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Curiosità

pubblicato il 22 maggio 2010

Un tappo, una vita

Fenomenologia del tappo di rifornimento di un’auto storica: altra piccola scultura

Un tappo, una vita
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La plastica è diventata un vero nemico sociale. Perché altrimenti nei supermercati si stanno diffondendo i distributori di detersivo da riempire sempre con lo stesso flacone? Perché si diffondono i sacchetti della spesa in materiale riciclabile? Per non parlare dell'automobile. Certi tipi di appassionati aborrono la plastica, pur considerandola irrinunciabile, e sono quelli che la Domenica girano in Caterham (lo farebbero anche per andare in ufficio, ma non possono permettersi di presentarsi con il completo sgualcito come appena uscito dalla lavatrice) o quelli che sognano di correre a Le Mans o alla Mille Miglia contro Stirling Moss, o sul Nurburgring prendendosi a "ruotate" con Juan Manuel Fangio (perché quelli, probabilmente, erano veri piloti!).

Quale "ignobile" percentuale di plastica costituisce, attualmente, il totale della componentistica utilizzata per produrre un'automobile? Meglio non averne risposta. Con questo scenario, il marketing ne apprifitta e propone materiali "alternativi" come optional, vedi il tunnel centrale rivestito in fibra di carbonio o la pedaliera in acciaio traforato. I porschisti inorridiscono pensando che la 993 (l'ultima "ventolona") ha i coperchi delle punterie del boxer 6 cilindri in plastica! E se si vuole evitare tutto questo occorre comprarsi una Ferrari F50, una Bugatti Veyron o una Pagani Zonda, dove non c'è un centimetro di carrozzeria fatto di qualcosa di diverso dalla fibra di carbonio, ma a quale prezzo?

QUANDO C'ERANO I METALLI
Razionalità e un pizzico di freddezza permeavano le vetture che oggi chiamiamo d'epoca (ma anche qui il concetto andrebbe chiarito! Forse bisognerebbe fermarsi agli Anni '60). E alla recente Mille Miglia, durante il nostro emozionante viaggio con le auto della carovana della Freccia Rossa, ne abbiamo avuto l'ennesima conferma. Oggi potresti smontare una Mercedes 300 SL, un'Alfa Romeo 1.750 GS, una Ferrari 250 MM o una Porsche 550 RS e creare una piccola opera d'arte con il più piccolo dei suoi componenti: una cromatura, una fiancata, una sospensione, la plancia, il tunnel, la leva del cambio, la manopola del finestrino, il gancio per chiudere il cofano motore, il tappo della benzina.
Ognuno di questi piccoli pezzi, creato da mani esperte, nere di sporco, ma altrettanto appassionate, ricche di una competenza persa (oggi è più facile essere esperti nella programmazione del macchinario che modella lo stampo della carrozzeria, piuttosto che nel martellare un foglio di allumino per creare un parafango!) ha una sua storia, una sua personalità, finanche un suo valore collezionistico. Certo: la realtà di oggi non ha un briciolo di connessione con quella di cui si parla. L'auto è diventata una questione industriale, un elettrodomestico che compri, usi e butti. E' lontano il futurismo e la visione così poetica che aleggia attorno al carro motorizzato o le creazioni grandiose dei Vignale, dei Touring, degli Scaglietti che sfilavano nei concorsi d'Eleganza (oggi, infatti, i Concorsi d'Eleganza si fanno con auto storiche o improbabili prototipi, non con auto moderne!).

IL TAPPO
Lungo la Mille Miglia è facile perdersi a fantasticare: vedi il tappo della benzina di un'OM e pensi che per di là è passato il carburante che le ha permesso di vincere alla prima Mille Miglia, quella del '27. E vedi nelle sue forme perfette, modellate come da uno scultore, un oggetto che nella sua semplicità, è un capolavoro. E quello della tua auto, della tua berlinona o della tua supersportiva... è di plastica! Talmente brutto che anche il produttore l'ha capito: e te l'ha nascosto dietro una porticina. Vedi un'Alfa Romeo 8C 2300 e il suo favoloso "tappino" di rifornimento dell'acqua per il radiatore e pensi che 80 anni fa quel liquido serviva per raffreddare i bollenti spiriti del suo magnifico 8 cilindri in linea che Baconin Borzacchini portò alla vittoria alla Mille Miglia del '32. Oggi? Un piccolo serbatoio (di plastica) con un piccolo tubicino e un tappino (di plastica!). Per non dire della scultura che campeggia "in cima" alle Bugatti 35 (alluminio zigrinato per migliorare il "grip" delle dita), con sopra il suo termometro che dal posto guida ti serve anche come mirino per puntare la corda della curva. Delirio di bellezza!

Osservando le immagini, inoltre, non si può non rimanere incantati delle differenze di stile, dettate dalle esigenze di creare un oggettino che fosse conforme alle esigenze più disparate: ed allora ecco tappi di grandezze differenti, con incastri o sblocchi metallici differenti, "incastonati" nella carrozzeria nei modi più variegati e concepiti per dare sfogo alla fretta, soprattutto per le auto da corsa, di rientrare in pista o, più semplicemente, in strada, e lanciarsi all'inseguimento della vittoria, in un'epoca dove il pilotaggio era una vera avventura e un enorme pericolo. Oggi, nelle corse? Un tubo si scaglia come preso da un irrefrenabile desiderio sessuale contro la "valvola" che mette in comunicazione con il condotto di rifornimento: qualche secondo, poi ti estraggo e riparti. Velocità ed efficienza hanno vinto. Poesia e romanticismo sono lì a girarsi i pollici dalla noia. Certo, i tempi cambiano: se non vinci, il dentifricio che sponsorizza il tuo sorrisone non ti paga!

Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Curiosità , auto storiche , mille miglia


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