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pubblicato il 22 giugno 2010

"Mi togliete la patente? Mi tolgo la vita"

L'Asaps denuncia i suicidi che seguono gli incidenti stradali

"Mi togliete la patente? Mi tolgo la vita"

Dietro ad un suicidio ci possono essere molte cause, tra queste persino il rimorso di aver provocato vittime o feriti in un incidente stradale o addirittura la sensazione di imbarazzo per aver subito il ritiro della patente. A far luce su questa doppia tragedia è uno studio dell'Asaps, affrontato da un gruppo di esperti e pubblicato sull'ultimo numero della rivista il Centauro, in uscita a giugno. I casi esaminati dagli esperti, che hanno redatto l'inchiesta, sono 22 e sono tutti avvenuti dal 1997 ad oggi. Dietro alla metà esatta di questi episodi c'è stato il ritiro della patente per ragioni legate all'ebbrezza alcolica, con tre eventi (il 27,3%) in cui è stato accertato anche l'abuso o il possesso di sostanze stupefacenti.

"MI TOLGONO LA PATENTE, MI TOLGO LA VITA"
Da notare c'è infatti che nessuno dei suicidi o degli aspiranti tali si era visto ritirare la licenza di guida per ragioni legate alla velocità o ad altre manovre vietate. Da qui la conclusione degli esperti: esiste il rischio di "commissione di atti di autolesionismo" per i ritiri di patente legati ad alcol e droghe che per la velocità non esiste e che è legato in particolare alla disapprovazione da parte della famiglia o dei datori di lavoro, oltre che degli amici, per il comportamento "scorretto" di chi si è ubriacato al volante o drogato. Ed è impressionante che, pur avendo attivato una ricerca storica dal 1997, dei 22 episodi rilevati nell'Osservatorio, 16 sono stati conteggiati dal 2007 in poi. "Lo scopo della ricerca - come ha spiegato Giordano Biserni, presidente dell'Asaps - è stato quello di capire perché il ritiro della patente per ragioni legate all'ebbrezza sia una costante in questi eventi suicidari, e per fare questo abbiamo prima analizzato il fenomeno alla nostra maniera, e poi abbiamo scomodato esperti del calibro di Giovanni Serpelloni, Capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio, e di M. Gomma, M. Faccio e C. Rimondo, in servizio presso il Dipartimento delle Dipendenze della ASL di Verona, oltre che di Francesco Albanese, psicologo ed operatore della Polizia Stradale e del nostro Lorenzo Borselli, che ha redatto la parte giornalistica".

ASAPS: SONO NECESSARI STRUMENTI DI PREVENZIONE
Di fronte a certi dati è evidente che, se alcuni eventi possono originare un disagio tale da condurre all'autolesionismo o al suicidio, è necessario individuare strumenti di prevenzione. L'Asaps ha quindi puntato l'indice sulla formazione degli operatori di polizia, che potrebbero così riconoscere una persona particolarmente vulnerabile e segnalarla agli operatori sanitari. "Il counseling - ha detto Biserni - è un programma ben articolato e sperimentato dalla Polizia Stradale che, secondo gli esperti che hanno contribuito al nostro lavoro, potrebbe prevenire in maniera determinante queste morti inutili. Morti che si sommano a quelle della strada e che per noi, d'ora in poi, ne faranno parte". L'attività di counseling su strada è volta a fornire informazioni e ad orientare il soggetto sottoposto ai controlli all'interno del percorso previsto per gli accertamenti. In pratica sarebbe utile almeno una infarinatura alle forze di polizia sui segni premonitori di questo disagio.

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Tag: Attualità , incidenti , patente a punti , sicurezza stradale


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