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Curiosità

pubblicato il 28 aprile 2010

Duster: la più bella Dacia di sempre

Ottimo rapporto qualità/prezzo, ma anche estetica ricercata

Duster: la più bella Dacia di sempre
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Può una vettura low cost essere esteticamente gradevole? La storia automobilistica ci insegna che ciò è accaduto, anche se, nella filosofia di un'auto economica, un design che badi più all'estetica che alla funzionalità potrebbe comportare costi aggiuntivi e comunque non costituire una priorità. Dacia, dopo un passato di elaborazione di vecchi modelli Renault (i meno giovani forse ricorderanno le infinite varianti della indistruttibile R12), ha avviato un nuovo corso realizzando vetture con "l'ossatura" prelevata da Renault appena uscite di produzione, ma con la "pelle" completamente nuova, progressivamente più attraente dal punto di vista estetico.

La prima Logan a 3 volumi aveva linee razionali e semplicissime - peraltro, lontane dal modo "italiano" di concepire una vettura di quella categoria - che, in un certo senso, sembravano voler "ostentare" l'idea del low-cost. Un passo avanti, con una maggiore ricerca nel design anche in termini di praticità e sfruttamento dello spazio interno, si è compiuto con la Logan MCV, mentre la Sandero, con le sue linee coerenti e tutt'altro che banali nella loro semplicità, è diventata in certi mercati un vero e proprio "caso", al punto da essere preferita ad altre vetture anche a parità di prezzo e qualità (leggi, ad esempio, Clio Storia)...

DUSTER: LOW COST DALLA FORTE PERSONALITA'
Con la Duster, i designer Dacia-Renault si sono spinti ancora più avanti: la nuova SUV compatta, cugina della Nissan Qashqai, è esteticamente gradevole, confrontata non solo con il resto della gamma, ma anche con altre vetture della stessa categoria dimensionale, praticamente tutte più costose... Già con la concept Duster presentata allo scorso Salone di Ginevra, Dacia aveva chiarito subito che su quest'auto l'estetica sarebbe stata più ricercata, al punto da far domandare a molti: "Ma un'auto con questa forma, potrà mai essere una low cost?" Poi è arrivata la versione da competizione, guidata da Alain Prost per la partecipazione al Trophée Andros: secondo una tradizione molto francese (pensiamo alle varie "regine del deserto"), la vettura era di fatto un'altra, ma le linee generali erano quelle, e l'aura di sportività "estrema" è stata collegata a quelle forme prima ancora della presentazione del modello di serie...

Rispetto a queste due "anticipazioni", la Duster definitiva semplifica, ovviamente, molti elementi, ma esprime una sua forte personalità stilistica. In generale, le forme sono piuttosto massicce, con parafanghi sporgenti e molto in evidenza, e un volume complessivamente "squadrato", come si addice ad una off-road, ma con attenzione al raccordo delle superfici e delle singole parti. Il frontale, ad esempio, è alto e importante, ma gli elementi che lo compongono sono tutt'altro che "banali", a partire dalla mascherina e dai fari integrati in un'unica area a sviluppo orizzontale; i gruppi ottici hanno di generose dimensioni e forma moderna, suddivisa in due parti (in quella inferiore spiccano i due grandi elementi circolari), mentre la calandra a doppio trapezio ha la parte superiore incorniciata da un profilo cromato, con il rinnovato stemma Dacia, "nobilitato" al centro. In basso, lo scudo paraurti si solleva nella parte centrale, un po' come nella Fiat Sedici restyling, proponendo in forma sintetica le protezioni "forti" di certe fuoristrada del passato, e con la consueta piastra satinata o in nero, disposta in basso.

MODERNA NEI DETTAGLI
La fiancata, oltre che per gli ampi passaruota e per l'altezza da terra di 210 mm, si distingue per la linea di cintura inclinata, ma non troppo bassa, e per gli spigoli arrotondati e le superfici "levigate": ciò conferisce all'auto un senso di ricerca aerodinamica avanzata per la categoria, ma anche una certa snellezza rispetto ad altre concorrenti delle medesime dimensioni (4,31 m la lunghezza, 1,82 m la larghezza). Da notare anche la piega a mezzaluna appena accennata nella superficie inferiore delle portiere (un gioco estetico presente anche nella Sandero), e la simmetria tra il predellino/minigonna inferiore e le barre sul tetto, che utilizzano il medesimo schema costruttivo e, con il "Pack look", lo stesso tipo di finitura con cromature satinate nella parte centrale.

Ancora più moderna è la coda, con un ampio portellone bombato che è in realtà piuttosto regolare, ma che è "personalizzato" con alcuni elementi: il lunotto terminante "a U" (la cui piega si ricollega a quella del terzo finestrino della fiancata), il vano targa sormontato da un ampio listello grigio con la scritta "Duster" in evidenza, due piccoli trapezi in rilievo che proseguono idealmente la forma dei gruppi ottici; questi ultimi sono in realtà "confinati" nel profilo estremo della carrozzeria, con sviluppo verticale ma piuttosto compatti, e in posizione centrale.

UN ABITACOLO SUPERIORE ALLE ASPETTATIVE
Anche l'abitacolo è interessante, proponendo soluzioni di tipo "automobilistico", come la plancia a sviluppo orizzontale non troppo massiccia, e la consolle centrale in finitura diversa che raccoglie i principali comandi; i materiali sono di varia qualità, ma nel complesso il colpo d'occhio è gradevole, e l'impressione generale non è quella di un'auto realizzata in economia: merito del design, e anche dell'aver messo in "primo piano" gli elementi con la finitura superficiale più curata. Il prezzo della Duster è particolarmente competitivo (da 11.900 euro la 4x2, da 14.700 euro la 4x4), grazie ad una condivisione forte di risorse e componenti, ma il design originale e gradevole potrebbe ulteriormente favorire il successo della vettura.

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Scheda Versione

Dacia Duster
Nome
Duster
Anno
2010 - F.C.
Tipo
Lowcost
Segmento
compatte
Carrozzeria
SUV e Crossover
Porte
5 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore: Sergio Chierici

Tag: Curiosità , Dacia , car design


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