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pubblicato il 10 giugno 2010

Senza la nuova Panda in Italia, sarà crollo

Il Gruppo Componenti ANFIA si appella ai sindacati per trovare l'accordo con Fiat

Senza la nuova Panda in Italia, sarà crollo

Lo stallo delle trattative tra Fiat e i sindacati sullo stabilimento di Pomigliano d'Arco compromette il radicamento dell'intera filiera automotive in Italia. "Pomigliano è solo la punta dell'iceberg e se scompare significa che la grande occasione di rilancio si è definitivamente dissolta". A crederlo è Mauro Ferrari, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), che si è "sentito in dovere" di lanciare "un appello alla responsabilità di tutte le parti coinvolte, istituzionali e sindacali, perché le condizioni per sviluppare il Piano Industriale Fiat vengano accettate".

Rifiutare il Piano Fiat (e quindi produrre la nuova Fiat Panda in Polonia) significa, secondo Ferrari, porre un veto allo sviluppo dell'intera filiera produttiva: "I grandi gruppi industriali a livello internazionale, in particolare quelli della componentistica, non avranno infatti ragioni per investire in Italia, anzi tenderanno a disinvestire". Il piano del Lingotto, che per l'Italia prevede un investimento pari a 20 miliardi di euro sui 30 totali, rappresenta un investimento paragonabile al valore di una Finanziaria di due anni, destinato a generare, secondo Ferrari, un incremento dell'occupazione di centinaia di migliaia di unità e una quota sostanziale del PIL atteso per i prossimi anni, in un Paese in cui il tasso di disoccupazione giovanile è al 30% e il PIL è calato di oltre 5 punti in un anno, generando centinaia di migliaia di disoccupati da riassorbire.

"Non è accettabile che di fatto si attribuisca un diritto di veto sul futuro dell'industria automotive in Italia a quella parte di sindacato, l'unica tra tutte le parti sociali coinvolte, che non ha firmato nemmeno il Contratto Nazionale e che si sta muovendo nella logica del NO di principio sempre e comunque", ha aggiunto, sottolineando che per il nostro Paese questo piano industriale rappresentano "l'ultima, imperdibile occasione di rilanciare il settore, e questo in un momento di difficoltà sia per il comparto che per l'economia italiana in generale, duramente colpita dalle conseguenze della crisi e senza risorse pubbliche da investire. Dire no significa anche mandare un messaggio di rifiuto di un pur modesto aumento della nostra capacità competitiva a livello internazionale. Competitività nella quale l'IMD (Institute for Management Development) ci classifica al 50esimo posto nel mondo, con tendenza al peggioramento contro, ad esempio, una Germania che è 13esimo, con tendenza al miglioramento della posizione. D'altra parte questo spiega anche perché l'Italia sia ultima in Europa nell'attrarre investimenti diretti esteri, dove una Francia vale 4 volte noi e la UK addirittura 5 volte!".

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Tag: Mercato , Fiat , produzione , lavoro


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