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pubblicato il 22 novembre 2005

Opel Zafira 1.9 CDTi 120 cv Cosmo

Opel Zafira 1.9 CDTi 120 cv Cosmo

Uno dei maggiori successi Opel degli ultimi tempi, la monovolume compatta Zafira, è stata da poco rinnovata; la nuova versione prosegue sulla stessa strada percorsa dalla prima serie: dimensioni relativamente compatte, grande flessibilità interna con 7 posti disponibili e buona qualità generale.

Rispetto all'Astra - versione dalla quale riprende il pianale - la forma meno affusolata e le maggiori dimensioni in lunghezza larghezza ed altezza (rispettivamente +22 cm, +5 cm e +18 cm) hanno permesso di ricavare un abitacolo decisamente più spazioso ed un'ottima capacità di carico.

Rispetto invece alla serie precedente, l'autovettura dissimula molto meglio la caratteristica di monospazio. Grazie all'angolo formato da parabrezza e cofano, alla dimensione dei gruppi ottici posteriori, ai passaruota larghi ed alle linee tese della fiancata, il look è molto più simile a quello di una berlina. La linea è quindi riuscita, ed ha un tocco di eleganza in più rispetto all'aggressiva Astra. Altre impressioni positive si ricavano dal "contatto" con la vettura: ad iniziare dal rumore di chiusura degli sportelli, che rivela la bontà delle guarnizioni utilizzate, proseguendo con l'ottima qualità del rivestimento della plancia e dei sedili. Buoni anche gli assemblaggi, tranne qualche particolare che "stona", come il coperchio del bicchiere-posacenere che si stacca facilmente.

Molto bello il tetto panoramico "Skyflex", optional presente sulla vettura in prova, che rende l'ambiente particolarmente luminoso; a differenza degli altri tetti panoramici è composto da tre "strisce" longitudinali: due vetrate laterali ed una opaca centrale, rialzata rispetto alle prime in modo da ospitare degli originali cassetti portaoggetti. Questo sistema incrementa la già buona disponibilità di vani portaoggetti, anche se il contenuto può cadere facilmente a causa del meccanismo di apertura a basculamento. Sarebbe stato più utile un ulteriore spazio facilmente accessibile durante la guida, ad esempio nella plancia, subito davanti al guidatore.

Altro elemento distintivo dell'abitacolo è il sistema modulare di configurazione degli interni Flex7: tale sistema permette di aumentare il numero di posti a sedere da un minimo di 2 ad un massimo di 7. Nella configurazione a 7 posti - due anteriori, tre nella fila centrale ed altri due nella panchetta posteriore - lo spazio per i bagagli è "simbolico" ed adatto solo ad un paio di buste per la spesa. Facendo "scomparire" i due sedili posteriori nel pavimento, operazione che , dopo aver portato in avanti la panca centrale, si rivela sufficientemente agevole. Lo spazio per i bagagli diventa più che sufficiente per i 5 passeggeri con 645 litri dichiarati. Volendo caricare oggetti molto più ingombranti, è possibile passare alla soluzione più drastica ripiegando in verticale la panca centrale e facendola scorrere sui binari fino ad addossarla ai sedili anteriori. Si ottiene così un vano di carico da furgone: ben 1820 litri, con la possibilità di stivare oggetti lunghi fino a 2,71 metri.

Da segnalare inoltre la possibilità di piegare singolarmente in avanti le tre porzioni dello schienale della panca centrale: ad esempio quando si viaggia in quattro si può reclinare la piccola parte centrale, trasformandola in un comodo bracciolo dotato anche di portabicchieri. Piuttosto scomoda, è invece la vita per i due passeggeri della panchetta posteriore: oltre ad avere uno spazio sacrificato per le gambe, il loro accesso non è semplice. E' necessario: far scendere i passeggeri seduti sulla panca centrale e reclinare lo schienale di quest'ultima portandola in avanti.

Al posto di guida invece la posizione è molto facile da trovare, grazie anche alle ampie possibilità di regolazione del sedile e del volante: soprattutto quest'ultimo ha una notevole escursione e permette di trovare una posizione ideale anche a persone con statura al di fuori della media. Abbastanza elaborato invece il funzionamento dei comandi di clima, radio e computer di bordo per i quali occorre un certo periodo di "training", a causa dell'interfaccia poco intuitiva.

La motorizzazione dell'esemplare in prova è quella intermedia tra i tre turbodiesel della famiglia dei CDTI da 1.9 litri, tutti di derivazione Fiat Multijet; in questo caso si tratta della versione 8 valvole da 120 CV, mentre sono disponibili anche una versione da 101 CV ed una più prestante da 150 CV con testata a 16 valvole. Tutte e tre hanno sistema di iniezione Common Rail ad alta pressione (quella massima è in questo caso di 1600 bar), filtro anti particolato senza manutenzione, turbocompressore a geometria variabile e sono omologate Euro4.

Avviando il motore arrivano le prime impressioni sul comportamento dinamico del mezzo: a fronte di una rumorosità molto contenuta, il livello delle vibrazioni del motore trasmesse all'interno dell'abitacolo è molto alto. Sicuramente un elemento squalificante per un modello che punta molto sul comfort. Un'altra fonte di "stress" arriva dal comando del cambio, molto contrastato lungo tutta la sua escursione, uno svantaggio soprattutto in mezzo al traffico cittadino, dove non aiutano nemmeno le caratteristiche di erogazione del motore: nonostante il discreto valore della coppia massima, c'è un certo ritardo di risposta quando si affonda il pedale. Complice anche la mole della vettura (oltre le 1.5 tonnellate) la spinta diventa discreta solo dopo un paio di secondi, fondamentali ad esempio nel caso di un sorpasso o di un semaforo arancione. Questo nonostante le caratteristiche tecniche che "sulla carta" dovrebbero essere molto favorevoli. Per chi desidera maggiori prestazioni è consigliabile quindi puntare alla più vivace versione da 150 CV.

Dove invece l'effetto dell'elevata massa non si avverte è nelle caratteristiche di guida: grazie anche agli pneumatici 225/45 R17 dell'esemplare in prova, la tenuta di strada, la stabilità e la precisione nelle traiettorie risultano ammirevoli, e non solo per una monovolume. Veramente difficile far intervenire il controllo elettronico di stabilità, dall'azione comunque mai troppo invasiva. Inoltre il comando dello sterzo, dotato di servoassistenza elettroidraulica e controllo elettronico, riesce a dare un ottimo feeling in curva pur rimanendo molto leggero alle basse velocità, cosa che torna molto utile in mezzo al traffico e durante le manovre di parcheggio.

Di contro l'assetto molto rigido (combinato con la spalla relativamente bassa degli pneumatici) si evidenzia anche sulle asperità dell'asfalto, che si fanno sentire un po' troppo per una vettura di questo genere. Probabilmente un aiuto in questo senso può essere dato dal sistema IDS (disponibile come optional) che sovrintende e coordina tutti i sistemi elettronici dell'autotelaio, come servosterzo, ESP, ABS, controllo della frenata in curva e soprattutto CDC, controllo dello smorzamento degli ammortizzatori. Quest'ultimo mantiene - costantemente e ruota per ruota - la taratura ideale degli ammortizzatori agendo su una valvola a solenoide inserita negli stessi. Quando serve una taratura molto rigida (ad esempio ad alta velocità, durante una brusca sterzata o durante una frenata) la taratura viene indurita, mentre al contrario su terreni accidentati l'effetto ammortizzante viene automaticamente "ammorbidito".

La nuova Zafira presenta quindi, a parte qualche pecca, delle buone doti, che non fanno rimpiangere nulla rispetto ad una classica berlina. Ci sentiamo quindi di consigliarla anche agli "scettici delle monovolume", che in questo caso non dovranno pagare nessun "pegno" per usufruire dello spazio e dalla praticità offerta da questo tipo di vetture.

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Autore: Mario Testa

Tag: Test , Opel

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