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pubblicato il 26 marzo 2010

"Fiat non vive dello Stato e non ha mai abbandonato l'Italia"

Montezemolo e Marchionne difendono il Lingotto

"Fiat non vive dello Stato e non ha mai abbandonato l'Italia"

"Nessuno, in buona fede, può guardare la Fiat negli occhi e accusarla di vivere alle spalle dello Stato o di abbandonare il Paese". E' con orgoglio che oggi Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat e Chrysler, ha difeso il Lingotto durante l'assemblea degli azionisti svoltasi a Torino sul tema dell'occupazione e dei lavoratori in cassa integrazione. "Quello che per noi è più triste, nei momenti di crisi, è vedere persone che purtroppo perdono il lavoro", ha detto Luca Cordero di Montezemolo. "Il nostro impegno è che non avvenga più e che si possa recuperarlo", ha aggiunto, sottolineando che "questo non riguarda solo la Fiat".

Già in altre occasioni sia Montezemolo che Marchionne hanno difeso il Lingotto - il primo dicendo di non avrer ricevuto "mai un euro dallo Stato" e il secondo che ci sono diversi pregiudizi da sfatare sull'argomento - tuttavia oggi hanno avuto entrambi molto da aggiungere, annunciando che Fiat prevede di iniziare ad aumentare la partecipazione in Chrysler quest'anno con la produzione della 500.

"ITALIA AMORE MIO"
L'Assemblea degli azionisti a Torino si è trasformata, per i vertici del Gruppo Fiat, nell'occasione per esprimere l'attaccamento dell'azienda all'Italia. "Tutte le operazioni internazionali sono sempre state fatte pensando all'Italia, facendo il tifo per l'Italia e avendo questo Paese come focus della nostra storia", ha detto Montezemolo. E Marchionne ha aggiunto che "la Fiat non è andata all'estero per capriccio né per dimenticare l'Italia. Ci siamo andati per rendere questa azienda più forte".
"Abbiamo allargato la base per rendere il baricentro più stabile", ha ribadito Marchionne, che per rafforzare le sue parole ha detto che Pomigliano d'Arco diventerà "il secondo più grande stabilimento italiano entro tre anni" e la Fiat aumenterà la propria produzione di auto in Italia.
Sulla questione di Termini Imerese ha assicurato che, si ci fosse stata una soluzione efficace, il Lingotto avrebbe fatto di tutto per non chiudere lo stabilimento siciliano. "Da quando è stato costituita ad oggi, la Fiat ha investito nell'impianto di Termini Imerese 552 milioni di euro a cui vanno aggiunti 250 milioni per progetti che non rientravano tra quelli agevolati. Per contro ha ricevuto 93 milioni di contributi a fondo perduto e 164 milioni di prestiti interamente restituiti nei tempi previsti e con gli interessi", numeri alla mano. Inoltre, su Termini Imerese, "Fiat intende assumersi le sue responsabilità. Stiamo facendo la nostra parte perchè il passaggio avvenga nel modo meno brusco possibile", ha spiegato Marchionne. Da parte nostra, ha ribadito il manager italo-canadese, "c'è il massimo spirito di collaborazione con il Governo. Siamo totalmente disponibili a valutare il tipo di supporto che Fiat può dare e pronti a mettere a disposizione lo stabilimento".

FIAT VS SINDACATI
All'alba il segretario del Pd Pierluigi Bersani, davanti ai cancelli di Mirafiori, aveva avvertito: "V'è ancora un caso Fiat per questo Paese: bisogna ottenere che si apra un negoziato nazionale", bisogna che "il Governo trovi il modo di portare al tavolo l'azienda, le organizzazioni sindacali per capire che cosa Fiat vuol fare e se c'è la possibilità di fare qualcosa insieme". Per Sergio Marchionne però, sebbene l'azienda sia disposta al dialogo, si assiste su Fiat a "un gioco pericoloso, un tiro al bersaglio. Non parlo dei giornalisti, che fanno il loro mestiere ma di esponenti del mondo politico, sindacale e purtroppo anche imprenditoriale", ha detto.
Per Marchionne, alcuni esponenti sindacali sembrano "vivere in un altro mondo. Neanche di fronte al crollo del mercato abbiamo ceduto a soluzioni radicali nel 2009 abbiamo fatto 30 milioni di ore di Cassa integrazione per evitare i licenziamenti. I toni e i comportamenti di alcuni esponenti sindacali invece mi danno l'idea che queste cose non siano state capite o apprezzate volutamente. Chiedere soluzioni incompatibili con la crisi significa vivere in un altro mondo", ha concluso, mettendo le mani avanti sui possibili licenziamenti di massa.

LA CRISI? SUPERATA PER MERITO DELL'AZIENDA
Parlando dei risultati ottenuti, "il 2009 è stato un anno duro per l'economia", ha detto Montezemolo, ma "la fase peggiore è alle spalle". Tuttavia, "la ripresa sarà lunga e lenta", secondo il presidente, e il 2010 si prospetta come "un anno molto difficile e per Fiat sarà un anno molto complicato".
Ad ogni modo "i risultati dimostrano che il Gruppo è in buone condizioni. Abbiamo reagito con determinazione alla crisi raggiungendo e superando gli obiettivi che si era data". E sull'attribuzione del merito Sergio Marchionne non ha dubbi: "Lo abbiamo fatto contando solo sulla capacità di gestione dei nostri leader, sull'impegno dei nostri lavoratori e sulla solidità che la nostra azienda ha raggiunto grazie a tutti loro". Ora alla Fiat "va riconosciuta la libertà di agire in un contesto globale", ha detto, aggiungendo che "ogni azienda ha il diritto e il dovere di compiere delle scelte industriali e di farlo in modo razionale. Ha il diritto e il dovere di scegliere in piena autonomia, pensando in primo luogo a crescere e a diventare più competitiva. La Fiat ha scelto di gestire questa libertà in modo responsabile e continuerà a farlo, a patto di non compromettere il proprio futuro".
La Fiat che descrive Marchionne è un'azienda solida che già in passato ha dato prova di grande abilità. "Abbiamo già sentito suonare altre volte le sirene dei detrattori - ha detto - nel 2004 non c'era una sola voce autorevole a scommettere sulla rinascita di questa azienda, ma la storia ha dimostrato che i profeti si sbagliavano. Abbiamo attraversato due grandi crisi, prima quella interna del 2004 e poi lo tsunami scatenato dalla recente crisi finanziaria internazionale".

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Tag: Mercato , Fiat , produzione , lavoro , torino


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