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Prototipi e Concept

pubblicato il 7 settembre 2010

KODO: il linguaggio Mazda del futuro

I designer giapponesi raccontano nascita e sviluppo del nuovo stile

KODO: il linguaggio Mazda del futuro
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Il primo oggetto che ci è stato mostrato al recente Mazda Design Workshop, evento per la stampa organizzato da Mazda Europe a Milano per conoscere la nuova concept car Mazda Shinari, è stato... un tagliacarte. Certamente, non si trattava di un "tagliacarte" qualunque, ma di un vero e proprio "classico" del design, nella fattispecie del design italiano: Enzo Mari disegnò "Ameland", un'unica lama ritorta in acciaio satinato, nell'ormai lontano 1962. Ikuo Maeda, nuovo responsabile del design globale Mazda dopo il passaggio di Laurens van den Acker in Renault, ricevette questo tagliacarte in dono dal padre, e per lui è stato non solo un oggetto profondamente rappresentativo della sua "idea" di design, ma anche il punto di partenza per la definizione del nuovo linguaggio Mazda.

DESIGN INTERNAZIONALE
Non è mai un'impresa facile cercare di fissare le linee guida per il design di un marchio. C'è innanzi tutto un mercato non facile, con una crisi generalizzata che limita la propensione al "rischio", anche nel design. C'è la vocazione internazionale di Mazda, che deve creare modelli (da SUV e Trucks alle coupé sportive) e forme in grado di soddisfare i gusti della clientela più diversificata; questo spiega la presenza di ben cinque sedi del centro stile, in continuo contatto tra loro: il quartier generale ad Hiroshima, il centro design di Yokohama, la divisione in Europa ad Oberursel in Germania e negli Stati Uniti ad Irvine, in California. C'è lo sviluppo del design Mazda degli ultimi anni, partito dal 2000 con la filosofia "Zoom-zoom" e passato al linguaggio "Nagare", ispirato ai flussi della natura, che ha però perso un po' di smalto, complice la difficoltà di adeguare le sinuose e complesse soluzioni delle concept cars più recenti ai modelli di produzione in serie. C'è, last but not least, la tradizione del marchio Mazda, "pioniere" di un linguaggio votato al "dinamismo" anche nelle vetture non dichiaratamente sportive.

IL DESIGNER E' FIGLIO D'ARTE
Da questo punto di vista, Ikuo Maeda sembra essere la persona giusta. 51 anni, una vita in Mazda, è il "padre" del design della RX-8 (che, insieme alla MX-5, è l'icona della sportività Mazda degli ultimi anni) e della Mazda2, riuscita nel difficile compito di riprendere gli elementi della RX-8 e "adattarli" ad una vettura compatta e "utilitaria" destinata a moltissimi mercati. E' anche figlio d'arte: il padre che gli regalò il tagliacarte "Ameland" altri non è che Matasaburo Maeda, autore della prima versione della RX-7, una delle vetture più rappresentative della "sportività" giapponese.

KODO: ESSENZA E ANIMA DEL MOVIMENTO
Ikuo Maeda ci spiega com'è arrivato a "creare" un nuovo linguaggio di design, che rispondesse alle caratteristiche sopra citate. E' partito da una serie di esempi concettuali, raffigurati da oggetti e fotografie: ad esempio, oltre al tagliacarte di Mari, alcuni scatti fotografici che fermano "l'istante" di un'azione in movimento -un felino in corsa, un'onda, un vulcano. Importante anche il riferimento alle arti marziali, e in particolare ai movimenti controllati del Kendo, e all'intensità degli occhi di un felino o di un rapace. In sintesi, "tutto ciò che dà vita a una forma", ci dice Ikuo Maeda. Tutti elementi che sottolineano l'essenza o "l'anima" del movimento, "KODO" in giapponese, di cui la concept Shinari è "pura epressione", e che è esprimibile anche con tre parole-chiave: "Speed" (velocità) - "Tense" (tensione) - "Alluring" (potremmo dire, "qualità sensoriale").

DAL DISEGNO ALLA REALTA'
Come si è passati dalla raccolta di idee alla vettura finale? L'interessante percorso ci è stato illustrato da Yasushi "TJ" Nakamuta, chief designer dei progetti "advanced" al centro stile Mazda di Yokohama - il simpatico nickname "TJ", scelto durante l'attività al centro stile di Irvine, significa "Tipical Japanese". I modellatori in clay del centro stile Mazda, sotto la guida dei designer, hanno creato delle forme solide astratte, in grado di esprimere i concetti del linguaggio KODO. Partendo direttamente da queste forme, tutti i centri stile Mazda hanno realizzato bozzetti preliminari, per giungere alla selezione di alcuni di questi e alla proposizione di un numero ridotto di modelli in clay in scala 1:4. Uno di questi è stato scelto da Ikuo Maeda come vincitore, ed è poi divenuto la base per il prototipo Shinari.

STILE FUTURO
Yong Wook Cho, designer sud-coreano in Mazda dal 2003, ha disegnato gli esterni del modello "vincitore" del contest interno, e quindi può essere considerato un po' il padre della Shinari. Poteva essere abbastanza facile disegnare una berlina con qualche tocco di sportività, ad esempio abbassando il tetto o allargando i parafanghi; ma in questo caso "bisognava disegnare una berlina Mazda". Ecco, dunque, i giochi di torsione (da notare il motivo del tagliacarte di Mari, riprodotto concettualmente nelle pieghe della fiancata, ma anche nell'elemento metallico laterale), le lievi asimmetrie, le inclinazioni degli assi. La calandra frontale presenta una nuova "signature wing", un profilo alare che arriva fino ai fari (illuminato a LED nella concept) e che costituirà la "firma" delle Mazda del futuro, in sostituzione dell'attuale "scudo" con la "barra" scura al centro, dal design più elaborato. Una calandra fortemente identificativa, e molto "tridimensionale", da cui partono tutte le linee e tutte le superfici della vettura. La tradizione Mazda è rispettata anche nei parafanghi "sollevati", in stile RX-8, e nel motivo accennato sul cofano alla base del parabrezza, che ricorda la forma del rotore del Renesis, e che caratterizza alcune Mazda attuali: "ci indica che al di sotto pulsa un cuore", rivela Yong Wook Cho. Le analogie con un "organismo" vivente sono molte, ma sempre proposte in un modo astratto ed elegantemente bilanciato: gli occhi a LED anteriori, ad esempio, privi di copertura e ispirati all'occhio di un animale predatore; oppure, l'intero "corpo" della vettura, le cui sezioni trasversali sono tutte una diversa dall'altra, e collegate in modo fluido tra loro: "energetic surfaces", che ricordano la muscolatura umana. "E' come se sotto la pelle scorresse del sangue"...

NUOVO LINGUAGGIO INTERNO
Curioso anche il modo con cui è stato realizzato l'interno, così come ci è stato illustrato dall'autore, il giovane designer Julien Montoussec, e dal suo "superiore" Derek Jenkins, direttore del design presso il centro stile americano di Irvine. C'era la necessità di riproporre anche nell'abitacolo la filosofia KODO, e quindi di suggerire il dinamismo; ma anche, di realizzare un ambiente equilibrato, elegante, accogliente ed ergonomicamente corretto. Nella definizione delle forme si è dunque fatto ricorso a linee semplici, a cominciare da una "parabola", il cui "fuoco" è costituito del logo Mazda al centro del volante; altre linee ad arco, talora intersecate, contribuiscono a suggerire il dinamismo, mentre la sportività è suggerita dall'impostazione "driver oriented", con satelliti laterali e assenza di una vera e propria consolle centrale (Ferrari docet). Le linee orizzontali, il gioco di pieni e vuoti e l'inclinazione in avanti della plancia garantiscono invece la sensazione di spazio e di equilibrio generale; il tetto in vetro e l'impiego di pelli chiare per i sedili, "essenziali" ma comodi e avvolgenti, contribuiscono a dare luminosità all'insieme.

CLIENTE TIPO: LUCIO, DI MILANO
Per definire, poi, materiali e funzionalità, si è fatto riferimento ad un ipotetico "cliente-tipo", un personaggio "virtuale" inventato dagli stilisti": "Lucio, 36 anni, Milano". Questo spiega il particolare settaggio dell'interfaccia uomo-macchina HMI, comandabile attraverso il joystick nel tunnel centrale, con informazioni riportate nello schermo "fluttuante" in alto a destra o nella strumentazione stessa. La modalità "Business" riporta informazioni utili per il lavoro (ad esempio, luoghi di incontro, parcheggi, profili di persone ricavabili via internet); quella "Pleasure" è analoga, ma dedicata al tempo libero (locali, club, luoghi di sport o di vacanza...), mentre nella "Sport" il navigatore fornisce indicazioni stradali come un copilota -e naturalmente, anche le posizioni degli autovelox... Guardando come si veste "Lucio" e quali oggetti compra, si sono poi scelti i materiali e i colori per gli interni, di impostazione tradizionale -pelli naturali, legno, alluminio, che garantiscono una forte sensazione "tattile", e sono adatte ad un'elegante vettura "premium".

10 MESI DI LAVORO
Torniamo da Ikuo Maeda, ammirando da vicino la concept Shinari, la cui colorazione blu cielo viene ulteriormente valorizzata dal cielo lievemente offuscato del pomeriggio milanese di fine estate. Il designer ci rivela che la concept è stata realizzata complessivamente in 10 mesi (un tempo relativamente ridotto), che la costruzione del prototipo è ad opera della giapponese Seiko, che il pianale è specifico per questo modello e non derivato da altri, che il prototipo è marciante ma il motore è a benzina è provvisorio. Alla domanda sul perché la Shinari concept, primo esempio di un design che esprime la velocità, è una berlina a cinque porte, Ikuo Maeda risponde che già nei primissimi bozzetti si era pensato ad una coupé sportiva 2 porte, ma che poi ha prevalso la volontà di realizzare una doppia sfida: riuscire a rendere "sportiva" una berlina premium di grandi dimensioni, e confrontarsi con le berline-coupé di recente presentazione da parte delle case europee (Audi A7 Sportback, BMW Concept Gran Coupé, Mercedes-Benz nuova CLS), ma attraverso un linguaggio diverso e "giapponese".

LABORATORIO MAZDA
La Mazda Shinari concept è dunque un laboratorio di stile che comprende elementi che ritroveremo nelle Mazda del futuro, ovviamente rielaborati in forma diversa a seconda delle circostanze. Dovremo però attendere circa "due-tre anni", secondo Ikuo Maeda, per vedere la prima Mazda pienamente conforme al KODO design.

SPORTIVA A 4 PORTE
Prima di congedarci, è stato Ikuo Maeda a chiederci che impressione abbiamo avuto dalla Mazda Shinari, in qualità di giornalisti automobilistici e soprattutto "italiani". Oggettivamente, l'impatto estetico della vettura è molto gradevole, con una sportività che riesce ad essere tanto "forte" quanto elegante e senza eccessi. Positiva anche la forte "identità" dello stile, che è complessivamente originale, sebbene non manchino citazioni di altre vetture, e soprattutto molto giapponese e molto "Mazda". Forse noi italiani associamo più istintivamente la sportività a vetture con dimensioni più compatte: d'altronde, la Shinari nasce con guida a sinistra (sviluppata negli USA), e un modello simile, se mai dovesse nascere, potrebbe più facilmente avere successo tra le persone facoltose dei mercati "emergenti".

UNA SFIDA ESTETICA
Il KODO design ha tutte le carte in regola per far nascere una nuova generazione di vetture Mazda dall'estetica accattivante, se i designer riusciranno ad agire in modo sapiente su dimensioni e proporzioni. Resta da capire come il mercato internazionale, in netta trasformazione, reagirà in futuro all'offerta sempre più articolata delle case automobilistiche, non solo in termini di design; se però è vero che l'estetica condiziona molto spesso l'acquisto di una vettura, allora le premesse sono decisamente buone.

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Autore: Sergio Chierici

Tag: Prototipi e Concept , Mazda , auto giapponesi , car design


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