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Anticipazioni

pubblicato il 9 settembre 2010

Lamborghini, la leggerezza in vetrina

A Parigi il Toro svela la show car che prefigura il suo futuro in fibra di carbonio

Lamborghini, la leggerezza in vetrina
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Lamborghini gioca a carte coperte in vista del Salone di Parigi (2-17 ottobre), ma promette di scoprirne una dopo l'altra sulla passerella francese. La prima è stata svelata il 6 settembre, le altre 5 seguiranno a cadenze fisse. Molti scommettono che si tratti dell'erede della Murciélago e altri ancora sono pronti a scommettere che si chiamerà Jota seguendo la tradizione che vuole denominazioni spagnole per i suoi modelli.

L'IMPORTANZA DELLA FIBRA DI CARBONIO
La verità è che la erede del modello più veloce e potente di Sant'Agata Bolognese non è ancora pronta e quello scorcio enigmatico proposto dal primo teaser rivela una sola sicurezza: è un'auto nella quale l'utilizzo della fibra di carbonio rappresenta il tema fondamentale poiché è proprio su questo materiale rigido e leggero che il Toro punta gran parte dei propri investimenti per ridurre del 35% i consumi e le emissioni di CO2 delle proprie vetture entro il 2015. A questo scopo, ha creato l'Advanced Composite Structures Laboratory Automobili Lamborghini (ACSL), un laboratorio situato a Seattle e che si avvale della collaborazione della University of Washington, della Boeing Company e della Federal Aviation Administration (agenzia federale statunitense per l'aviazione civile). Insomma, il meglio della tecnologia aeronautica.

MOTORE V10?
Il teaser si riferisce perciò a una show car capace di sintetizzare l'idea che Lamborghini ha del proprio futuro. In più, fonti interne alla casa emiliana parlano di un motore V10. Questo particolare tuttavia non esclude che sia proprio questo il frazionamento che sarà riservato alla erede della Murciélago. Uno dei capisaldi della strategia è infatti il downsizing, come riduzione della cilindrata e del numero di cilindri che favoriscono la riduzione degli attriti e del peso dei componenti meccanici. Accoppiato però a una scocca nettamente più leggera, la supersportiva Lamborghini offrirà con il V10 prestazioni superiori a quelle che la Murciélago oggi deve chiedere al suo V12, più avido di carburante e costretto a lottare contro una massa superiore. Maggiore efficienza quindi, ma senza rinunciare alle prestazioni e - almeno fino al 2015 - senza affidarsi a tecnologie ibride.

IBRIDO? NO GRAZIE
Si tratta dunque di una strategia diversa da quella della Ferrari, anche per quanto riguarda l'aerodinamica. Il concept del Toro riproporrà il carattere estremo di tutte le proprie vetture ben conscia che i necessari miglioramenti alle forme per ridurre la resistenza all'aria devono fare i conti con lo stile. Da questo punto di vista, il Cavallino gode di maggiore libertà creativa - lo stile Ferrari non esiste - e del privilegio di poter avere un approccio funzionale alla questione attingendo al proprio immenso patrimonio di esperienze maturato con le corse e alla preziosa possibilità di verificare sulla propria avveniristica galleria del vento tutte le ipotesi fissate in sede di calcolo. A Maranello inoltre si punta decisamente all'ibrido, una soluzione della quale i tecnici di Sant'Agata sono sicuri di poter fare a meno, almeno nelle sue forme più complesse, considerandola troppo costosa e poco adatta a una vettura sportiva in virtù del suo peso, fattore i grado di influenzare negativamente il risultato finale in termini di consumi oltre che di limitare le prestazioni e il comportamento dinamico su strada. C'è da dire che la strada del carbonio non è certo economica e produrlo, anche in piccola serie, ottemperando alle complesse normative di sicurezza, rappresenta una sfida tecnologica non indifferente per la quale il contributo tecnologico ed economico di mamma Audi sarà sicuramente importante, così come per ogni componente.

ITALIANA PRIMA DI TUTTO
La Lamborghini dunque sceglie una via più "pura", senza batterie al litio ingombranti e costose, e si accontenterà dello stop&start, introducendo miglioramenti ai motori che ne incrementino l'efficienza e ne riducano le perdite parassite attraverso l'utilizzo di pompe ad attivazione selettiva e sistemi di recupero dell'energia cinetica. Tecnologie dunque relativamente semplici, che consentono di sviluppare la sostanza sportiva attraverso l'efficienza e la leggerezza. Del resto, il management tedesco sa bene che un eccesso di tecnologia vorrebbe dire compromettere l'italianità della Lamborghini e lascia dunque l'ibrido e l'elettrico alla Porsche coltivando invece le vecchie ricette della sportività. Almeno fin quando le normative che regolano le emissioni e i consumi consentiranno l'esistenza di auto belle e veloci.

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Autore: Nicola Desiderio

Tag: Anticipazioni , Lamborghini , parigi


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