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Attualità

pubblicato il 23 giugno 2010

Pomigliano ha detto sì al piano Fiat

Il 63,4% degli operai vorrebbe produrre la nuova Panda. Ma sarà così?

Pomigliano ha detto sì al piano Fiat

A Pomigliano d'Arco ha vinto il sì, con il 63,4%. Su 4.642 schede scrutinate ieri sera, dopo che il voto per il referendum si era chiuso alle ore 20, 2.888 votanti hanno accettato il piano di rilancio Fiat dello stabilimento campano, mentre 1.673 lo hanno rifiutato, confermando il no della Fiom, l'unica delle cinque sigle sindacali che nei giorni scorsi non ha firmato il documento. Non sono mancate le schede nulle (59) e quelle bianche (22), a conferma che non si è trattato di un voto facile, mentre dal Polo di Nola, altra sede delle votazioni, sono arrivati 192 no secchi, su un totale di 273 voti. Solo 77 hanno espresso parere favorevole alle condizioni imposte da Torino per produrre in Campania la nuova Fiat Panda.

IL MEZZOGIORNO VUOLE PRODURRE AUTO
Molto soddisfatto il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si è sempre detto ottimista sull'esito del voto. Adesso che la Fiat ha constatato l'interesse e il favore degli operai, può sbloccare l'investimento da 700 milioni di euro, dice il ministro che interpreta la vittoria del sì come "la volontà del Mezzogiorno di attrarre investimenti per consolidarsi come piattaforma produttiva per l'intero bacino del Mediterraneo. Cambiano con questo voto le relazioni industriali nelle quali si isola la logica del conflitto e prevale quella della collaborazione tra le parti nel nome del comune destino dell'impresa e del lavoro - ha detto Sacconi -. Il baricentro dei nuovi rapporti sindacali diventano l'azienda e il territorio".

LA FIAT SI TIRERA' INDIETRO?
L'ipotesi che proprio ora la Fiat, che avrebbe accolto con freddezza "quel" 63,4% (auspicando un 80% per porsi al riparo da future contestazioni), possa cambiare idea il ministro la scarta e intanto il segretario della Uilm Campania, Giovanni Sgambati, ci tiene a sottolineare come ieri l'affluenza alle urne sia stata elevatissima, pari a circa il 95%. Merito del fatto che i lavoratori di Pomigliano hanno ben compreso e condiviso le ragioni dell'accordo, secondo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "La partecipazione al voto era prevedibile, come la prevalenza dei sì", ha detto la vice segretaria della Cgil, Susanna Camusso, per cui "i lavoratori di Pomigliano si sono ritrovati improvvisamente arbitri di una contesa che preme su di loro e sulle loro aspettative personali perché in quel territorio, caratterizzato da un'alta disoccupazione, uno stabilimento come quello della Fiat svolge un ruolo essenziale e non sostituibile".

A COSA HANNO DETTO SI' GLI OPERAI
Le clausole imposte da Fiat prevedono che, per produrre la nuova Panda a Pomigliano d'Arco (NA), la fabbrica dovrà restare aperta 24 ore al giorno per 6 giorni la settimana. I turni sarebbero 18 e l'orario individuale pari a 40 ore. Riguardo allo straordinario, l'accordo prevede che la Fiat potrà ricorrere a 120 ore annue (80 in più delle 40 previste in precedenza) e per le pause i lavoratori potranno usufruire di tre momenti da dieci minuti ciascuno (la pausa mensa è spostata a fine turno). Ridotti i confini di scioperi, assenteismo e malattia: lo sciopero che viola i punti dell'accordo è sanzionabile economicamente; in caso di picchi di assenze anomale la Fiat si è riservata di non retribuire i primi tre giorni (i casi critici potranno essere esaminati da una commissione paritetica). Inoltre, il documento, già firmato da Uilm, Fim, Fismic e Ugl, ma non da Fiom-Cgil, che lo ha respinto perché sarebbe "un attacco alla Costituzione, allo Statuto dei lavoratori e al Contratto nazionale", introduce una clausola di responsabilità per il rispetto dell'accordo.

LA CLAUSOLA RESPINTA DALLA FIOM
Dietro al ripetuto no della Fiom all'accordo c'è la clausola "15. CLAUSOLE INTEGRATIVE DEL CONTRATTO INDIVIDUALE DI LAVORO", in cui c'è scritto testualmente: "Le Parti convengono che le clausole del presente accordo integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell'efficacia nei suoi confronti delle altre clausole". Il testo, secondo la Fiom, introduce il principio di "libera licenziabilità" del lavoratore considerato inadempiente da parte dell'azienda, principio che, come aveva già riportato OmniAuto.it, per il sindacato viola lo Statuto dei lavoratori e la stessa Costituzione della Repubblica.

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro


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