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pubblicato il 16 giugno 2010

Fiat-Pomigliano: 700 milioni ancora in bilico

La Fiom conferma il suo no. Decisivo sarà il referendum operaio

Fiat-Pomigliano: 700 milioni ancora in bilico

I 700 milioni di euro che la Fiat vuole investire nella produzione della nuova Panda andranno in Polonia o resteranno in Italia? Il destino del più grande investimento privato dell'industria italiana è ancora in bilico, fortemente condizionato dalla volontà degli operai che lavorano a Napoli nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Ieri la riunione presso la sede romana di Confindustria tra i sindacati e i vertici dell'azienda si è conclusa con un altro "no" della Fiom, che neanche stavolta ha firmato il documento redatto da Torino, sebbene sia stato corretto rispetto a quello dell'8 giugno con l'introduzione del punto 16 sulla creazione di una commissione paritetica di conciliazione.

La versione "rivista" del documento è stata accettata da Fim-Uilm, Fiamic e Ugl, ma non ha soddisfatto il sindacato dei metalmeccanici, che ha indetto per martedì 22 giugno il referendum fra gli oltre 5mila operai dell'impianto Gianbattista Vico a Pomigliano d'Arco. Sull'esito del voto ci sono ancora molti dubbi. Il sindacato Fiom-Cgil appare compatto sul fronte del "no", ma alcuni familiari degli operai, come si è letto sui giornali nei giorni scorsi, vorrebbero che si mettessero da parte certe posizioni e si votasse "sì". "A noi non interessano certe questioni - aveva detto la moglie di un operaio a "Il Giornale" - i nostri mariti devono lavorare, devono portare uno stipendio a casa il 30 di ogni mese".

UN "NO INCREDIBILE" PER GLI INDUSTRIALI
Intanto la Fiat, trattandosi ormai di un'intesa separata con le parti sociali, si è riservata la possibilità di ripensare l'accordo e vuole assicurare una blindatura del testo per mettersi al riparo da possibili ricorsi legali. Molto duri i giudizi arrivati in queste ore sulla questione da parte degli industriali. Per il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia il no della Fiom su Pomigliano d'Arco "è incredibile", soprattutto quando si è "davanti ad un'azienda che va contro la storia, prendendo la produzione dalla Polonia e riportandola in Italia e che investe 700 milioni".

OTTIMISTA SACCONI, DETERMINATO BERSANI
Immediate anche le reazioni sul fronte politico, che sta seguendo la vicenda molto da vicino. Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco non ha "alternative all'accordo: l'alternativa è perdere posti di lavoro e mandare Fiat fuori dal territorio nazionale". Ottimista il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: "Speriamo che al di là delle legittime riserve, prevalga la valutazione d'assieme, cioè la convinzione che sia l'unica possibilità non solo di sopravvivenza del sito di Pomigliano, ma anche per il futuro della Fiat e dell'intero Mezzogiorno perchè l'accordo può rappresentare un segnale per chi investe che nel Mezzogiorno le parti sono capaci di creare le condizioni di competitività e qualità del lavoro. Gli risponde il segretario del PD Pier Luigi Bersani, che, in una intervista a "L'Unità" in cui commenta gli sviluppi della vicenda di Pomigliano, ha detto: "Non credo che nessuno, nemmeno la Fiat o Sacconi, possa pensare che un diritto costituzionale sia aggirabile da un accordo. Non abbocchiamo all'amo di chi ce la racconta così. Sacconi dice che vede un grande orizzonte fatto di deroghe ad ogni livello. Se lo sogna. La Costituzione non è derogabile".

"LA FIOM E' SOLA, PERCHE' LA SINISTRA E' MORTA"
La questione Fiat-Pomigliano ha anche interrotto il un lungo silenzio dell'ex segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, che, intervistato da "Il Riformista", ha detto: "La Fiom è sola? Sì, è vero. Ma accade perché tutta la sinistra, sia moderata sia radicale, è morta. Dov'è finita la sinistra dei post-it, quella di 'Repubblica' dei girotondi, quella che protesta contro il ddl intercettazioni? A Pomigliano non la vedo. Sono davvero emozionato - ha aggiunto - dalla rigorosa e coerente linea a difesa dei diritti dei lavoratori della Fiom e lo sono a maggior ragione di fronte al fatto che tutti i grandi giornali, tutti i grandi partiti, tanta parte di quell'intellettualità e di quei mondi che s'indignano, giustamente, contro le leggi bavaglio, oggi è complice della Fiat. Il carico d'ipocrisia dei media e della politica, di fronte a una vicenda che punta - attraverso la Fiat - a ridisegnare le relazioni industriali e la Costituzione materiale del Paese, è enorme. Fiat e altri governo in testa - ha concluso Bertinotti - vogliono completare l'opera iniziata davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980: fabbriche senza sindacati e lavoratori senza diritti".

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro


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