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Retrospettive

pubblicato il 2 giugno 2010

L'auto e l'essenza delle idee

Breve storia dei modelli genialmente funzionali

L'auto e l'essenza delle idee
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La nascita delle automobili essenziali, funzionali e pratiche nell'utilizzo quotidiano è relativamente recente nell'ambito di una storia che ha oltre 120 anni di evoluzione. Se infatti negli ultimi anni dell'Ottocento le prime autovetture aperte parevano un passo indietro rispetto alle comodità delle carrozze a cavallo, occorre aspettare gli inizi del Novecento per vedere i primi abitacoli chiusi, denominati coupé con un francesismo che indica appunto la carrozza chiusa. Da qui all'arrivo delle automobili veramente pratiche da usare passano alcuni decenni, tutti costellati di modelli lussuosi, sportivi, addirittura opulenti, ma quasi sempre appannaggio esclusivo di una clientela che può permettersi autista e meccanico di fiducia.

SCOMODI GIGANTI
Le dimensioni di queste vetture, almeno fino ai primi Anni '20 del nuovo secolo, sono esagerate a livello imbarazzante, con un passo che può arrivare nei casi più eclatanti fino ai 4 metri e lunghezze superiori ai 6 metri che indicano uno sfruttamento delle misure a dir poco "aleatorio". Tutto su questi grandi incrociatori stradali è pensato per offrire il massimo impatto visivo, un'eleganza esteriore che mette in secondo piano ogni altra considerazione di tipo progettuale, ad esclusione del propulsore che deve sempre essere ultra-potente e dell'abitacolo che merita finiture da salotto nobiliare. Ogni aspetto relativo a funzionalità, misure antropometriche e ottimizzazione degli spazi sono ancora lontani dalla mentalità dei produttori d'auto, ancora impegnati a sperimentare e stupire il pubblico.

ARCHITETTURA MODERNA
Le prime proposte controcorrente arrivano proprio negli Anni '20, quando gli architetti più in vista cominciano ad applicare i principi costruttivi del "Movimento Moderno" all'industria automobilistica, rivoluzionata pochi anni prima dalla catena di montaggio di Henry Ford. Secondo questa innovativa visione del mezzo di trasporto, l'auto, come gli edifici, deve rispondere a rigorosi principi funzionali, utilitari e di bellezza legati allo scopo per cui sono stati costruiti, in questo caso il trasporto di persone e cose in un mondo che sta cambiando. Uno dei principali esponenti di questa corrente filosofico-costruttiva è l'architetto, pittore e designer franco-elvetico Le Corbusier, uno dei pochi ad applicare le proprie teorie alle quattro ruote. La sua Voiture Maximum del 1928 segue alla lettera il principio secondo cui "la forma segue la funzione" e con le sue proporzioni compatte da piccola monovolume, le superfici piane e le ruote comprese nella sagoma si impone come uno dei più moderni progetti dell'epoca.

CITROEN 2CV E "VOLKSWAGEN"
La Voiture Maximum rimane solo uno studio e non va oltre la fase del modello in legno, ricostruito fra l'altro anche dall'Italdesign di Giugiaro nel 1987 per celebrare i 100 anni di Le Corbusier, ma influenza numerosi progetti nati negli anni immediatamente successivi, dalla Citroen 2 CV di Flaminio Bertoni alla "Volkswagen" (letteralmente "auto del popolo") di Ferdinand Porsche. Entrambe queste vetture nascono da specifiche molto semplici e allo stesso tempo rigorose: devono essere economiche da costruire, costare poco, consumare poco e risultare comode per quattro persone. Scopo della tedesca, nota come Type 1 o Maggiolino (ma anche Käfer e Beetle) è quello di motorizzare la Germania di Hitler con un mezzo semplice e robusto, un po' come la francese, che ha in più le 4 porte e sospensioni speciali per le strade sterrate dell'epoca. Ambedue fanno registrare una vita produttiva eccezionalmente lunga, superiore ai trenta anni, indice di una formula progettuale particolarmente indovinata. Compatte e relativamente spaziose, le due vetture "essenziali" per antonomasia dettano nuove regole che vengono riprese da molti costruttori in giro per il mondo; bastino come esempio la Fiat 600 del 1955 e la Nuova 500 del 1957, versioni in scala ridotta della Volkswagen Maggiolino e dotate di altrettanta pratica genialità.

RENAULT 4 E ZELE 1000
Per ritrovare una vettura egualmente funzionale e un po' più moderna nello spirito occorre aspettare un'altra francese, quella Renault 4 che nel 1961 riprende l'idea della poliedrica quattro porte da utilizzare su strade più o meno battute. Sospensioni morbide e dalla geometria a ruote indipendenti consentono alla compatta parigina di affrontare quasi ogni percorso, spinta dal piccolo 4 cilindri abbinato al cambio a 4 marce con leva sulla plancia. Rispetto alle due antenate la R4 ha però uno spazio maggiore per il trasporto dei bagagli nel vano posteriore e una superficie vetrata più ampia che migliora la visibilità a bordo. Decisamente meno famosa, ma caratterizzata da soluzioni interessanti è anche la Zagato Zele 1000, vetturetta elettrica del 1975 che anticipa l'era delle EV, utilizza una semplice carrozzeria in materiale plastico ed occupa una superficie stradale minima. In pratica è una specie di smart in anticipo sui tempi, con investimenti giocoforza minori e un riscontro di vendite molto ridotto.

FIAT PANDA E RENAULT TWINGO
Sulla scorta delle esperienze maturate dai citati modelli, nell'estate del 1976 Giorgetto Giugiaro reinventa la city car di Fiat, modellando una vettura che passa alla storia come Fiat Panda. Carrozzeria dalle linee semplici e squadrate che non impone grandi investimenti negli stampi, vetri piatti dal costo produttivo contenuto, motore e trazione anteriore di collaudata origine "127" e "126". La Panda di Giugiaro passa alla storia come la spartana e indistruttibile vetturetta con sedili a sdraio rivestiti di tela; stesso trattamento per la plancia con portacenere mobile e per la panchetta posteriore, posizionabile a piacere fino a formare un piano orizzontale continuo. Basandosi su presupposti simili anche Patrick Le Quément si lancia nella realizzazione dell'utilitaria semplice e multiuso, quando nel 1992 debutta come designer Renault con la Twingo, piccola monovolume dallo spirito innovativo e polivalente. La Renault Twingo rappresenta uno degli ultimi esempi di auto di serie caratterizzata da idee semplici ed efficaci, realizzata con metodi produttivi semplificati e destinata ad avere prezzi di vendita e gestione ridotti.

LE CONCEPT
A fronte di queste e ad altre vetture di produzione la centenaria storia dell'automobile annovera un buon numero di esperimenti e concept basati sulla stessa idea di veicolo funzionale, pratico, multiuso o incentrato su un concetto particolarmente innovativo. Fra le più originali e concettualmente evolute c'è la Fiat VSS (Vettura Sperimentale a Sottosistemi), realizzata nel 1981 dall'architetto Renzo Piano e dall'I.de.A Institute, che cerca di separare la funzione strutturale di supporto della meccanica e protezione dei passeggeri dalla funzione di involucro esterno. Curiosamente semplice e geniale, almeno dal punto di vista ingegneristico, è la Peugeot Peugette (1976) di Pininfarina, con la parte anteriore e quella posteriore esattamente uguali e intercambiabili. Minimaliste sono anche la Opel Junior del 1983 e la Italdesign Biga del 1992, caratterizzata una dalle forme aerodinamiche e dalla plancia scomponibile, l'altra dalle dimensioni contenute e dall'ingresso posteriore per 4 persone. Altrettanto semplificate sono la Dodge Neon concept (1991), la famiglia di prototipi Ford 24.7 (2000) e la curiosa Nissan Yanya, prefigurazione della successiva X-trail.

CHRYSLER CCV
Un capitolo a parte lo merita la Chrysler CCV (Composite Concept Vehicle), tratteggiata nel 1997 da Bryan Nesbitt sulle forme della vecchia Citroen 2 CV. Pensata specificamente per la motorizzazione di massa di nazioni emergenti come la Cina, la CCV è realizzata con pannelli di plastica stampati ad iniezione e verniciati nella mescola, dotata di alta carrozzeria a 4 porte, grande tetto in tela apribile e un motore bicilindrico raffreddato ad aria. Nonostantele promettenti doti di semplicità costruttiva, leggerezza e facile manutenzione, la curiosa CCV non riesce a raggiungere la fase produttiva, un po' per l'impossibilità di ottemperare ai più diffusi standard internazionali di sicurezza e un po' per il disinteresse della nuova proprietà Daimler-Benz, subentrata nel 1998.

FINE DI UN'EPOCA
Le sempre più stringenti normative europee ed americane relative alla sicurezza e ai livelli di emissioni impongono ormai da anni ai costruttori di migliorare le vetture con l'aggiunta di dispositivi specifici e scocche rinforzate che vanno a incidere sul peso complessivo, sulla complessità progettuale e sul lavoro dei designer. Modelli innovativi come la smart, la Toyota iQ o la Mitsubishi i, per quanto interessanti dal punto di vista tecnico e progettuale, mancano di quella vena puramente funzionale ed essenziale che contraddistingue le già citate progenitrici. Qualcosa di simile alle vecchie 2 CV o alla 500 può ormai nascere solo nelle realtà automobilistiche giovani ed emergenti che, complice una normativa meno rigorosa, si possono ancora permettere di produrre modelli "basilari" come l'indiana Tata Nano o la cinese Geely IG.

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Tag: Retrospettive , car design


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