanno esattamente così. E' infatti noto che in un'auto a combustione interna gran parte dell'energia non si trasforma in CV e newtonmetri, ma viene dispersa sotto forma di calore. Ebbene, questo calore indice di energia dispersa non è assente neanche nell'auto elettrica, anche se non vi è combustione. La causa principale è l'elettronica di potenza che gestisce il flusso energetico che va dagli accumulatori al motore, secondo le necessità del guidatore. E in tutte queste manipolazioni, un po' di energia si perde, ma si rimane entro il 10%, una percentuale irrisoria rispetto al 65-70% di un motore termico. In un motore endotermico però l'energia si ottiene direttamente mediante il processo di combustione del carburante (a cui andrebbe aggiunto il costo energetico della raffinazione e del trasporto, che restano relativi). In un'automobile elettrica - e si parla di elettriche "plug-in" - l'energia è prodotta da qualche altra parte, in una centrale, viaggia attraverso un elettrodotto, viene trasformata varie volte in trasformatori che, per fare il loro lavoro, ne sprecano una parte in calore e alla fine arriva alla rete domestica, a cui il nostro automobilista collega il suo nuovo gioiello tecnologico su quattro ruote. Bene, è all'origine di questo processo che si nasconde il grosso del problema: ancor oggi la maggior parte delle centrali elettriche bruciano un qualche tipo di combustibile fossile e per giunta hanno rendimenti medi del 40%.

DA UN LUOGO COMUNE, ALLA REALTA'
Ipoteticamente (il ragionamento è astratto, non ce ne vogliano i puristi dell'ingegneria), se avessimo una centrale elettrica in miniatura alimentata a gasolio, dedicata a produrre l'energia per la nostra auto elettrica, e ci approvvigionassimo di combustibile per una quantità pari a 10 kW "potenziali" (ovvero circa 8.600 kcal, pari più o meno ad 8 kg di carburante), questa al termine del processo, dopo aver immesso ossidi di carbonio, polveri ed altre sostanze nell'atmosfera, ci restituirebbe 4 kW di energia elettrica. Questi, calcolando un rendimento del 90%, diventerebbero 3,6 effettivamente erogati dalla nostra auto. Il calcolo, benché grossolano e fatto con il "metodo della massaia", è impressionante. Ma non finisce qui. Per preservare gli accumulatori, soprattutto quelli al nichel metal-idruro, che soffrono di un marcato "effetto memoria" (identico a quello dei telefoni cellulari di qualche anno fa), il caricabatterie è costretto ad effettuare la ricarica molto lentamente e a sfruttare solo in parte sia la capacità sia la potenza. Ciò significa la batteria non è mai utilizzata al massimo, sia nella fase di ricarica sia in quella di erogazione. La situazione migliora con la batteria al litio, ma anche qui occorre mantenersi sotto le soglie nominali per preservarne l'integrità. Insomma, non è da disfattisti affermare che oggi il rendimento energetico di un'elettrica sia simile a quello di un'automobile a gasolio e, in taluni casi, anche inferiore. Occorre inoltre osservare che, per semplicità, non abbiamo considerato il costo energetico di produzione degli accumulatori e l'eventuale impatto ambientale del loro smaltimento. Con questa prospettiva, il luogo comune secondo il quale il vero tracollo ecologico/energetico si avrebbe elettrificando l'immenso parco auto cinese, diventa paurosamente plausibile...

E ALLORA?
Se gli aspetti negativi della mobilità elettrica esistono, occorre riconoscere che sono stati compiuti progressi, soprattutto sul fronte degli accumulatori. Le elettriche di ultima generazione, quelle che si apprestano ad essere messe regolarmente in vendita, sono infatti generalmente dotate di batteria agli ioni di litio, più costosi, ma ben più duttili, che minimizzano l'effetto memoria così da rendere l'intero processo mediamente più efficiente. Ma questo non basta. È infatti necessario che entrino in gioco le cosiddette fonti rinnovabili, le uniche in grado di rendere pulita l'energia per la mobilità. Certo, se la totalità del fabbisogno energetico globale fosse prodotta mediante l'utilizzo di massa del fotovoltaico, dell'eolico, del geotermico e dell'idroelettrico, avremmo risolto molti i problemi in un sol colpo. Però è un'eventualità che, seppur teoricamente possibile, è lungi da esser praticabile. Gli interessi sono troppi, le lobby fortissime come pure le difficoltà di ordine infrastrutturale e anche culturale-politoco (si pensi alle forme radicali di ecologismo contrarie all'eolico). In definitiva, l'auto elettrica è un'invenzione mirabile e affascinante, ma rischia, paradossalmente, di spostare il del problema dell'inquinamento: ci permetterà pure di ripulire i centri urbani, ma tutta l'energia necessaria per alimentarla sporcherà da qualche altra parte. Una soluzione dunque che, con gli elementi e le tecnologie attuali, non risolve certo il problema dell'inquinamento nella sua interezza e pone un grosso punto interrogativo sull'auto elettrica come mezzo di trasporto in grado rendere la mobilità davvero sostenibile.

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Tecnica


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