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pubblicato il 16 settembre 2010

L'etilometro sta uccidendo il vino?

I Vignaioli italiani chiedono norme che non danneggino la filiera vitivinicola

L'etilometro sta uccidendo il vino?

L'etilometro arriva sulle strade e il vino scompare dalle tavole degli italiani. Le nuove leggi contro la guida in stato d'ebbrezza, contenute nel Codice della strada, stanno facendo vivere alla filiera vitivinicola una delle più grandi crisi strutturali mai conosciute. Ne è convinta la FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che ha lanciato un appello a istituzioni, stampa, operatori del settore e consumatori affinchè si apra un dibattito che metta in chiaro se frenare l'abuso di alcol di qualcuno significa davvero danneggiare le abitudini gastronomiche di qualcun'altro, portando ad un minore consumo di vino e quindi alla conseguente crisi economica dei produttori. Secondo i dati rilasciati dalla FIVI, il consumo di vino, a seguito dell'introduzione dell'etilometro nel Codice della strada, ha profondamente modificato le abitudini di consumo tanto che "un cliente su tre non beve più al ristorante". E l'allarme è quanto mai serio in un Paese come l'Italia, che da tempo immemore è in testa alla classifica dei principali produttori mondiali di vino e uve. Il valore della filiera vino, indotto e servizi, ammonta a oltre 20 miliardi di euro ed il settore impiega 700.000 tra occupati in vigneti, cantina, trasformazione e distribuzione e 1,2 milioni considerando anche l'indotto primario.

L'ETILOMETRO FUNZIONA DAVVERO?
Il vero freno alla ripresa del comparto vitivinicolo, secondo Carlo Nebiolo Presidente dell'Epat, si chiama "etilometro" e la sua efficacia non è neanche certa. "E' comprovato scientificamente - si legge in una nota FIVI - che l'etilometro a fiato (usato dalle Forze dell'Ordine in Italia) è inaffidabile e non è in grado di attestare 'realmente' le capacità di guida e lo stato di sobrietà dell'automobilista (Art. 186 del codice della strada, guida in stato di ebbrezza, con automobilisti trovati con un tasso alcolico superiore allo 0,5 g/l., limite consentito per legge)". Proseguendo nell'analisi del fenomeno la FIVI è andata oltre ed ha chiesto un parere a Michael P. Hlastala, Primario Pneumologo, Ricercatore dell'università di Washington (USA), che attraverso studi decennali, ha asserito la fallacità dell'etilometro attualmente in uso. "A seguito delle sue ricerche in materia, l'etilometro, non sarebbe infatti in grado, il condizionale è d'obbligo, di dare risultati certi e probanti per quanto concerne l'esatta misurazione della concentrazione alcolica nel sangue dell'individuo sottoposto a controllo", ha detto Costantino Charrere, Presidente Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, chiedendo chiarezza, anche su questo aspetto, alle istituzioni.

I RISCHI DI UN NEO-PROIBIZIONISMO
Partendo dalla consapevolezza che molti incidenti stradali del sabato sera tra i giovani non sono causati dal consumo eccessivo di vino, ma da un miscuglio di sostanze alcoliche di dubbia provenienza, la Federazione parla di neo-proibizionismo. "Il proibizionismo, come la storia insegna, non ha mai portato a niente di buono, prevenire ed educare invece sono le strade giuste per aiutare i consumatori ed il mercato!", recita una nota. Per questo la FIVI si dice perplessa di fronte a "proposte normative improprie che per contrastare l'abuso di alcol, colpiscono nel mucchio, senza fare distinzione. Il nostro scopo è quello di allargare questo dibattito, a tal fine invitiamo tutte le categorie produttive di filiera a prendere coscienza ed intervenire in rete, in Italia ed in Europa, col fine di far fronte al problema denunciato". Per FIVI è quindi urgente una soluzione concreta, che educhi e informi risolvendo il problema, magari passando per "una fase di rifiuto ad una fase decisionista" da parte dei produttori e dei ristoratori.

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Tag: Attualità , codice della strada , sicurezza stradale


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