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Retrospettive

pubblicato il 4 aprile 2010

Pampas e Cavalli - seconda parte

De Tomaso e Pagani: paralleli e divergenti

Pampas e Cavalli - seconda parte
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Dopo aver scritto di De Tomaso, della sua lunga carriera come pilota e vulcanico costruttore di automobili, eccoci ora a trattare l'universo Pagani, frutto più recente ma altrettanto geniale dell'Argentina.

DALLA BOTTEGA DEL FORNAIO A SUPERCAR-MAKER
Bastano pochi accenni per sottolineare la diversità del percorso umano e professionale compiuto da Pagani rispetto a quello di De Tomaso. Da una parte una famiglia di piccoli artigiani, lavoro dipendente, specializzazione e salto imprenditoriale, il tutto condito anche da molta determinazione, obiettivi di eccellenza e un pizzico di fortuna, dall'altra - lo abbiamo già visto - ambizione e intuizione, genio e frenesia imprenditoriale, grandi mezzi e crisi ed infine (età diverse) malattia e declino. Horacio Pagani, classe 1955, nasce tra farina e pane, materie prime nobili ma di natura diversa da quelle che tratterà nel corso della sua vita professionale; segnato da una passione divorante per le quattro ruote costruiva modelli a dodici anni ed una vera e propria auto da corsa, e per di più monoposto, a soli 20 anni. Tanto per De Tomaso quanto per Pagani le corse rappresentano l'occasione per incontri che decidono della vita di entrambi; nel caso di Pagani si tratta di Fangio che grazie alle sue conoscenze, lo indirizza in Italia, verso la Modena nel cui hinterland era già cresciuto il De Tomaso pilota, elaboratore e costruttore.

SCUOLA LAMBORGHINI
Pagani inizia come semplice operaio al reparto Carrozzerie della Lamborghini e dopo un periodo di gavetta diviene responsabile del neo costituito reparto compositi ove matura specifiche esperienze su materiali innovativi che lo fanno decidere, nel 1988, al grande salto: costituisce la Pagani Composite Research con la quale prosegue la collaborazione - sia di consulenza a progetto che di fornitura - con la Lamborghini. Il positivo andamento del business permette a Pagani di iniziare, nel 1988, il progetto di una sua auto inizialmente denominata "Fangio F1". Il debutto sarebbe avvenuto a Ginevra ben 11 anni dopo, nel 1999; la morte del suo mentore Fangio, induce Pagani a cambiare il nome del prototipo in Zonda, nome di un vento delle Ande.

ETERNO PETER PAN
Nel corso di una recente intervista Horacio Pagani ha affermato di essere "una persona che vuole vivere in un mondo libero: non guardo la televisione e non leggo i giornali perché voglio continuare a vivere in un mondo anche un po' infantile se vogliamo. Perché i bambini sono le persone più straordinarie di questo mondo"; questo è un richiamo all'Horacio dodicenne che realizzava modellini di auto con materiali di fortuna ma che al tempo stesso ricorda Peter Pan ed Il Piccolo Principe; Peter Pan che pur restando fanciullo compie imprese da adulto ed il "Piccolo Principe" che pur adulto, conserva gelosamente vivo il bimbo che è in ciascuno di noi; e di che cosa vivono i bimbi - adulti o meno - se non di sogni? E ancora cos'altro è la Zonda se non un sogno, prima di tutto del suo realizzatore e poi del felice acquirente che - citiamo sempre Pagani - "pagando il suo sogno finanzia la costruzione del sogno successivo"?

LA FILOSOFIA PRODUTTIVA
La voluta dimensione artigianale, per non dire manuale, comporta numeri esigui e superlativa qualità globale, in una parola, eclusività: nei materiali, nelle lavorazioni, nelle prestazioni e nel prezzo; meno di 20 pezzi l'anno di altissima gioielleria automobilistica destinati a gratificare i sogni dei pochi fortunati in grado di spendere, euro più euro meno, da un milione a un milione e mezzo a seconda della versione e della personalizzazione scelta. Chi spende cifre del genere vuole qualcosa di assolutamente certificato ed ecco quindi che si parte dall'unico pezzo non fatto in casa, ma ugualmente prodotto artigianalmente in altra prestigiosa maison: il 12 cilindri a V di AMG, che potremmo definire il solo pezzo non autoctono, per passare alla scocca integralmente in carbonio realizzata coniugando i criteri costruttivi e di controllo della Formula 1 con quelli dell'industria aeronautica. Il grosso dell'auto é costruito in fabbrica, a parte il motore e pochi componenti realizzati in Italia e solamente per la Pagani. Testimonianza di questo ciclo produttivo è il leggendario "librone", una sorta di diario che testimonia ogni fase della vita della costruenda vettura dal prelevamento in magazzino del singolo pezzo (rigorosamente passato ai raggi X) al suo assemblaggio e così via sino al triplice collaudo pre-consegna. Questa filosofia, di vita prima che professionale, ha posto l'azienda ed i suoi 50 posti di lavoro al di sopra di ogni crisi di mercato, garantendole costante richiesta anche in tempi avversi.

LE AUTO DI PAGANI
Sono 5 le versioni a listino (Zonda S, Roadster, F, F Clubsport, R, Cinque e Cinque Roadster), alle quali si aggiunge un esemplare celebrativo, ovviamente unico, per il 50° Anniversario delle Frecce Tricolori; non ci dilungheremo su caratteristiche tecniche e prestazioni di ciascuno di questi modelli, che ogni lettore interessato potrà reperire anche sul bel sito della Casa, ma ci limitiamo semplicemente a tracciare i tratti comuni più significativi: tutti i motori sono aspirati da 7,3 litri con potenze oscillanti fra i 555 ed i 670 CV, tranne quello della R, un 6 litri biturbo da 750 CV; tutti i modelli montano un cambio a 6 marce + RM meccanico (per la R: 6M robotizzato); i pesi sono compresi fra i 1.280 kg della "S" ed i 1.070 della "R"; velocità massime e scatto 0-100 km/h rispettivamente compresi tra i 340 e gli oltre 350 km/h e i 3,7 e 2,7 secondi. L'esemplare Frecce tricolori, realizzato in versione unica con la livrea della leggendaria pattuglia acrobatica, costerà 1,3 milioni di euro, avrà una potenza di 670 CV ed una velocità superiore ai 350 km/h; potrà bruciare lo 0-100 e lo 0-200 km/h rispettivamente in 3,4 e 9,6 secondi; eccezionale anche la frenata, assicurata da un impianto carboceramico Brembo a 6 pistoncini che permette all'auto di decelerare da 100 e 200 km/h a Zero in 2,1" e 4,3". Il prezzo del sogno? 1.350.000 euro...

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Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , VIP , auto storiche


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