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Curiosità

pubblicato il 29 maggio 2010

Alfa Romeo, sapore di mito

A Balocco abbiamo guidato le più belle Alfa sportive del passato

Alfa Romeo, sapore di mito
Galleria fotografica - Alfa Romeo storiche a BaloccoGalleria fotografica - Alfa Romeo storiche a Balocco
  • Alfa Romeo RL Super Sport (1925) - anteprima 1
  • Alfa Romeo RL Super Sport (1925) - anteprima 2
  • Alfa Romeo RL Super Sport (1925)   - anteprima 3
  • 6C 1750 Gran Sport Zagato (1931) - anteprima 4
  • Alfa Romeo TZ2, 33 Stradale e Pininfarina - anteprima 5
  • Alfa Romeo TZ2 (1965) - anteprima 6

L'Alfa Romeo ha prodotto di tutto: dagli aerei alle cucine economiche. E' parte del patrimonio storico italiano (ma Milano se n'è completamente dimenticata e oggi sopra le storiche officine del Portello sorge un centro commerciale) e, in particolare, nel novero della produzione motoristica, ha fatto grande l'automobile di Casa Nostra in tutti i settori ma soprattutto in quello sportivo. Oggi Alfa Romeo si dedica esclusivamente alla produzione in serie: MiTo, 159, Brera, Spider e l'ultimissima Giulietta da poco in listino.

Ma in passato ha significato soprattutto competizioni. Era lei l'auto sportiva per eccellenza ed una serie infinita di partecipazioni e vittorie in gare e campionati di tutto il mondo lo dimostra: 11 vittorie alla Mille Miglia (di cui 10 consecutive), 4 vittorie alla 24 Ore di Le Mans, 2 campionati del Mondo di Formula 1 (1950 con Nino Farina, 1951 con Juan Manuel Fangio), 2 Campionati Mondiali Marche ('75 e '77)...

ALTRE EPOCHE
Auto da corsa e auto da strada, "anticamente" erano quasi la stessa cosa. Nel senso che con Giulietta coupé di Bertone, nel '56, potevi correre la Mille Miglia. Le auto "nascevano" sportive e potevano vivere la loro vita su strada o nei circuiti con ben poche modifiche. Oggi i due concetti sono stati allontanati l'uno dall'altro quasi a portarli agli antipodi. Nasce un'utilitaria o una berlina e la "trasformi" in auto sportiva estremizzando il suo layout. Oppure nasce un'auto sportiva, ma prima che diventi "da corsa" ce n'è di lavoro da fare (sempre che sia possibile!).

ALFA ROMEO RITORNA ALLE ORIGINI
L'attività dell'Alfa Romeo, in un'epoca in cui il successo di un marchio su strada si costruiva soprattutto in gara, ha prodotto capolavori del motorismo: le 6C e 8C di Varzi, Nuvolari o Campari, la 158 di Fangio, le 1900, le SZ e TZ, le Giulia GTA, le 33, fino alle 155 del DTM. Il 24 giugno saranno 100 anni dalla nascita del marchio e quale miglior occasione per capire su quali basi si fondano le Alfa di oggi se non toccando con mani e piedi quei modelli che ne hanno fatto la storia. Sul circuito di prova di Balocco, dove il Gruppo Fiat plasma tutte le sue vetture, il Museo Alfa Romeo di Arese, la più grandiosa collezione di vetture del Biscione al mondo, ha portato una numerosa rappresentanza dei suoi gioielli per alcuni giri di prova, affidate direttamente a noi o gelosamente condotte dagli uomini del Museo Alfa Romeo, tecnici esperti in questo tipo di auto e con l'importante compito di trasmetterci le sensazioni e le emozioni di epoche lontane. Alcune, infine, sono qui solo per farsi mostrare (troppo preziose o delicate) in tutta la loro grandiosità: la 24 HP del 1910, la P3, l'Alfetta 159, la 33 Stradale, la TZ2 e i prototipi Carabo e 33 Coupé di Pininfarina.

UN PIENO DI EMOZIONI
Iniziamo dalla 6C 1750 GS Gran Sport del 1930. Un'auto simile fu portata alla vittoria da Tazio Nuvolari alla Mille Miglia del 1930. Stupisce il muso lunghissimo, l'ancestrale abitacolo con il grande volante talmente vicino che quasi ti sfiora la pancia. I cambi necessitano di un manico speciale: doppio colpo di frizione in salita di rapporto, doppietta in scalata con la leva del cambio impegnata a scorrere con movimenti lunghi nella griglia a selettori. Le partenze sono difficili: la frizione multi disco esige esperienza. In curva la senti galleggiare: il 6 cilindri in linea ha potenza e si sente, ma le gomme strettissime obbligano a una cura speciale nella guida. Impossibile non avere la pelle d'oca: Nuvolari vinceva su una di queste!
6C 2300B Berlinetta Mille Miglia. la prima auto a fregiarsi del brevetto "Superleggera" inventato dalla Carrozzeria Touring di Milano (un intricato reticolo di piccoli tubi in acciaio, agganciati al telaio, costituivano l'ossatura della carrozzeria, pannelli di alluminio che la ricoprono ma ne sono strutturalmente slegati). Grande, immensa, spartana, con il volante durissimo da azionare e lo sterzo più impreciso che si possa pensare di imbracciare. Pedaliera agganciata a terra, frenata molto insicura, ma un insospettabile comfort di marcia. Leva del cambio che ti obbliga a una passeggiata per il passaggio da un rapporto all'altro, motore con carattere. Una sportiva d'altri tempi: ha vinto nella sua classe alla Mille Miglia del '37.
3000 CM: su "questo" sedile di guida si sedette Fangio e vinse il gran Premio di Supercortemaggiore del '53 (l'unica gara a cui partecipò questo prototipo; esiste anche una vettura coupé). Una barchetta da 700 chili con un 6 cilindri 3.5 da 250 orari. Il tuono del motore è mostruoso e ti entra nei nervi. L'abitacolo è un trionfo dell'ignoranza dell'ergonomia ma qui è un vanto: schienale verticale, leva del cambio scomodissima, tunnel centrale gigantesco, spazio davvero angusto e continue folate di caldo che arrivano dal motore (ed è una barchetta!). Ancora oggi, dopo 50 anni, è un missile. Un capolavoro, un'auto unica.
Disco volante: un'altra auto rarissima, un design futuristico e un comportamento stradale esaltante, per chi la conosce. L'abitacolo sembra quello di una scatola di sardine. O sei veramente basso di statura o non c'è storia: non ci stai! E anche se ci stai ti stupisci di come guidavano 50 anni fa sulle Alfa da corsa: abbracci il volante, con il cambio picchi di continuo contro la plancia. Ma l'auto corre grazie alla sua incredibile leggerezza. C'è sotto il cofano il motore dell'Alfa 1900 e si sente. E se vuoi portare il passeggero sappi che lo spazio è come quello del sedile posteriore di una Porsche 911. Una coccinella con le ruote, ma con la grinta di un'Alfa da corsa.
1.900 Sport Spider: il motore dell'Alfona 1900 su un corpo vettura leggero e filante. Rombo assordante, parabrezza basso ma inutile, sterzo duro e molto impreciso, cambio dagli innesti lunghi e che esigono doppietta in scalata. Il 4 cilindri 1900 ha tanti cavalli in abbondanza. Quest'auto non corse mai ma sarebbe stata sicuramente un'ammazzasette.
Giulietta SZ: uno "scricciolo" da 600 kg, l'auto preferita dai gentleman driver del tempo. Si comincia a percepire un certo studio ergonomico. Finiture di pregio, posizione di guida bassa e allungata, volante e cambio ben manovrabili. In curva ha una buona tenuta di strada, in rettilineo schizza come una pulce. Bella, preziosa, mitica!
Giulia TI Super: a suo tempo la più bramata della dinastia delle Giulia. Solo 501 esemplari e un carattere davvero invidiabile per essere una signora di 45 anni. Questa specie di 156 GTA non smette di tirare fino a 6.000 giri, ha un'ottima tenuta di strada e una frenata impressionante per un'auto del genere. Un mito anche per i giovani amanti del classico.
Giulia GTA: questo esemplare è stato preparato dall'Autodelta. Il risultato è sconcertante: di tutte quelle provate è la più veloce lungo le curve della pista di Balocco. Stabile e inchiodata a terra ha una progressione entusiasmante (4 cilindri, 1300). Lo sterzo è molto diretto e il coinvolgimento mentre la conduci in curva non ha aggettivi utili. L'auto sognata dai trentenni di quarant'anni fa. E si capisce!

Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Curiosità , Alfa Romeo , auto storiche


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