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pubblicato il 24 agosto 2010

La Fiom denuncia la Fiat e scrive a Napolitano

La tensione tra sindacato e Lingotto è alle stelle per via del "caso Melfi"

La Fiom denuncia la Fiat e scrive a Napolitano

A Torino la tensione tra sindacato e industriali è alle stelle. Ieri sera il segretario generale della Fiom, Emanuele De Nicola, ha annunciato che la Fiom Basilicata ha presentato ai Carabinieri una denuncia contro la Fiat Sata di Melfi "per non aver ottemperato al decreto del giudice del lavoro che prevedeva il reintegro immediato dei tre operai in fabbrica". E' la miccia di una bomba che si è riaccesa dopo il caso della nuova Panda a Pomigliano d'Arco. In quel caso la querelle è andata avanti per mesi prima di arrivare all'accordo sulla riorganizzazione del sito industriale in base alle nuove regole dettate dal Gruppo Fiat, accettate da quattro sindacati, tranne che dalla Fiom. In questo caso invece si tratta di una lotta sociale, nata da un licenziamento finito poi in Tribunale, di tre operai di Melfi e che oggi prosegue con una lettera scritta dalla Fiom al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

IL CASO MELFI
Nello stabilimento Fiat Sata di San Nicola di Melfi (Potenza) sono mesi che la tensione è alta. In contemporanea con il ricorso alla Cassa integrazione, sono cominciati gli scioperi articolati nei vari reparti per protestare contro il comportamento della Direzione che aveva deciso l'incremento della produzione nell'ordine del 10%, senza alcun inserimento aggiuntivo di lavoratori, come spiegarono i sindacati. La protesta si è poi aggravata quando c'è stato il licenziamento di due delegati Fiom e di un operaio, per "rappresaglia antisindacale contro le azioni di lotta in corso sulle condizioni di lavoro". Il giudice del lavoro ne ha però decretato il reintegro e quindi ieri Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli sono rientrati nello stabilimento per incominciare il turno delle 14 tra gli applausi dei colleghi. I tre hanno passato i tesserini magnetici, ma sono stati bloccati dalla vigilanza perché la Fiat ha confermato di non volersi avvalere delle loro prestazioni lavorative fino all'udienza del 6 ottobre per autotutela preventiva. Secondo il Lingotto quindi i tre operai, durante il turno ordinario di lavoro, dovrebbero aspettare nella saletta sindacale fino al pronunciamento del giudice sul ricorso della casa automobilistica. Ed ecco quindi la denuncia ai Carabinieri da parte del Sindacato di categoria.

LA LETTERA A NAPOLITANO
Oggi inoltre la Fiom ha scritto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "affinchè intervenga presso le istituzioni preposte per far rispettare la legge - ha detto De Nicola -. Chiediamo che faccia da garante". Si deve impedire, ha proseguito, che "siano lesi i diritti dei lavoratori e della Fiom Cgil. Chiediamo dunque il rispetto della legge e del principio costituzionale che definisce che la legge è uguale per tutti. Quando devono pagare i deboli pagano sempre, quando devono pagare i forti questo non accade". "Vogliamo il nostro posto di lavoro - dice Giovanni Barozzino - Ci vogliono confinare fuori dall'area di produzione? Ma non scherziamo. Noi torneremo qui sempre, ogni giorno, finchè non interverrà il Presidente della Repubblica". Antonio Lamorte, il secondo operaio, parla di "umiliazione. Stare lì in saletta, lontani dai lavoratori... Ci hanno detto: Non ci serve la vostra prestazione. Questa proposta la rigettiamo, chiediamo che la sentenza sia attuata e di andare nella nostra postazione di lavoro e svolgere la nostra attività". E, Marco Pignatelli: "Mi sono sentito mortificato, voglio guadagnarmi lo stipendio lavorando".

LA FIAT
Per il Gruppo Fiat, che ha scelto di parlare tramite una nota ufficiale aspettando la sentenza del 6 ottobre, "ancora una volta i comportamenti contestati ai tre scioperanti sono stati di estrema gravità, in quanto, determinando il blocco della produzione, hanno leso la libertà d'impresa, causato un danno economico e condizionato il diritto al lavoro della maggioranza degli altri dipendenti che non avevano aderito allo sciopero. Nella ferma convinzione che nella prima pronuncia non siano stati colti compiutamente gli aspetti disciplinarmente rilevanti della questione".

I PARERI DEGLI "ALTRI"
La vicenda dei tre operai di Melfi sta facendo il giro d'Italia. Secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la Fiat "sta facendo il gioco della Fiom e sta spostando l'attenzione su un problema assolutamente residuale - ha detto a Radio Anch'io -. Se il giudice gli ha dato ragione la Fiat applicasse quella sentenza e non andasse dietro alla Fiom che vuole proprio questo. La Fiom fa scioperi che non gli riescono, non rispetta la maggioranza dei sindacati, non rispetta niente. Ha bisogno invece di questi duelli per fare vedere che esiste ed è sbagliato: questo dico a Marchionne". Anche il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, crede che la Fiat debba applicare le sentenze della magistratura "come necessario e continuare a rimanere dalla parte della ragione".

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Tag: Attualità , Fiat , lavoro , torino


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