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pubblicato il 25 agosto 2010

Napolitano ha risposto agli operai Fiat

Il Colle auspica un confronto pacato e serio e che il grave episodio sia superato

Napolitano ha risposto agli operai Fiat

I giudici vanno rispettati. E' su questa base che si articola la lettera con cui il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto ai tre operai della Fiat di Melfi che ieri gli hanno scritto affinché intervenga per risolvere la loro situazione. Dopo essere stati licenziati, i tre sono stati reintegrati nello stabilimento dal giudice del lavoro, ma, una volta tornati lì, il Lingotto li ha "invitati" ad aspettare la sentenza di appello del 6 ottobre nella saletta sindacale della fabbrica senza tornare alle linee di assemblaggio. Un divieto a cui la Fiom ha risposto subito con una denuncia ai Carabinieri. "Il mio vivissimo auspicio, che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della Fiat, è che questo grave episodio possa essere superato", scrive Napolitano, esprimendo agli operai il suo "profondo rammarico per la tensione creatasi".

LA PAROLA AI MAGISTRATI
Secondo il Capo dello Stato sulla vicenda è chiamata a intervenire l'Autorità Giudiziaria: "E ad essa non posso che rimettermi anch'io, proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate. Comprendo molto bene - aggiunge - come consideriate lesivo della vostra dignità percepire la retribuzione senza lavorare". Questa vicenda va superata e "in modo da creare le condizioni per un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro dell'attività della maggiore azienda manifatturiera italiana e dell'evoluzione delle relazioni industriali nel contesto di una aspra competizione sul mercato globale".

MOLTI I RICHIAMI AL RISPETTO DELLA LEGGE
Sul "caso Melfi" è intervenuto ieri anche il Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, per cui "le sentenze vanno rispettate anche quando non fanno piacere. Se il nostro paese è uno stato di diritto, non lo può essere a fasi alterne". Di ricerca di un "capro espiatorio" parla il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, necessario alla Fiat per confondere sulla sua reale presenza in Italia dopo l'accordo con Chrysler. Ancora più duro il commento di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, e componente dell'area di minoranza della Cgil: "Nell'Italia che precipita verso la crisi, Marchionne che pratica gli slogan di Berlusconi contro la magistratura e il diritto, puo' avere un certo successo. Ma intanto, in questi giorni, tre operai, forti della sola loro dignita', hanno svelato la vera faccia dell'amministratore delegato della Fiat. Per questo dobbiamo ringraziarli".

IL BOICOTTAGGIO
Nella disputa tra la Fiat e i tre operai si è inserito anche il Sindaco di Quarto, Sauro Secone (Pd), che come gesto di solidarietà con i lavoratori ha deciso che il Comune "non acquisterà più né stipulerà contratti di leasing usando auto con il marchio Fiat per le sue autovetture di servizio". Un boicottaggio che Secone ha deciso ritenendo "assurdo che una multinazionale come la Fiat abbia deciso di non dare seguito ad una sentenza pronunciata dalla magistratura italiana, calpestando di fatto i diritti e la dignità dei tre lavoratori licenziati e poi riassunti".

IN ALTRI STABILIMENTI ITALIANI
Intanto a Pomigliano d'Arco proseguono gli investimenti per gli impianti destinati a produrre la nuova Panda, mentre il prossimo 15 settembre sarà definita la "short list" (cinque offerte) per lo stabilimento di Termini Imerese.

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro , torino


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