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pubblicato il 15 giugno 2010

Le Mans, la Woodstock dell'automobilismo

Vi raccontiamo l'altra faccia della 24 Ore

Le Mans, la Woodstock dell'automobilismo
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La 24 di Le Mans non ha bisogno di presentazioni. Anche perché non esiste corsa di endurance più celebre di questa gara che si disputa quasi ininterrottamente dal 1923. In certi paesi poi, la 24 ore gode di una copertura mediatica degna di una finale di mondiali di calcio: ci sono televisioni, radio che la seguono in diretta dalla prima all'ultima ora e naturalmente siti internet, blog e giornali. Ovunque si vedono immagini che immortalano le scintille delle auto in staccata, magari all'imbrunire, o il lavoro notturno dei meccanici; e poi ci sono i risultati parziali, la cronaca dei colpi di scena che si succedono ad ogni giro e le tante curiosità dai paddock. Quello che è più difficile fotografare e quindi vedere per chi non si trova fisicamente a Le Mans, è la partecipazione dei tifosi, un popolo di oltre 200.000 persone che per quattro giorni stringe il circuito francese in una morsa di passione incredibile. E' una 24 Ore fatta di gente, il cui entusiasmo prescinde da chi vince e chi perde ed in grado di regalare emozioni ancora più forti della corsa. Questa è l'altra Le Mans, una Woodstock dell'automobilismo; l'unico luogo al mondo in cui gli appassionati possono manifestare liberamente per 4 giorni il loro amore per il mondo dei motori.

TENDOPOLI DI PASSIONE
Andare a vedere la 24 Ore di Le Mans significa innanzitutto essere disposti a vivere dal giovedì (giorno delle qualifiche) alla Domenica nel circuito, giorno e notte. E questo non perché si rimane necessariamente svegli tutti il tempo, ma perché bisogna "alloggiare" accanto alla pista. Scordatevi alberghi, pensioni o B&B. Nei paesini limitrofi come Arnage ce ne sono pochissimi, non si trova mai posto e sono cari arrabbiati: un motel da una stella scarsa ti chiede 200 euro a notte. L'alternativa di allontanarsi pernottando a Le Mans città, che dista 10 km dal circuito, è un suicidio perché rimarrete imbottigliati nel traffico. E poi, scusate, non ci sarebbe gusto! Piuttosto bisogna approfittare della miriade "aire d'accueil" attrezzate in cui i tifosi possono parcheggiare le loro auto, montare tende e organizzare la propria vita in quei giorni in funzione... della 24 Ore. Il panorama attorno alla pista è allora composto da un'interminabile distesa di tende colorate che in alcuni casi prendono la forma di roulotte o ancora di camper. Ma anche gli spazi non ufficiali, purchè erbosi e adiacenti al circuito, risultano utili alla causa dell'accampamento. E vale il chi prima arriva meglio vede, la curva, la chicane o il rettifilo di turno. C'è spazio per tutti lungo gli oltre 13 chilometri che compongono la pista.

ASTON MARTIN, FANGO, FERRARI, SALSICCE, LOTUS...
Ma non sono tanto gli accampamenti ad incuriosire bensì le auto che vi sono parcheggiate accanto e... in mezzo. Fra le tende si scorgono un numero imbarazzante di supercar o rare sportive inglesi e americane. Ferrari, Lamborghi, Corvette, TVR, Lotus, Caterham. Per non parlare delle tedesche, dalle Audi R8 buttate sui prati, alle Porsche 911 in tutte le salse (ma soprattutto GT2, GT3 e Turbo) con le ruote nel fango. Innumerevoli sono gli esemplari di BMW M3, Audi RS4 e RS5 o le versioni sportive di auto più diffuse e accessibili, ma che in altri contesti è impensabile utilizzare per fare camping! Insomma a Le Mans i veri appassionati ci arrivano con la propria auto, guidandola anche per molti chilometri e scendendo a compromessi in fatto di parcheggio. Il divertimento è poter mostrare il proprio bolide ai vicini di tenda discutendo magari della caratteristiche tecniche fra un birra e una baguette alla salsiccia. Tanto, a corsa finita, se la carrozzeria è sporca si può lavare (a mano) nel super impianto di autolavaggio che, manco a dirlo, è aperto H24 a pochi metri da circuito.

LA CORSA SI SENTE
E poi c'è la corsa che chi sta a Le Mans vive in un modo del tutto particolare. Ancor prima di vederla la si sente ovunque ci si trovi nel raggio di 5 chilometri dal circuito. Ed è un rombo vibrante che seppur relativamente lontano ti entra dentro accompagnandoti per 24 ore. Impari a riconoscere tutte le auto, che sia un prototipo o una GT, di prima o seconda categoria. E allora ti sorprendi per quanto sono silenziosi i diesel Audi e Peugeot che passano emettendo un soffio, ti emozioni con il suono del V8 Ferrari e BMW; ti esalti con il boato prodotto dagli otto cilindri atmosferici delle Corvette. E ti preoccupi quando cala il silenzio, perché capisci che c'è stato stato un incidente ed è entrata la safetycar.

...E SI VEDE, SPOSTANDOSI
Vedere la corsa, invece, significa spostarsi di continuo. Anche a chi si è accampato in una posizione strategica con vista sulla pista, conviene muoversi dopo qualche ora. Ci sono diverse navette gratuite che consentono i trasferimenti nell'immensa area interna al circuito. E i tifosi si trasformano in pellegrini per visitare "les virages" più spettacolari come quelle di Mulsanne e Arnage. O trasferirsi nell'area village-paddock per mangiare o fare un po' di shopping. I più fortunati sono coloro che hanno anche l'accesso al rettilineo di "raccordement" dove imperdibili sono la partenza, ma soprattutto l'arrivo in parata e la cerimonia di premiazione che rappresenta un momento di giubilo per tutti. Indipendentemente da chi è salito sul gradino più alto del podio.

LUNA PARK LE MANS
Chi vuole "staccare" dalla corsa ha a disposizione una miriade di distrazioni decisamente più commerciali. Le Mans è infatti anche un grande parco di divertimenti che intrattiene i tifosi e arricchisce i gestori di bar, ristoranti e negozi di souvenir. Quest'anno un pasto nella Brasserie du Welcome costava 49 euro, mentre chi voleva togliersi lo sfizio di un menù al "Restaurant Panoramique" doveva sborsare la bellezza di 98 euro! Poi ci sono i bar, i pub, concerti live (gratuiti grazie agli sponsor) e le discoteche dove scorrono giorno e notte fiumi di birra. Tanto quando si sta a Le Mans non bisogna guidare. Come ogni Luna Park di questo nome c'è la ruota panoramica e altre giostre adrenaliniche che sfidano la gravità con vista mozzafiato sul circuito dove c'è chi le forze di accelerazione le prova sulla propria pelle. E coloro che vogliono emulare i piloti, possono prenotare un turno di pilotaggio nel kartodromo intitolato ad Alain Prost che è poi attaccato alla curva Porsche del circuito vero dove le auto sfrecciano a 220 km/h.

ALLA FINE SI DORME
Tante attrazioni per tutti i gusti, a tutte le ore. Ma una domanda sorge spontanea: durante la 24 Ore di Le Mans alla fine si sta svegli tutta la notte? La risposta è no. Tutti quanti a un certo punto crollano. Certo si dorme poco, perché le strade cominciano svuotarsi alle 3-4 di notte e si cerca di stare in piedi già entro le 8 del mattino perché è di notte che si verificano i colpi di scena in gara fra guasti tecnici, errori umani o altri imprevisti. Ecco perchè al risveglio il primo pensiero di tutti è quello di controllare la classifica. Dopo pochi istanti - è matematicamente certo - si proverà rimorso per aver ceduto alle braccia di Morfeo...

COSA NON SI VEDE A LE MANS
Abbiamo scritto quello che si vede a Le Mans. A questo punto dobbiamo dirvi pure cosa manca o si vede poco. Colpisce innanzitutto l'assenza dei tifosi italiani. Escludendo gli addetti ai lavori se ne contano poche decine a causa, probabilmente, sia delle complessità logistiche per raggiungere il circuito - in auto il nostro confine dista almeno 700 chilometri mentre con altri mezzi bisogna arrivare in aereo a Parigi, farsi due ore di TGV e ancora prendere una navetta o affittare una macchina- sia dell'assenza di grandi team italiani in grado di catalizzare l'attenzione dei media nostrani. Un nome a caso: la Ferrari. Le nazionalità predominanti sono quella francese e quella inglese, paesi storicamente più legati alla 24 Ore.
L'altra rarità a Le Mans è il pubblico femminile. I maschietti che immaginano una partecipazione simile a quella di altri circus blasonati come la Formula 1 sono avvertiti. Del resto seguire una 24 Ore è molto impegnativo fisicamente e l'ambiente animato da litri di alcol e goliardate non è propriamente adatto al gentil sesso. Ci è sorto allora un dubbio: non è che l'assenza di italiani e quella delle belle donne siano correlate?

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