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Curiosità

pubblicato il 18 aprile 2010

Loris Bicocchi: collaudatore per vocazione

Le sfide e le soddisfazioni di una vita dedicata ai motori

Loris Bicocchi: collaudatore per vocazione
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A quanti di noi è capitato da piccoli di passare pomeriggi interi a bordo campo, mentre "i grandi" giocavano a pallone, sperando di essere chiamati dentro, implorando di poter giocare anche solo 5 minuti per dimostrare di che stoffa eravamo fatti? A molti, moltissimi, ma di certo non a Loris Bicocchi. A lui del calcio non è mai interessato, anzi, quando non veniva scelto per giocare nemmeno se la prendeva, tanto la sua testa era perennemente altrove. Sì perché Loris, quando poteva, il campo da calcio lo evitava volentieri e le ore le passava vicino a Sant'Agata Bolognese, alla fabbrica del Toro, con la sola speranza di veder sfrecciare una Lamborghini, magari incrociando lo sguardo di chi stava al volante, una figura che meritava ammirazione e invidia per il lavoro che stava svolgendo: il più bello del mondo. E quella persona un giorno si accorse di lui, di quel ragazzino che ogni pomeriggio era lì sul muretto ad acclamarlo silenziosamente. E il miracolo accadde: l'auto si fermò, Bob Wallace (nel 1964 collaudatore Lamborghini) abbassò il finestrino e fece urlare due volte quel il suo V12: due "sgasate" dedicate al giovane Loris che hanno significato moltissimo. Fu la svolta, l'inizio della storia di Bicocchi collaudatore.

MAGAZZINIERE TUTTOFARE
L'obiettivo da raggiungere era chiaro, ma per farlo le insidie erano già tantissime. La passione per i motori la si capisce oppure si deve lottare per imporla e non tutti hanno la fortuna di nascere figli d'arte. La "chiamata" vera e propria arrivò per Loris grazie ad un amico che lavorava in Lamborghini e disse a Loris che si era liberato un posto da magazziniere e stavano cercando un rimpiazzo. Questo era un chiaro segno e,come tale andava colto,: e così fu. Era il 1974 e, dopo un sofferto abbandono agli studi, Loris era diventato il più disponibile magazziniere che si fosse mai visto a Sant'Agata Bolognese: veloce e preciso, svolgeva i suoi compiti sempre in maniera impeccabile e quando poteva (diciamo spesso!) chiedeva di assistere al montaggio di quei pezzi che lui stesso distribuiva. Nel 1975 nel reparto esperienze si era liberato un posto come meccanico e non ci volle molto per capire che un giovane volenteroso di "pistolare" con i motori non andava cercato fuori dai cancelli della fabbrica, ma che era già lì disponibile e non vedeva l'ora di sporcarsi la tuta d'olio e infilarsi sotto alle macchine. Inizia così il vero "rodaggio" di Loris Bicocchi che in Lamborghini matura esperienza e conosce le persone giuste, uomini come Molinari o Stanislao Sterzel che - un po' come i maestri vetrai di Murano - gli trasmettono quelle regole del mestiere, quella meticolosità e quell'orecchio che gli serviranno per tutta la vita. Rimarrà in Lamborghini fino al 1989 quando saluta l'azienda come "collaudatore di auto di produzione".

NUOVE SFIDE, RICOMINCIARE DA ZERO, MA COL SORRISO
Sarebbe potuto rimanere in Lamborghini a vita, Loris. Bell'azienda, lavoro sicuro, vicino alla sua amata terra, ma non era quello che voleva e, quando nell'1989 arrivò la chiamata della Bugatti, non si curò troppo di amici e colleghi che volevano rimanesse al Toro e in un lampo fu disposto ad appendere la tuta da collaudatore e rimettersi quella da meccanico, ricominciando a ficcare le mani in cilindri e pistoni, tutti nuovi per lui. A seguirlo nell'impresa di Campogalliano anche il collega Molinari, con cui condivise lo sviluppo di EB 110 GT, EB 110 Super Sport ed EB 112 fino alla chiusura dello stabilimento nel 1994. Destino o sfortuna? Più la prima che la seconda ipotesi, perché "cambiare" è un verbo che piace a Loris, non sempre facile da mettere in pratica, soprattutto quando si ha una moglie - Marie Anne - e due figli - Gabriel e Diego - ma questo è il suo mestiere, letteralmente la sua vocazione: c'è poco da dire, ma c'è molto da fare e da viaggiare. Da qui il trasferimento a Monaco per due anni dove inizia il periodo di "pilota freelance" e collaudatore per la Monaco Racing Team e, con una Bugatti EB 110 Super Sport partecipa alla 24 ore di Daytona, alla 24 ore di Le Mans e alla 6 ore di Suzuka. Da pilota Bugatti alla collaborazione con un ex-pilota: si tratta di Jochen Dauer con cui realizza una delle vetture a lui più care. Dei circa 10 esemplari di questa Porsche 962 da 908 CV, 5 vengono acquistati dal sultano del Brunei e per Loris si attiva una nuova collaborazione che lo porterà nell'infinito garage del sultano per la manutenzione delle 962, oltre che di Bugatti e Lamborghini, auto a lui ben note. Inizia nel frattempo l'avventura con Pagani per lo sviluppo della Zonda, una supercar che lo terrà impegnato fino al 2002, anno di partenza del progetto CCX di Koenigsegg. Non abbastanza impegnato in Svezia, tra il 2003 e 2004 Loris torna in Bugatti dove la nuova gestione Volkswagen stava dando forma alla Veyron, un mostro da 1.001 cavalli che lo tenne occupato in numerosi test, come al solito, tra i più prestigiosi circuiti sperimentali al mondo, primo fra tutti Nardò (Lecce), ma anche Papenburg in Germania. Terminata l'esperienza in Bugatti ci fu modo di concentrarsi al 100% sulla svedese Koenigsegg CCX, per poi passare alla nuda, sexy e velocissima X-Bow di KTM, protagonista anche della Loris Bicocchi Academy dell'anno scorso.

L'ACADEMY E IL MESTIERE DI COLLUDATORE
Oltre alle tante vetture provate e citate (senza parlare di tutte quelle sviluppate, ma che non possono essere menzionate data la riservatezza del progetto) Loris Bicocchi dal 2009 è impegnato - insieme al figlio Diego e ad un nutrito staff di piloti, ingegneri e meccanici di altissimo livello - nel progetto Loris Bicocchi Academy. Organizzare una serie di corsi dedicati a chi vorrebbe intraprendere il mestiere del collaudatore è un lusso che al giovanissimo Loris non è toccato, ma che lui ha deciso di offrire oggi ad altri appassionati e volenterosi. Lavoro duro quello del collaudatore, sempre meno "artigianale" e non sempre noto: non è solo pista, gas spalancato e cordoli, ma anche estenuanti long-test a 30 km/h per decine di ore al volante, reperibilità h24 e la valigia sempre, sempre, sempre pronta, soprattutto se si vuole essere "freelance" come Loris.

La sua è stata una scelta precisa, motivata dalla continua ricerca di stimoli e, in particolare, dal preciso obiettivo di non "assopirsi" sul collaudo per un solo costruttore. Si perché, se da un lato rimanere a contratto di esclusiva con un solo produttore avrebbe migliorato la qualità della vita in fatto di trasferimenti, tempo da dedicare ai propri cari e sicurezza economica, l'altra faccia della medaglia era rappresentata proprio da una perdita della qualità del lavoro che rischiava di trasformarsi in qualcosa di poco stimolante e meno obiettivo. Come dice Loris, "è un po' come guidare la propria auto per 100.000 km; tu la guidi per anni e lei poco a poco cambia, ma tu te ne accorgi sempre meno perché ne sei assuefatto. Poi arriva il giorno che la presti ad un amico e lui te la riporta dopo 2 km perché non sta in strada". La volontà di migliorarsi sempre, di conoscere nuove realtà aziendali, nuove meccaniche e nuovi colleghi con cui confrontarsi in maniera produttiva è stata per Loris la linfa del suo lavoro. I rischi e i periodi di sconforto non sono mancati, come non sono mancati incidenti catastrofici, come uno schianto a 388 km/h sull'anello di Nardò a causa dello scoppio del pneumatico anteriore sinistro. Le soddisfazioni però sono tante e alla fine del progetto ci si sente davvero parte della macchina che va in produzione.

Delle sue esperienze Loris ce ne parla quasi commosso. Dovreste conoscerlo perché altrimenti è difficile parlare di un professionista arrivato ad essere uno dei migliori e più richiesti collaudatori al mondo, ma che, nonostante la sua esperienza pluriennale, è rimasto umile e genuino come raramente accade nel suo settore. Come le auto, anche il mestiere di collaudatore è cambiato: se "prima bastava un meccanico, un ingegnere e un battilastra per fare una macchina", oggi l'elettronica, l'ecologia e la sicurezza non possono essere messe in secondo piano e anche chi verifica il funzionamento globale della vettura deve aggiornarsi di continuo. Ma come in tutti i settori, c'è modo e modo di svolgere il proprio lavoro e, almeno a nostro parere, i sani principi che sin dagli esordi hanno confermato Loris Bicocchi come un'autorità fra i collaudatori sono regole d'oro per chi si vuole interessare a questo mestiere: uno fra tutti, l'onestà, ricordando sempre che "è più importante essere onesti e magari dire all'ingegnere quello che secondo voi accade o non accade, piuttosto di quello che potrebbe accadere".

Autore: Andrea Farina

Tag: Curiosità


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