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pubblicato il 15 giugno 2010

Fiat-Pomigliano: perché la Fiom non ci sta

Per il sindacato il Lingotto attacca la Costituzione, lo Statuto dei lavoratori e il Ccnl

Fiat-Pomigliano: perché la Fiom non ci sta

La Fiom non ci sta. Il sindacato respinge le condizioni di lavoro imposte da Fiat a Pomigliano d'Arco (Napoli) e le considera un triplice attacco: all'articolo 41 della Costituzione "nel nome della piena libertà d'impresa", allo Statuto dei lavoratori e al Contratto nazionale (Ccnl).

Per questo la Fiom-Cgil, che ieri si è riunita per prendere una posizione ufficiale su Pomigliano d'Arco, ha votato all'unanimità la decisione di dire "no" al referendum proposto dagli altri sindacati che invece hanno accettato le condizioni di Fiat e che si terrà tra giovedì e venerdì a Pomigliano d'Arco. La Fiom ha quindi chiamato alla mobilitazione i metalmeccanici proclamando 4 ore di sciopero in più a Pomigliano d'Arco oltre alle 4 già indette per giovedì 25 giugno, mentre per oggi è fissato un altro incontro tra l'azienda e i sindacati presso la sede di Confindustria.

LE RAGIONI DELLA FIOM
La Fiom "non può firmare un testo con contenuti che mettono in discussione diritti individuali, deroghe al Ccnl e con profili di illegittimità in materia di malattia e diritto allo sciopero", si legge in una nota ufficiale, in cui si evince che il sindacato mette in dubbio l'obiettivo di rilancio di Pomigliano d'Arco dichiarato da Fiat. Accettare le condizioni imposte da Torino "renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è né quello della produzione né quello della flessibilità/compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del Ccnl e aprire la strada al superamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori".
Preoccupazione è stata espressa anche dai lavoratori di Mirafiori. Come ci ha detto Federico Bellono, numero uno della Fiom di Torino, si guarda con apprensione all'ultimatum imposto da Sergio Marchionne e al fatto che in questi ultimi giorni si legga sui giornali che in molti si stanno augurando che dall'accordo tra Fiat e i sindacati nasca un nuovo rapporto tra azienda e parti sociali. Un rapporto che non convince perché, come ci ha detto Bellono, "un conto sono i turni di lavoro e gli orari, un altro è limitare il diritto di sciopero o far schizzare in alto gli straordinari".
Il Comitato centrale della Fiom, a partire dal Piano industriale della Fiat presentato il 21 aprile 2010, considera piuttosto "necessario mettere in campo tutte le iniziative utili a realizzare la difesa, l'innovazione e lo sviluppo delle produzioni automobilistiche in Italia e dell'occupazione. Rivendichiamo la definizione, frutto di un confronto tra tutte le parti, di un piano di intervento pubblico sul terreno della mobilità sostenibile e dello sviluppo della tecnologia alternativa, compresa la mobilità elettrica, e di un reale coordinamento tra le varie istituzioni".

LE CONDIZIONI DI FIAT
Lo schema presentato da Fiat ai circa 5.000 dipendenti di Pomigliano d'Arco prevede l'organizzazione su 18 turni a settimana per 40 ore; la settimana sarebbe di 6 giorni lavorativi con riposo a "scorrimento" o in alternativa si ricorrerebbe alla deroga con una settimana di 6 giorni lavorativi e la seconda di 4 giorni. Sullo straordinario obbligatorio, Fiat chiede un aumento di 80 ore annue procapite in aggiunta alle 40. Inoltre, "in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche" ci sarebbe la non copertura della quota retributiva a carico dell'azienda nel periodo di malattia.
L'obiettivo dell'azienda è aumentare la produzione di auto a Pomigliano, dove negli ultimi tre anni i giorni di lavoro sono stati pochissimi con largo ricorso alla cassa integrazione. Nel 2009 il crollo della produttività è stato da record: solo 35mila unità (contro le già scarse 78.500 del 2008). Se l'accordo andasse in porto, invece dei modelli Alfa Romeo 147, 159 e GT si produrrebbe la nuova Fiat Panda in 270mila unità annue a pieno regime. Secondo il piano di Fiat, che prevede per Pomigliano un investimento di 700 milioni di euro per i prossimi due anni, nel 2014 lo stabilimento arriverebbe ad un livello di utilizzazione di 126% "harbour" (capacità standard) e 90% attraverso il metodo tecnico (utilizzo massimo dell'impianto).

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro


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