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pubblicato il 2 settembre 2010

Marchionne: "Io, un manager all'americana"

Il capo di Fiat e Chrysler si confida con Fortune, che gli dedica la copertina

Marchionne: "Io, un manager all'americana"

Colleziona orologi svizzeri, ascolta musica jazz mentre lavora e possiede diverse Ferrari. Sergio Marchionne, attuale amministratore delegato del Gruppo Fiat e di quello Chrysler, è una persona riservata, un manager italo-canadese dalla lunga carriera di cui poco si parla a livello privato, mentre ogni sua mossa lavorativa si trasforma in una notizia per il mondo dell'auto. A metterne in luce per la prima volta il carattere e i gusti personali è la rivista americana Fortune, che - nell'ultimo numero - gli dedica la copertina. "Il mio vantaggio è la velocità", spiega Marchionne, che si lascia andare a confidenze profonde che parlano di una moglie e due figli maschi che abitano in Svizzera.

Il suo aspetto da "professore di lettere che insegna in una piccola scuola di provincia", come lo descrive Fortune, nasconde una personalità forte e molto sicura di sé. "Marchionne lavora sempre", sentenzia l'articolo. E non ha torto. Il manager, nato in Italia e poi emigrato in Canada, parla del suo lavoro come di una "follia". Ogni persona che fa parte del suo team è stata selezionata personalmente da lui e gli riferisce ogni mossa a qualsiasi ora del giorno e da qualsiasi parte del pianeta tramite BlackBerry ("Uno strumento divino", dice Marchionne, che lo lascia accesso 24 ore su 24, 7 giorni su 7). Non ci sono compromessi nel suo modo di agire. Supervisiona tutto ed ogni singola decisione che riguarda le auto Fiat o Chrysler deve avere il suo benestare. E da qui l'importanza della velocità. "A volte mi vengono chieste per telefono soluzioni a problemi complessi che devo trovare subito, in pochi minuti o addirittura secondi", confessa. E chi lavora con lui conferma: "Da quando c'è Marchionne a capo dell'azienda è finita la burocrazia", c'è un contatto diretto tra manager e CEO e ad ognuno viene chiesto di anteporre il lavoro alla vita personale.

"L'aspetto più di difficile di questo approccio è tenere a bada il proprio ego", dice Marchionne, spiegando che assumersi tante responsabilità significa correre il rischio si sentirsi dei Giganti superiori agli altri: "E' come avere un diavolo tentatore dentro casa!". Il suo modo di gestire l'azienda infatti è molto "personale". Non c'è un "numero 2" che lo assiste o lo sostituisce. Per questo capire lui significa capire la strategia del Gruppo Fiat e di quello Chrysler. Ma questo atteggiamento non convince tutti, anzi è preoccupante. Proprio ieri la Fiom, annunciando la manifestazione di protesta contro la Fiat organizzata per il 16 ottobre a Roma, ha detto di temere questa sua chiusura nelle scelte aziendali. Durante l'ultimo incontro con i sindacati l'amministratore delegato avrebbe detto di non voler scendere a patti con nessuno riguardo al suo "piano aziendale", né con lo Stato, né con i lavoratori. E' quindi certo che, come vuole lui, nel 2014 il 60% delle auto Chrysler sarà basato su piattaforme Fiat, quest'anno la 500 per gli Stati Uniti sarà prodotta in Messico e l'Alfa Romeo tornerà al di là dell'Atlantico. "Mi comporto come un americano", ha detto al giornalista del Fortune. "Anche perché - ha spiegato - se mi fossi adagiato sulla mia poltrona come i tipici amministratori italiani, l'azienda non si troverebbe dove è riuscita ad arrivare oggi".

[ Foto: Fortune ]

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