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pubblicato il 5 agosto 2010

La scuola di produzione Fiat fa bene a Chrysler

Negli USA il modello produttivo italiano incrementa la produttività del 10%

La scuola di produzione Fiat fa bene a Chrysler
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Dopo anni di cronache e resoconti negativi, sentire parlare di metodologie di lavoro italiane esportate all'estero fa uno strano e piacevole effetto, eppure è quello che è accaduto negli stabilimenti americani di Chrysler, da circa un anno riconvertiti con successo ai sistemi produttivi Fiat.

"La produttività delle fabbriche Chrysler crescerà nel 2010 del 10%, con costi ridotti dell'8% e il numero di infortuni che cala del 30%." A dirlo ad Automotive News è Scott Garberding, uno dei responsabili delle attività produttive, il quale aggiunge che, con la collaborazione dei sindacati, tutti i lavoratori hanno partecipato al programma di rinnovamento. Il modello produttivo Fiat viene descritto in terra americana come molto simile a quello Toyota, dove gli operai formano squadre distinte che analizzano inefficienze e problemi della linea di assemblaggio per arrivare a minimizzare, sprechi, errori e costi inutili. Una volta identificati gli intoppi alla radice, si cercano assieme soluzioni valide e soprattutto definitive.

Gli elevati livelli di efficienza produttiva raggiunti negli impianti statunitensi di Chrysler portano in dote una sensibile riduzione degli infortuni sul lavoro. Per un'azienda che produce automobili a ritmo continuo si tratta di un risultato di grande rilievo, visto che le ore-lavoro perse vanno a incidere in maniera più blanda sui ritmi e turni produttivi, senza dimenticare il contenimento dei costi sociali e la realizzazione di un migliore luogo di lavoro.

Lo studio degli incidenti in catena di montaggio e dei "quasi incidenti" che avrebbero potuto creare danni fisici porta al miglioramento della sicurezza e all'eliminazione di piccoli problemi di ergonomia che rischiano di causare infortuni più o meno gravi. Secondo Garberding la riduzione del 30% nelle ore perse per infortuni rispetto al 2009 segue un processo già avviato nel 2005 e che ogni anno riduce dal 7 al 35% il dato dell'anno precedente. Lo stesso responsabile americano ammette che il modello produttivo Fiat, sostenuto da 14 istruttori italiani che visitano le fabbriche Chrysler ogni settimana, "non utilizza la bacchetta magica, ma mette a frutto scrupolosi principi di logica e rigore".

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Tag: Curiosità , Chrysler , produzione , dall'estero


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