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Retrospettive

pubblicato il 20 marzo 2010

Renault Espace: origini e antenate

Le monovolume che hanno anticipato la ventiseienne francese

Renault Espace: origini e antenate
Galleria fotografica - Le monovolume: dalle origini alla EspaceGalleria fotografica - Le monovolume: dalle origini alla Espace
  • Alfa Romeo 40-60 HP Castagna - anteprima 1
  • Leyat Helica  	  	   - anteprima 2
  • Claveau 9 CV - anteprima 3
  • Dymaxion Car   - anteprima 4
  • Stout Scarab - anteprima 5
  • Mercedes-Benz 170H AVA - anteprima 6

La storia delle monovolume, multispazio o minivan come siamo soliti chiamarle oggi, è antica e variegata e affonda le sue radici nei primi decenni del secolo scorso, ben prima che la Renault Espace arrivasse nel 1984 a codificare nella produzione di grande serie i canoni formali e funzionali delle moderne MPV. A 25 anni dall'arrivo sul mercato della prima e più famosa monovolume europea è quindi arrivato il momento di ripercorrere quelle tappe dell'evoluzione tecnica e stilistica dell'automobile che hanno preceduto, ispirato e preannunciato la nascita dell'innovativa creatura Renault-Matra.

FANTASIE AERONAUTICHE
I primi curiosi tentativi di realizzare automobili diverse dal comune e con grandi carrozzerie chiuse monovolume (One-box per gli anglofoni) risalgono all'infanzia di questo mezzo di trasporto e sono caratterizzati da una spinta modernista, quasi "futurista", che porta alcuni progettisti, inventori e carrozzieri a riprodurre su prototipi a quattro ruote la forma della fusoliera di un aeroplano. Il più antico esempio in tal senso è forse quello dell'Alfa Romeo 40-60 HP carrozzeria Castagna realizzata nel 1914 su richiesta del conte Ricotti. A metà strada fra un'auto, un aereo e un missile, l'Alfa di Ricotti pare uscita da un racconto di Jules Verne, con una carrozzeria dalla perfetta forma a goccia e tanto di finestrini tondi. Ancor più aerea è la Leyat Hélica degli anni Venti, dotata di forme altrettanto affusolate e pure di un motore ad elica anteriore che la fa muovere su strada. Anche l'ingegnere romeno Aurel Persu sperimenta nel 1923 l'abitacolo arrotondato a volume unico con posto di guida avanzato (Persu Automobil Aerodynamic). Fra il 1926 e il 1929 nascono altre proposte, sempre allo stadio di prototipi o pezzi unici, come la Claveau 9 CV Autobloc C.I.R. e la Burney Streamliner, che nel 1933 viene prodotta in 24 esemplari dalla Crossley. Uno degli ultimi esempi aeronautici arriva dalla Mercedes-Benz 170H AVA di Karl Schlor, che nel 1939 propone l'ennesima sagoma a semi-fuso.

ARCHITETTURA
Gli anni Trenta vedono portano nei saloni internazionali dell'auto alcune proposte basate sui principi dell'architettura e del design industriale più evoluto. Ad inaugurare questo nuovo corso è Richard Buckminster Fuller, importante matematico, architetto, designer e inventore statunitense che nel 1933 presenta la Dymaxion, una strana vettura affusolata con due ruote davanti e una dietro. Basandosi sull'idea di ottenere il massimo risultato impiegando il minimo di materiale ed energia, Fuller realizza in pochissimi esemplari questa curiosa e leggera monovolume che non assomiglia a nulla di ciò che circola s strada. I principio architettonico della massima abitabilità, delle grandi superfici vetrate e delle forme semplificate ritorna nel progetto "Voiture Maximum" di Le Corbusier, messo su carta nel 1928 e prima importante base teorica per le future scelte progettuali, Volkswagen in primis. Fondamentale nella cronologia delle multispazio è anche la Stout Scarab, un'interessante commistione fra l'automobile, il pullman e l'aereo. I pochi pezzi prodotti nel 1935 rappresentano comunque il seme progettuale da cui nasceranno le prime vetture multispazio del dopoguerra.

IN SERIE
La prima monovoume prodotta in serie, anche se piccola, può essere considerata la Renault Juvaquatre Taxi del 1949, che per pochi mesi anticipa la ben più nota e diffusa Volkswagen Typ 2. Questo innovativo pulmino vetrato, conosciuto a anche con il nome di "Bulli" o "Samba" è frutto dell'inventiva dell'importatore VW in Olanda, Ben Pon, che chiede alla casa di Wolfsburg di realizzare un mezzo polivalente sulla meccanica del famoso Maggiolino. Con una lunga carriera che la vede simbolo del movimento Hippy e della vita "on the road" nell'America a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, la Typ 2 funge da ispirazione per l'italiana Fiat 600 Multipla. Prodotta dal 1956 come monovolume derivata da un'apprezzata auto a motore posteriore, la Multipla si dimostra perfetta compagna di viaggio per tassisti, agenti di commercio, professionisti vari e automobilisti con famiglie numerose. Nonostante le linee discutibili, la 600 Multipla ha successo e spiana la strada per i più aggraziati pulmini 600T e 850 Familiare, che dal 1962 motorizzano commercianti, ospedali, enti pubblici e persino i Carabinieri. L'esempio viene seguito da altri costruttori in giro per il mondo, come fa Lloyd con la sua LT 600 del 1955.

DESIGN E PROTOTIPI
Nel frattempo i saloni internazionali dell'auto cominciano a proporre una serie di concept e dream car che in maniera vivace e originale porta avanti l'idea della vettura multispazio o monovolume. I primi esempi, più per motivi aerodinamici e sperimentali che per volontà di proporre un'auto da famiglia, sono quelli delle curiose Ghia Selene, Selene II, Pininfarina PFX, PFY e Vignale Abarth Sperimentale, che fra il 1959 e il 1962 riportano in voga le grandi superfici vetrate e il posto di guida avanzato. La prima vera proposta per una vettura spaziosa per l'utilizzo cittadino arriva nel 1965 dal mondo dell'arte, quando Pio Manzù e Michael Conrad disegnano la Autonova FAM, una quattro porte su meccanica Glas caratterizzata dal tetto alto e dalla lunghezza di 3 metri e mezzo. Una risposta ltrettanto sperimentale arriva da Fiat, che nel 1968 propone la compatta Fiat City Taxi, concept di microvettura per il trasporto con conducente. Nel 1972 una mostra al MoMa di New York dedicata al design italiano propone la Kar-a-sutra, opera dell'architetto Mario Bellini che ipotizza un'automobile medio/grande dalla forma squadrata, con parabrezza avanzato e fortemente inclinato, tetto alto e grandi possibilità di movimento a bordo. Al Salone di Parigi dello stesso anno arriva anche la Peugeot 204 Taxi H4, disegnata da Yves Dubernard e realizzata dalla carrozzeria Heuliez; in questo caso, come per la Kar-a-sutra, le linee nette e moderne, il vetro anteriore a grande angolazione e il portellone posteriore quasi verticale anticipano di quasi un decennio lo stile della Renault Espace.

VERSO L'MPV MODERNO
Altri concept costellano il lungo percorso evolutivo dell'MPV moderno, a partire dal curioso Daihatsu BCX-III che dal Salone di Tokyo del 1973 lancia un timido ma importante segnale di creatività dal versante giapponese. A questo risponde Toyota con la MP-1 del '75, altro originale mix fra auto e minibus, per certi versi simile al coevo Bus di Bertone destinato ai visitatori degli stabilimenti Fiat. Un'altra importante tappa di avvicinamento alla vettura multispazio la segna Giorgetto Giugiaro, quando per un concorso indetto nel 1976 dalla città di New York realizza la modernissima Italdesign Alfa Romeo Taxi. Per vedere però una concreta proposta di monovolume destinata all'utilizzo privato occorre attendere il 1978, anno in cui lo stesso Giugiaro presenta la Italdesign Megagamma, un razionale ed elegante progetto su base Lancia Gamma che può essere considerato il vero precursore del moderno MPV. A questo segue il Mitsubishi SSW concept del '79, la Italdesign Capsula dell'82 e l'avvio produttivo della Talbot-Matra Rancho (Ranch in Italia), simil-fuoristrada per il tempo libero su base Simca 1100 che consolida la tradizione Matra nel settore delle materie plastiche per auto e negli abitacoli "non tradizionali".

LA ESPACE E LE COETANEE
Ad anticipare di oltre un anno la Renault Espace è la Nissan Prairie, commercializzata in Giappone nell'agosto del 1982 e caratterizzata da linee che la distinguono nettamente dai precedenti van di gusto tipicamente americano. Al Salone di Ginevra del 1983 il designer Antonis Volanis, da pochi anni uscito dalla squadra Matra, porta la sua Volanis Helios, in pratica una concept Espace ripensata in chiave avveniristica, A breve segue il debutto sul mercato della Mitsubishi Chariot e della Plymouth/Chrysler Voyager, che precedono di pochi mesi l'arrivo della rivoluzionaria monovolume francese, la prima a dettare nuove regole sul mercato automobilistico europeo. Questo breve excursus storico sulle auto monovolume dimostra quanto la nascita della Espace nel 1984 non sia il frutto di una trovata geniale ed estemporanea di un progettista, ma che, come in ogni campo della conoscenza umana, anche questa sia il frutto di una serie di intuizioni successive, esperimenti e prove effettuate da vari soggetti, stratificati e sovrapposti negli anni fino a concretizzarsi nell'idea vincente.

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