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Tecnica

pubblicato il 30 aprile 2010

Idrogeno, serbatoi in capelli di vetro

Nuova tecnologia sviluppata in svizzera da un gruppo israeliano con soldi anche italiani

Idrogeno, serbatoi in capelli di vetro

Un gruppo di scienziati israeliani ha messo a punto una nuova tecnologia per lo stoccaggio dell'idrogeno basato su microfilamenti di vetro di sezione poco superiore a quella del capello. Secondo questo gruppo di studio, che lavora all'interno della multinazionale svizzera C.En Ltd. ed è finanziato anche dalla italiana Generali con 10 milioni di euro, mettendo insieme 11mila di questi microtubi, tutti contenuti in un contenitore più grande, è possibile immagazzinare l'idrogeno sufficiente a garantire l'autonomia di una vettura alimentata a fuel cell per 400 km, occupando la metà dello spazio e dimezzando il peso rispetto agli attuali serbatoi in fibra composita o in metallo. Il tutto con maggior sicurezza e con costi minori rispetto ai normali serbatoi per idrogeno compresso gassoso o liquido. Il segreto sta proprio nella struttura visto che tubi di vetro di queste dimensioni hanno una resistenza tripla rispetto all'acciaio e, messi l'uno accanto all'altro, si supportano a vicenda aumentando in modo esponenziale la robustezza del fascio che può essere racchiuso in un involucro cilindrico con normali caratteristiche resistenziali.

Il prototipo sul quale gli scienziati lavorano ha 370 microtubi e hanno già messo le loro scoperte alla prova presso Istituto Federale tedesco per la Ricerca e la Prova dei Materiali di Berlino sul quale erano montati tre moduli della sezione di un pollice. I risultati ottenuti sono stati incoraggianti e l'istituto ha certificato la sicurezza del sistema. Un aspetto molto interessante di questa tecnologia è la sua compattezza tanto che si potrebbe immaginare di applicarla anche ai computer portatili e ai telefoni cellulari inoltre i tempi di ingegnerizzazione e industrializzazione previsti oscillano tra i 2 e 5 anni.

Anche le operazioni di rifornimento potrebbero essere semplificate a tal punto che potrebbero essere rese anche self-service, come quelle di una normale pompa di gasolio o benzina. Ma ancora più interessante e suggestiva è la possibilità di sfilare questi serbatoi cilindrici e di scambiare quelli vuoti con quelli pieni di idrogeno, un po' come Better Place immagina con le batterie delle auto elettriche. Tutto questo migliora le prospettive tecnologiche dell'auto a idrogeno, ma lasciano ancora intatte tutte le problematiche inerenti alla produzione dell'idrogeno e alla sua distribuzione.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Tecnica , idrogeno


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