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Retrospettive

pubblicato il 28 febbraio 2010

Devin Cars

Un’avventura tutta americana

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Car & Driver Magazine nel 1961 definì Bill Devin "l'Enzo Ferrari di Okie Flats"; in effetti l'escursus del costruttore americano (1915 - 2000) fu per certi versi simile a quello del "Commendatore": prima pilota e poi costruttore, la sua vita fu un concentrato di passione, caparbietà, inventiva e diversi successi sia pure a livello nazionale.

GLI INIZI
Bill Devin passò la prima parte della sua vita in Oklahoma dividendosi fra studio, concessionaria paterna e relativa officina; ben presto iniziò a lavorare per l'industria aeronautica e, nel corso della seconda guerra, gestì dapprima la manutenzione di bombardieri a corto raggio Havoc e poi di mezzi da sbarco.
Nel 1945, terminato il servizio militare, iniziò con una concessionaria nello Iowa, ma lo sguardo era già rivolto alla California dove si trasferì nel 1949 aprendo nel '50 una concessionaria Chrysler - Plymouth. Nel frattempo aveva acquistato alcune Peugeot ed una Volkswagen che si aggiunsero alla Crosley che l'aveva seguito dallo Iowa.

AMERICAN GRAFFITI E VECCHIA EUROPA
Nei primi anni '50 Bill si dedicò alle corse su strada che stavano vivendo, in California, un periodo di grande popolarità, animate da piloti poi divenuti celebri fra i quali Masten Gregory, Phil Hill, Dan Gurney ed il papà della Cobra Carrol Shelby.
La libertà regolamentare e la tecnica di realizzazione delle hot-rods, influenzarono la costruzione delle auto da corsa di quegli anni, caratterizzate dalla presenza di grossi motori montati su semplici telai tubolari; auto costruite da piccoli artigiani si presero la briga di battere, in alcune occasioni, vetture come Ferrari e Maserati; Bill non fece da spettatore e mise inizialmente a frutto la sua esperienza modificando una Crosley 750 cc con la quale nel 1950 vinse la categoria "novice" in mezzo ad una pletora di MG e Jaguar.
Subito dopo si mosse tra gli USA, Maranello e Le Mans, cercando di acquistare una Ferrari-Casa senza successo. Ripiegò allora su alcune Ferrari usate, fra le altre la 166 vendutagli dal play-boy-corridore Porfirio Rubirosa e la Coupé 4,1 litri Vignale giunta quinta assoluta ad una 24 Ore di Le Mans; dopo aver disputato alcune gare rivendette quest'ultima a Masten Gregory facedo invece pilotare a Phil Hill una successiva 250 MM.
Devin acquistò poi altre auto; un'OSCA, una Porsche, un'Arnolt Bristola ed infine una Deutsch-Bonnet motorizzata Panhard che avrebbe segnato, in positivo, il suo destino.

DA PILOTA A COSTRUTTORE
Nel 1954 Devin intuì le potenzialità del fiberglass, allora agli albori, e utilizzò questo materiale per produrre carrozzerie destinate a terzi. Celebre divenne la sua interpretazione della Ferrari Monza che, con meno di 300 dollari, trasformava l'aspetto di una più tranquilla TR3. Devin realizzò 27 diversi tipi di carrozzerie divenendo così il più grande produttore di questo tipo, con capillare rete di distribuzione in tutti gli USA.
Ma l'auto che avrebbe segnato il passaggio verso l'elaborazione completa e profonda di una vettura tanto da associare il suo nome a quello del produttore fu, nel 1956, la Pahard, poi Devin-Pahard, per il cui motore Bill inventò ed applicò per la prima volta una cinghia di distribuzione al posto della catena; una trasformazione epocale che Devin non brevettò e che oggi è soluzione industrialmente adottata a livello mondiale.

"LA MIGLIORE SPORTIVA DEL MONDO" E LE SUE CONSORELLE
Sull'onda di questo successo Devin decise, con molto coraggio e poche risorse, di costruire nel 1957, parole sue, " la migliore vettura sportiva del mondo"; nacque così la Devin SS, accattivante nella linea, economica rispetto alla concorrenza e piuttosto performante.
C'era molta Italia e un po' d'Inghilterra in questa prima realizzazione: lo stampo per la carrozzeria in vetroresina venne ricavato da una carrozzeria monoposto in alluminio Scaglietti, il telaio da una Ermini-Fiat 1.100 Sport, i freni a disco erano Girling, mentre la scatola dello sterzo una BMC; il cambio era un Borg-Warner 4 marce mentre la scelta per il motore cadde sul V8 Corvette 283; finezze degne di nota erano il radiatore acqua inclinato all'indietro di 40 gradi e privo di ventola mentre la dinamo venne montata posteriormente, sul differenziale, per una migliore distribuzione dei pesi (avremmo rivisto una soluzione del genere su alcune BMW GR 5 - Silhouette - degli anni '70).
La vettura, biposto sport aperta, pesava circa 1.000 kg ed accelerava da 0-60 e 0-100 miglia rispettivamente in 5,7" e 16" netti. Il complesso doveva essere ben robusto se nel 1990 su un esemplare di "SS" in restauro venne montato un V8 Chevy 350 da 400 CV, potente quasi il doppio rispetto al motore d'origine, cosa che permise al proprietario di vincere 3 gare riservate a vetture d'epoca.
Devin realizzò vetture sia stradali, aperte e chiuse, sia da corsa ricorrendo a diverse motorizzazioni; oltre alle citate Corvette utilizzò unità Alfa, Volskwagen e Porsche. La realizzazione di queste ultime venne decisa per poter affiancare alla SS ed alla C (motorizzate Corvette) una vettura notevolmente più economica; ovviamente negli ultimi due casi i propulsori venivano montati posteriormente, su specifici telai tubolari ed il costo dell'auto finita si aggirava sui 3.000 dollari contro i 10-12.000 necessari per una "SS".
Devin costruì oltre 150 auto fra serie "C" (motorizzata Corvette) e "D" (Volskwagen e Porsche); quest'ultima era una piacevole biposto spyder, nella quale i due posti erano direttamente ricavati nello stampo della vettura che poteva essere venduta tanto finita che in kit. Leggera e maneggevole ancora oggi costituisce una chicca poco conosciuta, ma non per questo meno apprezzabile.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , auto storiche


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