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pubblicato il 9 agosto 2010

Quello strano odore...

...lo studio degli “aromi” automobilistici

Quello strano odore...
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"New Car"... questa è la fragranza di un noto profumatore per auto, immessa sul mercato un po' di tempo fa. E ciò la dice lunga su quanto importante sia il "profumo" tipico degli abitacoli delle auto nuove. In effetti, quasi incredibile a dirsi, ma le case automobilistiche mettono a punto veri e propri studi sull'odore delle loro auto, studi omologhi a quelli dei feedback sensoriali dati dal colore e dal trattamento superficiale dei materiali, realizzati da autentiche task-force di chimici esperti in materia. In effetti studiare gli "olezzi" che si propagano nell'abitacolo di un'auto nuova ha positive ripercussioni commerciali: un'automobile che "puzza" è, agli occhi dell'utenza, niente di più che un'auto fatta male. E, vista la complessità degli abitacoli, vista la varietà dei materiali utilizzati all'interno, la trasformazione di un odore gradevole in insopportabile miasmo è sempre dietro l'angolo. Le tecniche di analisi degli odori sono iniziate circa 25 anni fa ed i primi a farne tesoro sono stati i tedeschi che, nel 1992, hanno messo a punto un protocollo di tecniche e scale standard per l'analisi degli odori. In questo tipo di attività, tendenzialmente si usano ritrovati tecnologici accoppiati alla più semplice sensibilità umana.

TRE LIVELLI DI ANALISI
Ed ecco che a sofisticati spettrometri di massa, apparecchi capaci di analizzare i gas e definirne la composizione chimica - questo per scongiurare anche la presenza di sostanze volatili tossiche, oltre che sgradevoli - si affiancano i "nasi" di equipe di tecnici specializzati, che singolarmente e in totale isolamento, annusano i componenti sotto esame e stilano specifiche relazioni tecniche al riguardo. In genere le analisi si sviluppano su tre livelli: il primo riguarda i singoli componenti (pulsanti, brandelli di stoffa o di poliuretano...) che vengono conservati in appositi contenitori e quindi riscaldati a circa 80°C per favorire l'evaporazione delle sostanze volatili. Se il primo step è superato positivamente, si passa al secondo livello, ovvero interi complessi già assemblati (sedili, plance, pannelli porta), anche questi conservati in apposite casse termoregolate. Si procede analogamente e, quindi, si giunge al terzo livello: gli interi abitacoli vengono riscaldati con particolari termosifoni e poi attentamente analizzati. L'analisi su più livelli si rende necessaria, perchè spesso una sostanza, che presa singolarmente ha un odore neutro (o piacevole), può facilmente trasformarsi in caso di interazione con altre sostanze. In passato, ad esempio, le Opel Corsa B hanno sofferto di inconvenienti di questo tipo: un insopportabile odore di ortaggi bolliti si diffondeva nell'abitacolo, generato dall'interazione di sostanze utilizzate per trattare la pelle sintetica dei sedili e alcuni solventi presenti nel poliuretano espanso dell'imbottitura. Ma non solo. Ancora oggi le auto di provenienza cinese sono carenti sotto questo punto di vista, così come lo sono state in passato le Lada, le vecchie Skoda e le prime auto coreane esportate in Europa.

LA NEUTRALIZZAZIONE DEGLI ODORI
Gli studi sugli odori possono vertire, tendenzialmente, su due direttrici principali: la neutralizzazione degli odori stessi, quando non ritenuti necessari per identificare il modello, o la creazione di combinazioni aromatiche tali da dare rimembranze più o meno aderenti l'immagine di marca. Così è successo che negli anni in Lancia - come in Audi - si sia lavorato molto per rendere gli abitacoli quanto più "neutri" possibile, olfattivamente parlando, mentre in altri casi, come Alfa Romeo, BMW e Jaguar, si è cercato di regalare una certa composizione aromatica caratteristica. Quella sorta di fantomatico "odore di Alfa" che qualcuno giura di sentire quando mette piede su un'auto del biscione...

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Curiosità , lifestyle


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