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Retrospettive

pubblicato il 8 agosto 2010

Gli uomini dell'Alfa Romeo, parte prima

I progettisti del marchio del Biscione dal 1906 al 1933

Gli uomini dell'Alfa Romeo, parte prima
Galleria fotografica - Tutti gli uomini di Alfa Romeo, dal 1906 al 1933Galleria fotografica - Tutti gli uomini di Alfa Romeo, dal 1906 al 1933
  • Orazio Satta Puliga - anteprima 1
  • Nicola Romeo - anteprima 2
  • Giuseppe Merosi    - anteprima 3
  • Vittorio Jano	   - anteprima 4
  • A destra, Gioacchino Colombo  	   - anteprima 5

Il centenario dell'Alfa Romeo si è celebrato attraverso manifestazioni, servizi e trasmissioni TV: si è spiegato il fenomeno Alfa andando alle radici del marchio, si è parlato di successi sportivi e di eccellenza tecnica, di uomini d'azienda, di vicende industriali, politiche e sportive e, forse un po' meno, di progettisti. Questi personaggi fecero grande l'Alfa prima come realtà privata poi come partecipata IRI facendo ereditare, sia pure in un momento aziendale difficile, tale bagaglio di prestigio e tradizione al Gruppo Fiat; ci sembra giusto quindi ripercorrere la storia dell'Alfa attraverso queste figure senza il cui determinante apporto l'Alfa non sarebbe divenuta parte essenziale della storia dell'auto né avrebbe acquisito l'appeal che tutt'ora ha.
 
Per i seguaci del marchio l'Alfa è sempre stata l'auto di famiglia che vince le corse. Le "prestazioni" hanno infatti  sempre costituito un formidabile strumento di vendita che l'odierno marketing di Gruppo, pur non rinnegando, tende a ricollocare nell'ambito di pacchetti più ampi.  Circola di questo periodo una voce, ripresa da autorevoli media, che parla di richiami ad alcuni venditori dell'Alfa che della nuova Giulietta esaltavano più le doti dinamiche e prestazionali che non gli aspetti legati al controllo, alla sicurezza e all'abitabilità, caratteristiche degne della massima considerazione, ma a nostro avviso non prevalenti nella percezione della maggioranza di coloro che si accostano al "prodotto Alfa" la cui fama è dovuta ad uomini che facendo l'Alfa, hanno costruito una parte essenziale della storia dell'auto.

ORAZIO SATTA PULIGA
Molti anni fa "qualcuno" disse che "l'Alfa Romeo non è una semplice fabbrica di automobili: è una specie di malattia, è un modo di vivere, un modo tutto particolare di concepire un veicolo a motore. Qualcosa che resiste alle definizioni. i suoi elementi sono come quei tratti irrazionali dello spirito umano che non possono essere spiegati con una terminologia logica. Si tratta di sensazioni, di passione, tutte cose che hanno a che fare più col cuore che con il cervello... sono concetti che nascono dall'attività delle corse, nelle quali l'eccellenza è indispensabile". L'autore di queste parole non era un poeta della meccanica né un giornalista permeato di lirismo; era il vice direttore generale della Casa ing. Orazio Satta Puliga che in tal modo dimostrò di aver assimilato quel DNA Alfa che gli permise di generare, prima come progettista e poi come coordinatore, alcune icone quali la 1900, la vecchia Giulietta, la Giulia, la 1750, l'Alfetta e relative derivate. Satta ovviamente non fu il solo personaggio di spicco nell'ambito del marchio milanese, ma andiamo con ordine: la storia dell'Alfa iniziò da una porticina verso Corso Sempione - il "portello" appena fuori le mura - che conduceva al capannone della francese Darraq trasferita a Milano da Napoli dove era stata costituita nel 1906; coincidenze o segno del destino, vicino al Portello erano insediate le carrozzerie Zagato, Sala e Bollani; si era così creata una sorta di distretto industriale ante litteram nel quale i clienti Alfa sceglievano il loro chassis per farselo carrozzare come e da chi desideravano; dava sapore al tutto la trattoria del Portello, luogo di incontro degli appassionati di auto meneghini.
 
NICOLA ROMEO
A causa della crisi finanziaria del 1907, la proprietà della Darraq passò ad alcuni investitori lombardi che nel 1910 inaugurarono l'"Anonima lombarda fabbrica automobili" (Alfa) nel cui capitale entrò cinque anni più tardi l'ingegnere Nicola Romeo, detto "la sirena" per la sua grande capacità di persuasione; questo vulcanico napoletano contribuì in manira determinante alla crescita ed all'affermazione dell'Alfa Romeo, ma ne fu estromesso, nel 1928, a seguito della crisi aziendale causata dal fallimento della banca finanziatrice dell'azienda.
 
GIUSEPPE MEROSI
Già impiegato alla Darraq il piacentino Giuseppe Merosi - classe 1872 - divenne nel 1910 capo progettista dell'Alfa; al suo genio si debbono numerose vetture stradali e da corsa fra le quali la P1 del 1923, sfortunata biposto da competizione al cui volante perse la vita il collaudatore Sivocci. L'incidente bloccò lo sviluppo di quella promettentissima vettura, ma Merosi viene comunque ricordato in particolare per i motori, dal 24 HP del 1910 che potenziò sino a 36 CV al 40-60 HP, antesignano dei bialbero in testa a 90° Alfa ed ancora il 6 cilindri "RL TF" unità in grado di essere utilizzata tanto su vetture turismo che da corsa.  E' di allora la famosa frase di Henry Ford: "Quando passa un'Alfa mi tolgo tanto di cappello".

GIORGIO RIMINI
Altro personaggio di spicco era il palermitano Giorgio Rimini, prima segretario e factotum di Nicola Romeo, poi suo collegamento con l'ufficio progetti e con i piloti ed infine responsabile commerciale. In tale ruolo ebbe spesso a che fare con Enzo Ferrari che, entrato nella squadra dell'Alfa nell'ottobre del 1919, vi resterà per circa venti anni come pilota, venditore e responsabile della Scuderia; il Ferrari pilota gestì contemporaneamente una rappresentanza dell'Alfa a Modena e fondò la "Scuderia Ferrari". E' di quel periodo il dono del "Cavallino rampante" a Ferrari da parte dei genitori dell'asso dell'aviazione Francesco Baracca. La scuderia divenne in breve il reparto corse dell'Alfa e tale restò sino al 1938, anno nel quale la Casa decidesse di gestire direttamente l'attività agonistica. Ferrari rientrò a Milano, ma dopo un anno lasciò definitivamente l'Azienda. Ma vent'anni d'amore non si cancellano con facilità e così il Drake, ricordando la prima vittoria di una sua macchina contro un'Alfa, dicharò: "Quel giorno pensai: ho ucciso mia madre".

VITTORIO JANO
Proprio grazie a Ferrari che lo strappò nel 1923 alla Fiat, approdò all'Alfa il torinese Vittorio Jano; questi progettò vetture come la celeberrima P2, auto che per ben 7 anni avrebbe mietuto successi ovunque, la 1750 che si aggiudicò due edizioni della Mille Miglia (1929 e '30) e la P3 del 1932 ambita da tutti i grandi piloti del momento. Il progettista torinese portò una ventata di rinnovamento concretizzatasi nella realizzazione di alcuni tra i più efficaci motori dell'Alfa e nell'introduzione di un rivoluzionario modo di costruire auto. Jano, che già in Fiat si era occupato di auto da competizione, progettò la P2 apportando una serie di miglioramenti che già aveva in mente per la 805 Fiat, in particolare l'abbassamento del baricentro. La vettura vinse già al suo debutto al Grand Prix di Lione nel 1924 e fece subito scuola. Altra pietra miliare fu la P3 che nel biennio 1932-33 spopolò ovunque, seguita nel 1934 dalla 8C 2900 A. I suoi 220 CV, al servizio di un corpo vettura dalle dimensioni contenute e pesante solamente 850 kg a secco, le fecero monopolizzare il podio della Mille Miglia del '36. Nel '37 Jano lasciò l'Alfa per la Lancia, del cui reparto esperienze assunse la direzione.

GIOACCHINO COLOMBO
A raccogliere il testimone da Jano fu Gioacchino Colombo. Nel 1924 questi aveva affiancato Jano nella progettazione dell'Alfa Romeo P2 e, appena 25enne, divenne capo disegnatore sia delle auto da turismo sia di quelle da corsa. Nel 1937, mentre Jano lasciava l'Alfa, Colombo venne inviato a Modena alla scuderia Ferrari, all'epoca ancora squadra corse dell'Alfa, dove progettò il propulsore dell'Alfa Romeo 158 nonché la Tipo 308, la Tipo 312 e la 316. Fu in questo periodo che si consolidò il rapporto con Enzo Ferrari, per il quale Colombo avrebbe lavorato dopo la seconda guerra mondiale. Conclusa la parentesi ferrarista, Colombo tornò all'Alfa nel 1950 con l'incarico di supervisore della progettazione dei motori da competizione. Durante il suo incarico l'Alfa vinse, con le Alfetta 158 e 159 pilotate da Farina e Fangio, i primi due Campionati mondiali di Formula uno (1950-'51). Nel 1953 Colombo lasciò definitivamente l'Alfa per la Maserati, non prima però di aver progettato la 1900 Disco Volante.

UGO GOBBATO
Come abbiamo già avuto modo di notare, l'attività dei progettisti si intrecciava, e non avrebbe potuto essere altrimenti, con quella dei managers fra i quali spiccava l'ing. Ugo Gobbato, personaggio interessante e carismatico che ci accoglierà nell'approfondimento del prossimo fine settimana.

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Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , VIP , anniversari


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