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pubblicato il 22 giugno 2010

La Nuova Fiat Panda si farà in Italia?

In queste ore a Pomigliano si vota il referendum decisivo per l'investimento Fiat

La Nuova Fiat Panda si farà in Italia?

E' nella Sala Paghe dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, che oggi si gioca una partita fondamentale per il rilancio della produzione di auto in Italia. E' qui che gli operai della fabbrica stanno votando con un sì o con un no il documento che la Fiat ha presentato nei giorni scorsi ai sindacati e che è stato già firmato da Uilm, Fim, Fismic e Ugl, ma non da Fiom-Cgil, che lo ha respinto perché sarebbe "un attacco alla Costituzione, allo Statuto dei lavoratori e al Contratto nazionale".

PIANO A, B O C?
Dall'esito del voto del referendum (urne aperte dalle 10 alle 20) dipende la produzione in Campania della nuova Fiat Panda, per cui il Lingotto ha predisposto un investimento pari a 700 milioni di euro. Una cifra completamente a carico dell'azienda che però è vincolata a due condizioni: un ampio consenso al documento votato oggi con il referendum e la blindatura del testo, per evitare future ritorsioni. Senza queste due premesse, Torino ha già pronto un Piano B, per cui la nuova Fiat Panda continuerà ad essere assemblata all'estero (probabilmente in Polonia, dove i sindacati hanno già accettato le condizioni del produttore di auto) e con essa migrerà l'ingente somma. Se così sarà, il futuro di Pomigliano d'Arco - stabilimento già in crisi con anni di cassa integrazione alle spalle - sarà in bilico e si concretizzerà l'ipotesi della sua chiusura o della messa in vendita, come è già accaduto in Sicilia con quello di Termini Imerese. Il Piano B però non sarebbe l'unica alternativa al vaglio dell'azienda. Ieri infatti sui giornali si è letto di un possibile Piano C, a cui la Fiat starebbe lavorando per evitare la chiusura dello stabilimento di Pomigliano. In base a quest'altra opzione, verrebbe costituita una nuova società e i lavoratori sarebbero riassunti con un nuovo contratto aziendale. Un'ipotesi, non confermata dalla Fiat, che è stata subito attaccata dalla Fiom, secondo cui questo dimostrerebbe che "la stessa Fiat è consapevole delle gravi forzature che, con l'imposizione di questo accordo a Pomigliano introdurrebbe nella Legislazione italiana del lavoro e che, nelle parti denunciate dalla Fiom, vi sono evidenti violazioni costituzionali e di legge".

NUOVA FIAT PANDA: UN'OCCASIONE DA NON PERDERE
Secondo gli industriali Napoli non può perdere l'occasione di produrre la nuova Fiat Panda. Emma Marcegaglia ha sottolineato più volte l'importanza strategica di questo investimento privato. "Pomigliano è un caso simbolico - ha detto la Presidente di Confindustria - perché siamo di fronte a un'azienda che intende riportare da un paese dell'est Europa una produzione in Italia e, in particolare, a Pomigliano, che è un posto complicato, non solo per la produttività, ma anche per la criminalità". L'opposizione dei sindatati all'accordo, secondo la Marcegaglia, bloccherebbe sia l'investimento di Fiat sia quello di altre aziende, sopattutto estere, che verrebbero scoraggiate dal produrre nel nostro Paese e anche per il Ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, "l'unica vittoria è quella degli investimenti e dei posti di lavoro". Auspici per il sì al referendum di oggi sono arrivati anche dal vicesegretario del PD Enrico Letta e dal leader dell'UDC Pier Ferdinando Casini. Di opinione opposta sono il responsabile del dipartimento lavoro e welfare dell'Italia dei valori, Maurizio Zipponi (ex leader della Fiom-Cgil) e il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, convinto, quest'ultimo, che le condizioni di Fiat siano "un ricatto mafioso".

PERCHE' LA FIOM NON CI STA
Il sindacato ha respinto le condizioni di lavoro imposte da Fiat a Pomigliano d'Arco perchè le considera un triplice attacco: all'articolo 41 della Costituzione "nel nome della piena libertà d'impresa", allo Statuto dei lavoratori e al Contratto nazionale (Ccnl). La Fiom "non può firmare un testo con contenuti che mettono in discussione diritti individuali, deroghe al Ccnl e con profili di illegittimità in materia di malattia e diritto allo sciopero", si legge in una nota ufficiale, in cui si evince che il sindacato mette in dubbio l'obiettivo di rilancio di Pomigliano d'Arco dichiarato da Fiat. Accettare le condizioni imposte da Torino "renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è né quello della produzione né quello della flessibilità/compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del Ccnl e aprire la strada al superamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori".

LE CONDIZIONI DI FIAT
Lo schema presentato da Fiat ai circa 5.000 dipendenti di Pomigliano d'Arco prevede l'organizzazione su 18 turni a settimana per 40 ore; la settimana sarebbe di 6 giorni lavorativi con riposo a "scorrimento" o in alternativa si ricorrerebbe alla deroga con una settimana di 6 giorni lavorativi e la seconda di 4 giorni. Sullo straordinario obbligatorio, Fiat chiede un aumento di 80 ore annue procapite in aggiunta alle 40. Inoltre, "in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche" ci sarebbe la non copertura della quota retributiva a carico dell'azienda nel periodo di malattia.
L'obiettivo dell'azienda è aumentare la produzione di auto a Pomigliano, dove negli ultimi tre anni i giorni di lavoro sono stati pochissimi con largo ricorso alla cassa integrazione. Nel 2009 il crollo della produttività è stato da record: solo 35mila unità (contro le già scarse 78.500 del 2008). Se l'accordo andasse in porto, invece dei modelli Alfa Romeo 147, 159 e GT si produrrebbe la nuova Fiat Panda in 270mila unità annue a pieno regime. Secondo il piano di Fiat, che prevede per Pomigliano un investimento di 700 milioni di euro per i prossimi due anni, nel 2014 lo stabilimento arriverebbe ad un livello di utilizzazione di 126% "harbour" (capacità standard) e 90% attraverso il metodo tecnico (utilizzo massimo dell'impianto).

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro


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