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Retrospettive

pubblicato il 22 agosto 2010

Gli uomini dell'Alfa Romeo, parte terza

Da Chiti a Marchionne, passando per De Silva e De Meo

Gli uomini dell'Alfa Romeo, parte terza
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Il nostro viaggio fra le menti forti dell'Alfa Romeo, dalla nascita ad oggi, ci avvicina, in questo terzo ed ultimo appuntamento, al momento dell'acquisizione dell'Alfa da parte della Fiat, operazione alla quale era interessata anche la Ford ed a proposito della quale l'ex Presidente Luraghi dichiarò: "Io sono certo che l'Alfa sia che finisca sotto Ford sia sotto Fiat verrà sacrificata". Comunque prima di allora, supposto che di sacrificio si dovesse trattare piuttosto che di salvataggio, l'Alfa diede ancora prova di vitalità progettuale, commerciale e sportiva. Nel 1975 fu costituito un Comitato Tecnico del Gruppo Alfa Romeo presieduto dall'ing. Hruska del quale facevano parte Busso, Chirico, Colucci, Garcea, Luraghi, Nicolis, Surace, Audisio, Celi, Hoffman e Chiti; alcuni di questi nomi erano legati al mondo delle competizioni e questo contribuiva a mantenere vivo il diretto legame fra Alfa e Sport.

CARLO CHITI
Dell'ing. Carlo Chiti, specializzazione aeronautica, si sa tutto. Qui ricorderemo solamente che maturò le sue prime esperienze lavorative e progettuali in Alfa Romeo, dove lavorò al reparto corse ed esperienze speciali dal 1952 al '57, anno nel quale non resistette alla chiamata di Ferrari dal quale si separò bruscamente assieme a gran parte dello staff tecnico, per migrare in ATS e tornare poi in Alfa come responsabile della neo-costituita Autodelta.

FILIPPO SURACE
L'ing. Filippo Surace, che nel 1976 divenne responsabile del Settore Progettazione ed Esperienze, ebbe la fortuna di collaborare strettamente - dopo soli due anni dall'assunzione - con l'ing. Garcea assieme al quale sviluppò, fra gli altri dispositivi, i famosi freni a tamburo a due e tre ceppi Alfa, notevolmente più efficaci e resistenti allo sforzo rispetto a quelli della concorenza. Come Satta, anche Surace era un innovatore e per primo fece ricorso all'elaborazione elettronica per le attività di ricerca e sviluppo.

DOMENICO CHIRICO
Ririratosi Surace nel 1985, la funzione Progettazione e Sperimentazione venne affidata all'ing. Domenico Chirico che, in azienda dal 1952, avrebbe assistito nel 1986 all'avvento del Gruppo Fiat. Chirico cresciuto alla scuola di Garcea e Nicolis, nel 1967 venne nominato ingegnere capo per il Progetto Alfasud, del tutto autonomo rispetto ad Alfa-Nord, incarico senza dubbio stimolante dal punto di vista professionale visto che spaziava dalla vettura al processo industriale, da ideare, dimensionare, realizzare e gestire in funzione del prodotto; un incarico che oggi verrebbe definito "challenging". Nel '76 la direzione tecnica Alfasud confluì in Alfa-Nord e Chirico divenne responsabile generale di tutta la meccanica per assumere nel 1980, a seguito di una ristrutturazione, la responsabilità di una delle cinque direzioni tecniche. Nel dicembre dello stesso anno venne inaugurato il Museo Alfa Romeo, realizzato da Luigi Fusi su incarico del Presidente Luraghi; questi avrebbe ceduto, nel maggio del 1978, la poltrona della presidenza a Ettore Massacesi, specializzato in organizzazione aziendale e problemi del lavoro. Massacesi, d'intesa l'amministratore delegato Corrado Innocenti, dichiarò che i bilanci Alfa - ereditati in rosso - sarebbero tornati in nero entro quattro anni. Di anni, in realtà ne passarono otto ed il colore del bilancio dell'Alfa, sempre più in crisi di prodotto e mercato, rimase desolatamente rosso nonostante (o forse proprio a causa di) una intensa attività burocratico amministrativa fitta di piani pluriennali, cambi di strutture ed organigrammi conditi frequenti ricorsi a consulenze esterne... Nel 1986 l'Alfa Romeo, ormai solamente un peso per l'IRI di Romano Prodi già in rosso di suo, venne ceduta al Gruppo Fiat che la fuse con la Lancia, dando luogo all'Alfa-Lancia Industriale spa.

STEFANO JACOPONI
L'ing. Chirico lasciò nel 1988 e la responsabilità tecnica Alfa venne affidata all'ing. Stefano Jacoponi proveniente da Fiat Auto: era questo il primo passo verso una effettiva integrazione dell'Alfa in ambito Gruppo Fiat caratterizzato dalla messa a fattor comune di ogni elemento atto a produrre economie di scala in ogni campo, dalla progettazione all'industrializzazione e dagli acquisti alle strategie commerciali.

WALTER DE SILVA, WOLKGANF EGGER e LUCA DE MEO
Nel 1986, poco tempo prima che l'Alfa venisse ceduta alla FIAT, la funzione STILE cambiò denominazione per la quarta volta divenendo "Centro Stile Alfa Romeo". l posto dell'architetto Ermanno Cressoni arrivò successivamente Walter De Silva che subì il cambiamento in atto, scontrandosi con la realtà quotidiana, ma, soprattutto, con l'Amministratore Delegato Fiat, Paolo Cantarella. In effetti De Silva cercò di preservare le peculiarità del marchio, puntando sulla rinascita di quel DNA Alfa che anno dopo anno, si era sempre più diluito. Il miglior risultato di questa ricerca fu la 156, vincitrice del titolo di auto dell'anno 1998 e che diede al marchio grandi soddisfazioni anche in campo agonistico, magnificamente gestita dall'italianissima "N Technology". Alla definizione della 156 aveva collaborato anche Wolfgang Egger che, in Alfa dal 1989, divenne nel 1996 responsabile del design della 147 prendendo nel 2001, il posto di De Silva; Egger ha lasciato l'Alfa nel 2007, per raggiungere De Silva nel Gruppo Volkswagen non prima però di aver firmato il Coupé 8C, capolavoro di trasversalità di gruppo ed al tempo stesso di essenza alfista. Il suo posto è stato preso da Frank Stephenson già coordinatore del design Fiat e Lancia che però, dopo un solo anno, cederà la poltrona a Chistopher Reitz a sua volta dimessosi nel gennaio di quest'anno. Questi casi si aggiungono a quello delle dimissioni ormai datate di Luca DeMeo, anch'egli oggi in forza al Gruppo di Wolfsburg. Come si vede sotto la gestione Fiat il turn-over del personale di grande spessore ha trovato fortissima accelerazione: se da una parte questo può portare indubbi vantaggi in termini di diffusione dell'informazione e della conoscenza specifica, dall'altra impedisce nei vari managers la formazione del DNA del marchio a favore di quello di gruppo, tanto più spersonalizzante quanto più grande ed articolato è il gruppo stesso; questo, ovviamente, nel caso in cui il turnover avvenga infragruppo... E a riprova del fenomeno ecco che nel frattempo il Centro Stile Fiat Officina 83 di Mirafiori, ha incorporato i designers di tutti i marchi del gruppo (esclusa la Ferrari), diretti da Lorenzo Ramaciotti, mentre Roberto Giolito presiede il team "Cross-design" che ha il compito di ottimizzare e mettere a fattor comune la maggior parte possibile di componentistica "sommersa".

SERGIO MARCHIONNE
Una carrellata sui personaggi prima solo Alfa, poi Alfa-IRI ed oggi Gruppo Fiat non sarebbe completa se non si menzionasse Sergio Marchionne - uomo-sfida della FIAT- il quale, ha paragonato nel gennaio di quest'anno l'attuale Alfa Romeo ad "bambino malato", aggiungendo che "il caso Alfa è molto complesso da gestire; è una realtà dall'indubbio potenziale, che non è mai riuscita a conquistare dei risultati concreti anche per nostri demeriti. Diventa così il nostro bambino da curare. Mi sto impegnando per metterlo sulla via della guarigione, ma dipende anche dal bambino stesso". Il manager italo-canadese ha avuto grandi meriti che rivanghiamo in questa sede, tanto sono noti. L'augurio è che a tali meriti si aggiunga in un futuro non lontano anche quello del rilancio a 360 gradi dell'Alfa pur nel rispetto delle esigenze di Gruppo.

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  • Ugo Gobbato
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  • Wifredo Ricart
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  • Giuseppe Busso	   - anteprima 3
  • Rudolf Hruska	   - anteprima 4
  • A destra, Giampaolo Garcea	   - anteprima 5
  • A sinistra, Livio Nicolis   - anteprima 6
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  • Orazio Satta Puliga - anteprima 1
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  • Vittorio Jano	   - anteprima 4
  • A destra, Gioacchino Colombo  	   - anteprima 5
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Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , VIP , anniversari


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