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Curiosità

pubblicato il 17 agosto 2010

L'uomo autostradale

Due passi estivi in situazioni assurde

L'uomo autostradale

Siamo ormai nel pieno del periodo vacanziero. Sono milioni le automobili che, orientate come polvere di ferro al cospetto di una calamita, si muovono (dis)ordinate dalle città verso "amene" (e a volte si fa per dire), località di villeggiatura. Tanto vale fare un ripassino sulla situazione, giusto così, semplicemente, per gradire... Attraversando in questi giorni lo Stivale da Nord a Sud, sulle arterie che sono la spina dorsale della viabilità italiana, si resta, come dire, mirabilmente colpiti dalla varietà di atteggiamenti e stili di guida: un catalogo di dinamiche comportamentali illustratissimo e gustoso da sfogliare.

SULLA CORSIA CENTRALE A 60 KM/H
La prima immagine che viene in mente, forse perchè la più ambigua ed infida, è quella del tizio imperterrito sulla corsia centrale a 60 km/h. Forse il peggior modello che si possa incontrare su strada di questi tempi. Quest'atteggiamento è figlio di una vecchia contraddizione normativa, quando agli albori delle strade a tre corsie per senso di marcia, qualcuno concepì quel malefico segnale stradale che ghettizzava l'uso delle corsie, indicando come sfruttarle secondo una strana logica classista: "VEICOLI LENTI", "MARCIA NORMALE", "SOLO SORPASSO" (ovvero: "autotrasportatori proletari che non hanno le ferie", "piccolo-borghesi e impiegatucci mediocri", "alta borghesia capitalista a bordo di fuoriserie, sprezzante del pericolo"). Ovvio che chi viaggia a 60 orari con la sua bella automobilina in tangenziale, o peggio, in autostrada, perchè non ha fretta, memore di questa indicazione - che gli è rimasta stampata in mente meglio dei Dieci Comandamenti - inderogabile neanche di fronte alla miriade di messaggi luminosi del tipo "UTILIZZARE LA CORSIA LIBERA A DESTRA", si senta in diritto (oggi più che mai "usurpato") di essere quantomeno "normale", secondo la nomenclatura predetta e quindi di stare al centro: "quella a destra è per i veicoli lenti, mica ho una ruspa, ho una turbodiesel, io!". ...e dietro tutti quanti!

CHI HA "PAURA" DEL TUTOR?
E' anche vero, ammettiamolo, che la gestione della viabilità si fa sempre più complessa: le segnalazioni sono aumentate fino al punto da confondere. I citati pannelli luminosi, ad esempio, sono diventati quasi una barzelletta; nati per essere d'ausilio all'automobilista, si sono trasformati - per fortuna non sempre - in bancarelle: "BUON VIAGGIO CON VIACARD", "TELEPASS FAMILY..." ecc... ecc... (e dire che i cartelloni pubblicitari sono vietati in autostrada). Per non parlare di quando vogliono essere un monito per gli automobilisti: "CAUSE INCIDENTI STRADALI: IL 50% VELOCITA', IL 40% STANCHEZZA, IL 30% DISTRAZIONE": e siamo ad un surreale 120%! (qualcuno se lo ricorderà). Insomma, nessuno li prendeva più in considerazione, fino all'avvento del nuovo "terrore" dell'italico conducente: il Tutor! Per carità, forse il sistema che più di ogni altro ha contribuito a regolarizzare il traffico sulle nostre autostrade, però, dobbiamo riconoscerlo, c'è gente che ne è terrorizzata e piomba in pesanti attacchi di panico ad ogni pannello a messaggio variabile. Come si fa a spiegare che questo dispositivo rileva la velocità media tra due punti e che è inutile fare un tratto a 180 orari per poi inchiodare passando a 130 "svizzeri" sotto il varco? Eppure si vede, mirabilmente, anche questo... (e chi scrive ignora deliberatamente "le volpi" che, con grande astuzia, passano sotto il varco a cavallo della corsia d'emergenza...).

UNA BARRIERA DOPO L'ALTRA
Insomma, con pochi - esemplari - casi abbiamo capito come è facile, con la complessità normativa (...e comunicativa...), trasformare l'autostrada in una jungla. O in una sorta di minaccia all'ordine pubblico, come accade di questi tempi ad ogni barriera autostradale.
Va bene, è dagli anni '80 che le barriere e i caselli autostradali sono in continua evoluzione ed ormai ci sono almeno due generazioni di automobilisti abituati a questa "varietà". Ma è anche vero che il mondo è bello proprio perchè "è vario" e spesso c'è chi si aspetta da una barriera autostradale nient'altro che un casello (possibilimente con un semaforo verde in alto e senza coda) e un casellante cortese a cui consegnare biglietto e denaro. Semplicemente.
Ma non è così, non più ormai... sembra di essere a Giza! Le barriere sono diventate una mostra a cielo aperto di geroglifici. Da lontano si scorgono: la manina con i soldi, i soldi senza manina, i soldi con la dicitura "solo monete", la tessera senza soldi e la tessera con i soldi, i simboli dei circuiti bancari, e il cartello con la scritta "Telepass" (l'unico decifrabile immediatamente); le corsie sono bianche, azzurre, gialle con le frecce gialle e gialle con le frecce gialle e azzurre; i semaforini rossi e verdi in ordine sparso. Un incubo! Quando ci si approssima ad una barriera, l'automobilista s'affanna. Il battito del cuore aumenta, la sudorazione si fa fredda: deve capire come vuole (o può...) pagare, quale corsia è libera e aperta, poi deve cambiare marcia, rallentare, trovare il biglietto e il portafogli, evitare camionisti indemoniati, camperisti olandesi accampatisi per l'occasione e tutti gli altri sventurati che tagliano il piazzale in trasversale, litigare con la moglie e mettere a tacere il bimbo che continua a dire:- "siamo arrivati!?!?!?!?". Alla fine, ci si ritrova tutti in coda, bloccati ed imprecanti, nella corsia "Telepass", che poi era l'unica da evitare, da non imboccare assolutamente perchè "quando si usa l'autostrada una volta l'anno il Telepass non serve". In questi casi, la frase di rito dell'automobilista autostradale tipo è, testualmente e a mezza bocca:- "Mo' mi faccio il Telepass...".
Sa che non gli servirà mai, se non ad evitare l'imbarazzo...

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Curiosità , viaggiare , autostrade


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