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pubblicato il 4 giugno 2010

Fiat ha incontrato la Fiom-Cgil

Il futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco è ancora in bilico

Fiat ha incontrato la Fiom-Cgil

Si è trattato di un "incontro interlocutorio". E' in questi termini che la Fiom-Cgil ci ha parlato del faccia a faccia che si è si è svolto oggi a Torino, presso l'Unione Industriale, con il Gruppo Fiat. In ballo c'è il futuro dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, dove - secondo i piani del Costruttore torinese - dovrebbe nascere nel 2011 la nuova Panda, un modello chiave nella strategia di prodotto che, oltre a far bene alle vendite della casa automobilistica, dovrebbe risollevare le sorti del sito produttivo più chiacchierato d'Italia, dopo quello di Termini Imerese, lo stabilimento siciliano che il Gruppo Fiat chiuderà il 31 dicembre 2011 a causa degli elevati costi logistici.

Tuttavia la nuova Panda rischia di abbandonare l'Italia e di essere trasferita all'estero, perché, come ha minacciato l'amministratore delegato Sergio Marchionne, i tempi si stanno prolungando troppo. L'accordo con i sindacati, che segue la presentazione del Piano Strategico Industriale 2010-2014, non si trova. Oggi la Fiom-Cgil ha ricevuto da Fiat lo stesso documento sul riassetto di stabilimento di Pomigliano d'Arco che nei giorni scorsi il produttore ha consegnato alle altre organizzazioni sindacali (Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic), incontrate separatamente e che si riuniranno al completo martedì 8 giugno per trovare con Fiat la soluzione definitiva.

LE RAGIONI DI FIAT
A dividere l'azienda e le parti sociali (a loro volta non del tutto schierate sullo stesso fronte) sono le richieste avanzate da Fiat, che per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco (in cui sono impiegati 5.000 addetti) ha stimato un investimento di 700 milioni di euro con l'obiettivo di aumentare la produzione dalle 35.000 unità annue attuali alle 270-280.000 del 2014. Al centro della querelle ci sono in particolare: il passaggio da 17 a 18 turni di lavoro settimanali, l'introduzione di 80 ore aggiuntive di straordinario obbligatorio al mese e un taglio all'assenteismo (che per Fiat è "patologico" e supera il 30% in occasione di scioperi o elezioni). Sulle pause, Fiat vorrebbe ridurre a 30 minuti gli attuali 40 concessi, offrendo in cambio del denaro.

LE RAGIONI DI FIOM-CGIL
La strada che Fiat vuole imboccare "è pericolosa", secondo il neosegretario Maurizio Landini, che prevede un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Per questo oggi la Fiom-Cgil ha "chiesto all'Azienda di riconsiderare aspetti delle sue proposte che non appaiono utili per rispondere a esigenze industriali, mentre assumono carattere punitivo verso i lavoratori", come ha detto al termine dell'incontro Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom-Cgil. "Nel corso dell'incontro, abbiamo ribadito i punti su cui la Fiom è disponibile a ricercare soluzioni che permettano la realizzazione degli investimenti annunciati dall'Azienda e la ripresa del lavoro a Pomigliano. Ciò, in particolare, per quanto concerne l'utilizzo degli impianti, i sistemi di orario e l'organizzazione del lavoro", ha aggiunto Masini, ricordando che la Fiom si presenterà, assieme alle altre organizzazioni sindacali all'incontro fissato per martedì 8 giugno a Torino "allo scopo di portare avanti un negoziato che si annuncia difficile e sul quale sarà comunque necessario coinvolgere i lavoratori, chiedendo il loro giudizio".

[ Nella Foto: un momento della manifestazione organizzata davanti al Lingotto il 21 aprile 2010, giorno della presentazione del Piano Strategico 2010-2014 ]

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Tag: Attualità , Fiat , produzione , lavoro , torino


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