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Retrospettive

pubblicato il 9 maggio 2010

Ferrari "550 Ala Spessa"

Un affascinante progetto indipendente

Ferrari "550 Ala Spessa"
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A volte opportunità fa rima con casualità. E' quanto ci è successo nello scoprire una non recentissima pubblicazione su un progetto di una Ferrari mai nata: da una parte un esercizio accademico arrivato a modellazione; dall'altra un colpo di fortuna per l'appassionato. Il titolo - "Progetto della Ferrari 550 Ala Spessa - La forma della memoria" - sintetizza i principi che hanno ispirato il progettista, Massimo Grandi: forti richiami - concettuali, estetici e funzionali - alle origini della Ferrari; utilizzo di una meccanica di ultima generazione all'epoca del progetto (quella della 550 Maranello) e inserimento di tale meccanica in un profilo alare, forma aerodinamica per eccellenza, che diviene la pelle dell'auto.

E' a questo punto opportuno ricordare la celebre la frase con la quale Ferrari, affermando che "il carro viene tirato dai buoi", rifiutava l'introduzione, operata dai "garagisti" inglesi, del motore posteriore sulle piccole e maneggevolissime Cooper Climax, Lotus e via dicendo; come tutti sanno il Drake, dopo una marcata perdita di competitività, dovette abbracciare la tesi inglese estendendola successivamente alla produzione di serie.

Dagli anni '80 in poi sembrò che le 12 cilindri a motore anteriore perdessero appeal rispetto alle più agili 8 cilindri a motore centrale; la comparsa della 456, con i suoi forti richiami a stilemi classici, ma ancora di più della 550 Maranello, che riprendeva l'impostazione e lo spirito delle tradizionali e più sportive berlinette Ferrari a motore anteriore, creò i presupposti per dare forma alla memoria fondendo la modernità della meccanica con la semplicità concettuale alla base dell'idea Ferrari.

Afferma l'autore che "il post-modern design tende a recuperare in chiave moderna gli elementi stilistici del passato" agendo però solo in superficie; il progetto dell'Ala Spessa è invece ripartito "dalle radici dell'idea, dall'anima interna e primitiva della macchina-Ferrari, da quel mondo concettuale, ma anche materiale".

ALA E ALA SPESSA
Sappiamo tutti cosa sia l'ala di un aeroplano e tutti riusciamo facilmente a raffigurarcene il profilo: una goccia allungata, tagliata a metà per lungo e parallela al terreno. In termini estremamente semplificati, l'andamento del profilo inferiore, concavo, piatto o convesso, determina il maggiore o minor grado di portanza dell'ala e quindi la capacità del mezzo di sostenersi in volo nel caso dell'aereo ovvero di creare deportanza nell'auto; ma nel caso della "Disciplina del Car Design" se al sostantivo "Ala", che sottende i concetti appena espressi, si aggiunge l'aggettivo "spessa" si allude ad una forma particolare del modellato della forma dell'auto che tende a compattare i vari elementi della carrozzeria" all'interno del profilo stesso.
Quindi una linea concettualmente continua, nella quale muso, fiancata, abitacolo e coda perdono individualità a favore della forma complessiva che dell'auto diviene l'elemento stilistico unico e dominante.

SVILUPPO DEL CONCETTO DI ALA SPESSA
Nel mondo della moda si usa dire che i più si coprono mentre gli "altri" si vestono; allo stesso modo, la funzione della carrozzeria delle prime vetture del Cavallino era di semplice copertura della meccanica sottostante e questo in quanto nella valutazione dell'Enzo Ferrari costruttore prima maniera, il motore costituiva il 100% dell'auto; d'altra parte all'epoca tale concezione era giustificata dal fatto che le differenze fra un modello da competizione ed uno stradale erano del tutto marginali; a parte la necessità di mettere a fattor comune il massimo numero di componenti, la somiglianza traeva origine dal fatto che Ferrari voleva tuttavia che le sue vetture fossero immediatamente riconoscibili.
Questa attitudine si concretizzò proprio con la 166 del 1949, un'auto che ruppe gli schemi estetici dell'epoca al punto che per la sua versione spider della Touring, venne coniato il termine di "barchetta", tanto la vettura rompeva con la sua compattezza canoni estetici allora consolidati.
La riconoscibilità della Ferrari è tutt'ora fenomeno intatto: pur cambiando la linea in funzione delle mode, dei tempi e dell'estro dei carrozzieri chiamati a vestire le meccaniche made in Maranello, il messaggio è sempre stato chiarissimo: esaltazione estetica delle componenti meccaniche e delle qualità dinamiche dell'auto.

DALLO SCHIZZO AL PROGETTO
Il professor Grandi ha voluto attualizzare un passato, dimostrando come ci sia ancora oggi spazio per quelle auto che fanno dell'essenzialità - nella linea e nell'assenza di equipaggiamenti secondari - un punto di forza piuttosto che un'area di criticità. L'assunto è del resto dimostrato dalle diverse produzioni di nicchia presenti sul mercato: da Sbarro a Catheram, dalle varie repliche della Cobra all'inglese Lynks e via dicendo. Auto per puristi che, in quanto tali, mirano all'essenza dell'oggetto.
Lo studio preventivo individua tratti comuni in più vetture ciascuna delle quali ha rappresentato, in un arco di quarant'anni, una tappa significativa nello studio dell'aerodinamica: dalla Bugatti Type 32 del 1923, vera e propria "ala"a quattro ruote, alla "Tank Le Mans del 1937", da una serie di "Ala Spessa" quali le Alfa Romeo Touring 6 C del 1939, le Lancia Aprilia del '38 e '39, la BMW spider aerodinamico del 1940, la Stanguellini "Ala d'oro" del 1946 e la Simca Sport del 1949 per arrivare infine alle ispiratrici Ferrari 125 e 166.
In un mondo del design caratterizzato da tratti stilistici comuni più al segmento di appartenenza che al Marchio, la 550 Ala Spessa riconferma - nel diretto confronto grafico del suo muso con quello della 125 del 1947 - il concetto di immediata riconoscibilità, nel tempo: volendo essere irriverenti potremmo interpretare questa operazione come un "ritorno al futuro": analoghe impostazioni concettuali e straordinarie somiglianze alla base di due auto totalmente differenti per assunto aerodinamico, collocazione temporale, sofisticazione della meccanica, materiali e, ovviamente, prestazioni.

DAL DISEGNO AL MODELLO
La fase finale del progetto è rappresentata dalla costruzione di un modello in scala ridotta in modo da offrire all'astante un insostituibile colpo d'occhio tridimensionale. In effetti il modello conferma la compattezza dell'auto: piccolo e raccolto lascia immaginare il potenziale della meccanica alloggiata, nella realtà, in un corpo vettura di ben altre dimensioni. A ricordarne discretamente, ma significativamente l'attualità, solo le ruote della 550 Maranello. Non è difficile, osservando il modello, immaginare la vettura affrontare un passo appenninico oppure sostare di fronte ad una trattoria su una provinciale ombreggiata da tigli e platani, frequentata dagli equipaggi che provavano la Mille Miglia: un attimo di relax punteggiato dal rumore di altre auto simili che, dopo l'inevitabile crescendo, svanisce in lontananza.

Se queste sono alcune delle sensazioni che il modello suscita, allora possiamo dire che alla 550 Ala Spessa, oltre alle peculiarità tecnico-stilistiche è stata data anche un'anima.

[ Fonte: "Progetto della Ferrari 550 Ala Spessa - La forma della memoria" di Massimo Grandi; Serie CAR DESIGN, Alinea Editrice Srl, Firenze, ed. 2004

Un particolare ringraziamento tanto all'autore quanto alla Casa Editrice per aver consentito, con la realizzazione di questo articolo, la riproduzione sia di alcuni passi del testo che di alcune immagini in esso pubblicate. ]

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , Ferrari , car design


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