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Retrospettive

pubblicato il 3 ottobre 2010

I 75 anni di Jaguar

Parte prima: dalle origini al dopoguerra

I 75 anni di Jaguar
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Mentre le case automobilistiche fanno a gara per sfoggiare i lustri di una tradizione che spesso non hanno, ce n'è una che, in uno slancio di virtuosa umiltà, nonostante abbia 90 anni di storia, ne celebra solo 75 (appena festeggiati con una sfilata storica da Coventry a Goodwood): la Jaguar. Per capire "l'arcano" bisogna addentrarsi nella sua storia...

DALLE MOTO ALLE AUTO: LA PASSIONE DI DUE RAGAZZI
Tutto ebbe inizio nel 1920 nella regione inglese del Lancashire, a Blackpool, cittadina sulle rive del Mar d'Irlanda. Qui due giovani d'estrazione piccolo borghese, William Lyons - appena 19enne - e William Walmsley, appassionati di moto, fondarono la Swallow Sidecar Company per costruire sidecar con leggere scocche in alluminio dal prezzo contenuto. Le idee di Lyons e Walmsley ebbero un ottimo riscontro commerciale tanto che nel 1926 l'officina fu notevolmente ampliata e, l'anno dopo, l'azienda - mutata la denominazione in Swallow Sidecar e Coachbuilding Company - iniziò la produzione di carrozzerie speciali per automobili. Le realizzazioni automobilistiche della Swallow erano legate a doppio filo con l'originaria idea di sidecar: costruzioni leggere ed economiche e venivano utilizzati perlopiù telai di vetture utilitarie di produzione Austin, Fiat e Standard. Ormai il dado era tratto: l'Europa si avvicinava con velocità sempre crescente all'automobilismo di massa e l'auto rappresentava in quegli anni un settore dallo sviluppo esponenziale.
Nel 1928 la Swallow si trasferì in un nuovo stabilimento a Coventry, infulcrata sul nuovo, promettente, settore automobilistico. La produzione motociclistica fu progressivamente abbandonata negli anni seguenti - pur rimanendo in piedi fino al secondo dopoguerra - mentre la parola "sidecar" scomparve ben presto dalla denominazione sociale. La prima automobile interamente progettata da Lyons (tra i due, il socio maggiormente orientato al settore auto) apparve nel 1931: la SS1 su meccanica sei cilindri di produzione Standard, da due litri e due litri e mezzo. L'origine della sigla "SS" ancora oggi non è chiara e si presta ad una duplice interpretazione: "Standard-Swallow" o "Swallow Sport". L'auto fu presentata al Salone di Londra - nella sede storica dell'Earls Court - e destò particolare interesse nel settore, per le qualità dinamiche unite al prezzo assolutamente concorrenziale. La Swallow, che fino a quel momento era considerata poco più che una "carrozzeria", si stava lentamente avvicinando al novero dei costruttori. I primi due anni di produzione della SS1 si chiusero con la notevole cifra di 2.300 esemplari venduti. Intanto la Standard, divenuta partner dell'emergente Casa di Coventry, aggiornò i suoi sei cilindri aumentandone la cubatura a 2.2 e 2.7 litri così che le doti sportive della SS1 ebbero un ulteriore balzo in avanti. Nel 1934 un nuovo cambio di denominazione della società in "SS Cars", mentre alla SS1 seguirono altri due modelli: la SS90, col sei cilindri 2.7 potenziato e la SS100 con un nuovo motore da 3.5 litri. La cifra, in entrambi i casi, indicava la velocità massima in miglia orarie (aprendo una tradizione che durerà un ventennio). Andava delineandosi, quindi, il nuovo profilo delle auto di Lyons e Walmsley, sempre più dinamiche e tecnicamente raffinate.

LA NASCITA DEL FELINO
L'anno della svolta fu il 1935, quando una versione speciale della SS100 venne denominata "SS Jaguar": per la prima volta il giaguaro salì su un'auto di Lyons e nacque la leggenda (75 anni fa). La SS Jaguar fu curiosamente disponibile con il motore 2.7 e con un più piccolo quattro cilindri di circa 1600 cc. Fu aggiornata nel '37 quando comparve, come fregio puramente ornamentale, il "giaguaro" che, l'anno successivo con la potente versione 3.5 litri della SS Jaguar, fu trasformato in marchio per la SS Cars. Gli anni Trenta, purtroppo, si chiusero con l'abbandono di Walmsley e con la parentesi bellica. Il governo inglese requisì per esigenze militari gli stabilimenti e la produzione si fermò. Furono anni di totale "stasi" industriale per la SS anche se, a rilento, la sperimentazione continuava. Lyons da tempo meditava di regalare all'azienda, l'ennesimo, decisivo salto verso il novero dei costruttori: progettare un'unità propulsiva originale, così da affrancarsi dal legame con la Standard. Gli anni "sabbatici" della guerra consentirono al tecnico inglese - rimasto solo nella conduzione dell'azienda - di dedicarsi con maggiore attenzione al problema tanto che alla fine del conflitto era pronto un propulsore sei cilindri da 3.4 litri, con distribuzione a doppio albero a camme in testa. Nel dopoguerra l'attività riprese celermente con un piccolo, curioso, intoppo. La sigla SS, che identificava l'azienda e i modelli prodotti a Conventry, era di colpo diventa fastidiosamente scomoda, per ovvi motivi di ordine politico. Così, nel 1945 la SS Cars divenne "Jaguar Cars Ltd.".

L'INCREDIBILE XK
I modelli della precedente gamma SS vennero quindi riproposti con la nuova denominazione "1 ½ litre" per la 1.6 (che poco dopo diventerà 1.8), "2 ½ litre" per la 2.7 e "3 ½ litre" per la 3.5. Intanto la sperimentazione della nuova unità 3.4 continuava e nel 1948 questa fu installata su una nuova, meravigliosa, sportiva: la XK120 OTS (dove la cifra indicava, ancora una volta, la velocità massima espressa in miglia orarie e la sigla stava per Open Two Seater). Al salone dell'Earls Court, nel 1948, venne presentata anche la gamma Mark V, evoluzione dei precedenti modelli d'anteguerra, modello che esordì all'ombra della sensazionale XK.
La XK120 - che non è azzardato definire la prima, reale, Jaguar - era una roadster essenziale, ma che non lesinava l'uso di materiali pregiati per addolcire il palato del raffinato gentleman driver. Tra l'altro, il tutto era confezionato ad un prezzo assolutamente concorrenziale: costava meno di tutte le concorrenti e, addirittura, la metà di un'Alfa Romeo 6C 2500, molto più anziana tecnicamente. Con i suoi 160 CV ed una velocità massima pari a 190 km/h, poi, la nuova Jaguar appariva più un prototipo da competizione che una vera sportiva prodotta in serie. Per confutare ogni (ragionevole) dubbio, Lyons presentò la vettura alla stampa ospitando i giornalisti su un aereo e facendo rullare quest'ultimo in pista, affiancato dalla XK120 in corsa. La dimostrazione scatenò una piccola guerra mediatica a suon di prove ripetute in cui la sportiva inglese dovette faticare non poco a guadagnarsi la fiducia della stampa. Il caso volle che tanto impegno venisse puntualmente ripagato: la XK120 ottenne una grande notorietà nel jet-set, tanto da far lievitare enormemente il valore della Casa.
Chiaro che, una volta trasformata la propria azienda da costruttore di sidecar, a carrozzeria, a costruttore automobilistico di rango; lo step successivo erano le gare. D'altra parte Lyons era solito dichiarare che "le corse migliorano la razza" e dalla XK120 furono derivate le sportive C-Type e D-Type che si fecero valere per anni alla 24 Ore di LeMans.

Seconda parte

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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Jaguar , VIP , auto storiche


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