Retrospettive

pubblicato il 21 febbraio 2010

Quella volta che l'Alfa Romeo "azzardò" l'iniezione

Quando la tecnica e la passione diventano storia

Quella volta che l'Alfa Romeo "azzardò" l'iniezione

Alfa Romeo è stato tra gli ultimi marchi "premium" ad approcciare all'iniezione. A parte alcuni modelli “top”, ed esigenze in mercati specifici, ne fece un uso generalizzato solo a partire dalla fine degli anni '80, con quasi dieci anni di ritardo rispetto alle concorrenti dirette (leggasi BMW) che da quasi un decennio avevano già abbandonato il carburatore. Benchè profondamente legati “al carburatore”, in Alfa erano ben consci dei problemi di questa soluzione, soprattutto quando si andava alla ricerca dell'alimentazione singola su unità pluricilindriche, il che poneva non pochi problemi di messa a punto. Erano, poi, noti a tutti i limiti in tema di emissioni e consumi che, vista l'inutile complessità dei carburatori a controllo elettronico, premevano sulla più precisa alimentazione ad iniezione. Iniezione (meccanica) che i modelli di Arese venduti in USA utilizzavano già dai primissimi anni Settanta.

Il gap accumulato, da più parti visto come un segno di immobilismo tecnico da parte della Casa di Arese – afflitta da notissimi problemi di gestione – cela episodi di ben altro interesse. In realtà l'Alfa Romeo aveva in casa un attivissimo produttore di componenti elettromeccanici, la Spica, all'epoca suo fornitore dei sistemi di iniezione meccanica. E proprio con la Spica iniziò lo studio, a fine anni Sessanta, per un sistema di iniezione elettronica particolarmente efficiente. All'epoca anche la Bosch era agli albori con l'elettronica: la prima installazione su un'auto di serie era recentissima (1967) e la tecnologia era ancora “immatura”. L'iniezione elettronica Bosch di allora si basava su un “hardware” direttamente derivato dai sistemi di alimentazione dei motori a gasolio, e per questo sovradimensionato e relativamente lento, mentre la Spica aveva realizzato l'elettroiniettore più piccolo e veloce del mondo. La (sconsociuta) vivacità di Spica e Alfa Romeo portò al deposito di una serie di brevetti in merito e tutto faceva presagire un imminente esordio della “italian-way” all'iniezione elettronica di benzina, trovato in Siemens il partner ideale per l'ingegnerizzazione della gestione elettronica.

Purtroppo, come è noto, nelle aziende del gruppo IRI del tempo si viaggiava a due velocità: mentre i tecnici erano brillanti e spregiudicati nello sperimentare, il resto dell'apparato, ben poco “commerciale”, schiavo della politica e della burocrazia poneva dei freni incredibili all'innovazione. E l'enorme mole di studi e progetti tecnico-estetici che in quegli anni furono “abortiti” sul nascere, ne è la prova. Intanto il tempo passava inesorabile: l'Alfa si arenò sui suoi problemi di gestione e su una diatriba con i tecnici Siemens in merito all'uso di tecnologia analogica, che garantiva maggiore stabilità ai sistemi di gestione (metodo Siemens) o di tecnologia digitale, che permetteva maggior duttilità dei circuiti, che diventavano riprogrammabili (metodo Alfa Romeo), che è poi la via usata sui sistemi moderni. Alla fine il partner fu trovato in una azienda della cintura milanese, che produceva circuiti integrati: la SGS (oggi parte della ST-Microelectronics). Insomma, tutto era pronto, ma si era già nel 1976 e la “leggenda” narra che la Bosch – già fornitore di numerosi componenti per la Casa di Arese e ormai leader nel campo dell'alimentazione ad iniezione – a conoscenza di questo progetto che andava avanti da alcuni anni, esplicitò il suo parere negativo. L'ipotesi di una collisione negli interessi degli attori è più che plausibile: la cordata Spica-Alfa Romeo-Siemens-SGS sarebbe diventata per Bosch un concorrente temibile, soprattutto alla luce dei futuri affinamenti del sistema italo-tedesco. Dall'apertura dei tavoli, intanto, erano trascorsi quasi dieci anni, ma si continuava a studiare sul nuovo sistema sperando di convincere la dirigenza della bontà e vederlo prima o poi montato almeno su un modello della gamma Alfa.

Definita la parte dedicata all'alimentazione, l'uso di tecnologia digitale permise di estendere il controllo all'intera gestione del motore: con il non indifferente contributo del CNR iniziò la sperimentazione del sistema modulare, applicata al quattro cilindri due litri. Quando era richiesta poca potenza, la centralina di gestione tagliava l'alimentazione a due dei quattro cilindri, permettendo un miglioramento dell'efficienza. Il nuovo sistema di gestione integrato, denominato C.E.M (Controllo Elettronico Motore), era gestito da un unico “calcolatore”, fu montato su un lotto di dieci Alfetta in allestimento “Li America” e date in uso, nel 1981, ad altrettanti tassisti di Milano, tester d'eccezione per questa nuova tecnologia. Nel 1982 fu approntata anche una versione commerciale, basata sull'allestimento Alfetta 2.0 '82 e denominata Alfetta 2.0 CEM: era dotata di un pannello di controllo che permetteva di monitorare lo stato dell'impianto e l'eventuale avaria dei singoli circuiti di controllo, con la possibilità di escludere manualmente, a discrezione del conducente, il sistema modulare. Di questa particolare versione, tra il 1982 e il 1983, furono distribuite alcune centinaia di unità, sicuramente meno di mille, di cui ben poche sopravvissute.

Contemporaneamente, alla luce dell'introduzione del sistema modulare se ne studiava l'installazione sul motore V6 da due litri e mezzo, certamente più adatto ad una tecnologia del genere. I primi test furono svolti su un'unità aspirata di derivazione Gtv6: si compararono alle classiche testate emisferiche Alfa Romeo, nuove teste motore con camere di combustione Heron, si studiarono i rapporti di compressione più adatti e si cercò di ottimizzare la circolazione del fluido di raffreddamento per scongiurare il surriscaldamento localizzato e i fenomeni di detonazione. La modularità di funzionamento interessava le due bancate, delle quali una era trascinata ed entrava in funzione solo quando necessario. L'ottimizzazione giunse un paio d'anni dopo, con un'originale e definitiva modifica su un V6 2.5 di derivazione Alfa 90 Quadrifoglio Oro. La bancata di sinistra, sempre attiva, aveva un rapporto di compressione elevato (12:1) e metteva in movimento un piccolo turbocompressore che alimentava esclusivamente la bancata opposta, dotata di basso rapporto di compressione (8.3:1) che produceva lavoro solo quando necessario. Questa particolare unità dalla mezza sovralimentazione era dotata di altre peculiarità, come i corpi farfallati diversi (alimentazione singola sulla bancata sinistra e farfalla unica per quella opposta) gestiti da motorini passo-passo (praticamente un drive-by-wire con vent'anni di anticipo) per ottimizzare il funzionamento nel passaggio da tre a sei cilindri, che doveva avvenire gradualmente. La bancata sovralimentata, inoltre, non soffriva di alcun turbolag visto che la turbina era sempre in pressione, alimentata dai gas di scarico della parte opposta del motore. Con questo motore fu allestito un muletto su base Gtv6, che vantava una potenza di 192 CV a 5800 giri e una coppia di 26 kgm a 4500 giri. Pur con un'elettronica rudimentale – per i canoni moderni – con banchi di memoria da soli 8 kB, si riuscirono ad ottenere 32 cavalli in più e consumi ridotti del 34% rispetto al modello d'origine. Le potenzialità di tale tecnologia erano enormi: per semplice raffronto, nel 2003 l'ultima evoluzione industriale dello stesso propulsore due litri e mezzo, 24v, aspirato, ma con elettronica migliaia di volte più raffinata, vantava la stessa potenza a 6300 giri e una coppia inferiore con circa 23 kgm a 5000 giri.

Il ciclo di sperimentazione dell'iniezione made in Alfa si chiuse nel 1985 con l'entrata in produzione della “Alfa 90 2.0 V6 iniezione”, che abbandonò ogni velleità modulare, ma rinchiudeva in sé i migliori risultati di oltre quindici anni di studi: l'iniezione-accensione elettronica Spica-Alfa Romeo e l'alimentazione singola mediante sei corpi farfallati. Produrla fu una scelta assolutamente simbolica: da qualche anno la Casa di Arese si era “piegata” al mercato adottando l'iniezione Bosch – che ormai forniva sistemi particolarmente duttili - prima sul V6 e quindi, accoppiato al variatore di fase, sul quattro cilindri due litri dell'Alfetta Quadrifoglio (maturando, con il variatore di fase, un altro primato tecnologico).

In un lustro tutta la gamma Alfa Romeo sarà alimentata con sistemi di iniezione elettronica Bosch-Jetronic/Motronic e del sistema CEM restarono pochi – validi – concetti in seno alla Siemens Automotive, che li svilupperà autonomamente negli anni a venire. Ma questa è un'altra storia.

Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , auto storiche

Nuovo commento 20 Commenti

1

e c'era bisogno dell'iniezione per ridicolizzare le concorrenti?

JACOPO RUIU

Pubblicato il 21/02/2010 alle 09:26

le concorrenti perchè avevano "l'iniezione" non reggevano sicuramente il confronto con la 75 a carburatori!! figuriamoci nell'87 quando uscì il vero iniezione elettronica Alfa Romeo.

2

iniezione o no.....erano alfa!!!

alfettonenero

Pubblicato il 21/02/2010 alle 09:28

...anzi, avrei un idea: invece di star qui a scrivere, sapete che faccio? scendo in garage e prendo una delle mie alfette per "godere" di questa splendida giornata. ...naturalmente sui tornanti !!

3

Grande Salvatore!

eq62

Pubblicato il 21/02/2010 alle 10:51

Sempre preciso e perfetto nei tuoi articoli! Veramente bravo.

4

Oltre

Drake

Pubblicato il 21/02/2010 alle 11:32

il solito piacere nel leggere questi articoli storici, finalmente posso dire di aver letto a chiare lettere su una rivista contemporanea l'unico grande problema della storia di Alfa Romeo: "il resto dell'apparato, ben poco “commerciale”, schiavo della politica e della burocrazia poneva dei freni incredibili all'innovazione". Alfa fu gestita male, malissimo, per il cattivo uso che si fece della formula degli oneri impropri del presidente Petrilli. Ammortizzare la disoccupazione con l'industria poteva essere sostenibile quando il mercato saliva, non quando scendeva. Il bisogno di creare ampie sacche di consenso fra gli operai - su cui incombevano sempre le ombre rosse di Mosca - nonchè la spuria volontà di raccogliere voti, non permisero una revisione della formula IRI. Non è infatti un caso che negli stessi anni in cui si svolgevano fatti narrati nell'articolo, Aldo Moro poneva la prima pietra dello stabilimento di Pomigliano d'Arco (aprile '68). Alcune letture, come quella di Cesare Romiti, si spingono ancor più all'interno dei palazzi del potere: la nascita di Pomigliano d'Arco e della popolare Alfa Sud non sarebbe stato altro che un bastone gettato fra le ruote della FIAT, fino a quel momento monopolista nel campo della motorizzazione di massa. Ovvero come un attacco della DC agli ambienti della FIAT ritenuti vicini al socialista Saragat. Quale che sia la lettura, è stato indubbio il risultato: la cattiva, pessima gestione di Alfa Romeo. Il resto è storia.

5

Alfa Romeo tipico esempio di non gestione all'italiana

Alessandro

Pubblicato il 21/02/2010 alle 12:04

Un marchio carismatico,ecco perchè prima ford ora Vw ne sono iteressate................Noi Italiani o siamo i migliori o spesso i peggiori in questo caso fate voi.....Ridurre a nulla un marchio come l'Alfa Romeo.

6

alfa come ducati

daniele

Pubblicato il 21/02/2010 alle 14:10

per me e' così,se solo avesse i soldi e le persoe necessarie per volare alti,la tecnologia,è tutta quì in italia... vi immaginate nel dtm come correva?e quanti titoli vinceva? il più grosso sbaglio per alfa,è stato essere capitati nelle mani di fiat,montezemolo,poteva farsi i fatti suoi quel giorno,tanto,come la lamborghini ora,resta sempre un marchio italiano,e loro,non si sono spostati in germania come l'alfa da milano a torino,troppo brutto così.

7

Rimane un fatto:

Viva Italiano

Pubblicato il 21/02/2010 alle 18:19

La grande Alfa Romeo rimane sempre una Grande Alfa Romeo. Sempre stata una delle migliori case automobilistiche in circolazione, e sempre all'avanguardia. Ora con FIAT le cose sono un po' cambiate, e' vero, ma L'Alfa rimane sempre l'Alfa. La puoi amare o la puoi odiare, a seconda delle tue opinioni. Io la amo!

8

re Rimane un fatto

alfettonenero

Pubblicato il 21/02/2010 alle 18:49

si... certo il marchio alfa ispra sempre fascino ma... cosa c'è rimasto di alfa? i motori diesel sono fiat, i benzina sono gm... persino il v6 non è piu quello alfa, quanto al fascino della trazione posteriore poi... quindi ...giusto il marchio!! Sono sceso da poco dalla mia alfetta 1.8 1°tipo, non riuscivo a smettere!! un piacere di guidarla, che pur avendola da diversi anni non accenna a diminuire! e pensare che ho imparato a guidare sull'alfetta di mio padre, nel lontano "78" all'eta' di 10 anni. oggi l'alfetta grigia del 72 non esiste piu'ma.. sono possessore di una 1.6 blu olanda e una rara 1.8 nera entrambe primo tipo restling, che riescono a dare delle soddisfazioni impagabili. spero solo che un giorno qualche grosso marchio (non fiat) riesca a ridare "l'anima" all'alfa romeo.

9

Mah dico ma la mia poi...

G88

Pubblicato il 21/02/2010 alle 19:10

... guardate per me l'alfa è sempre stata nel cuore, quindi non ho molto da aggiungere... è stata una casa automobilistica incredibile e leggendo la sua storia (scusate se non l'ho fato prima!!), ho capito davvero che cosa noi italiani eravamo capaci di fare nel passato... concordo con il post #6, cioè l'alfa si è rovinata facendosi comprare, o meglio facendosi aggregare al gruppo FIAT... se fosse andata insieme al gruppo WV forse oggi la storia sarebbe andata diversamente chissà... cmq resta il fatto che noi italiani siamo stati SEMPRE incapaci di tenerci le nostre adorabili manrche a casa nostra (non prendetela come un insulto vi prego...), chi offende l'alfa i cossiddetti "tedescofili", non sanno neanche di cosa parlano... cmq a me piacciono anche le auto straniere... lo ammetto... ma a mio padre come prima macchina mi son fatto comprare la Mito QV perchè mi è piaciuta più delle altre... non so spiegarmelo forse a pelle boh... ma e come se guardandola davanti con quel muso mi parlasse anche lei... mi comunicasse tutta la storia e la cultura di questa casa automobilistica purtroppo sempre snobbata e a me come italiano mi spiace davvero dire certe cose. Non è solo non essermi sentito di dare soldi agli operai stranieri (come dice spesso mio padre... alfista sfegatato), oppure un dono "ereditario" appunto, ma è forse un qualcosa di più, legame forte al proprio veicolo che forse altre marche difficilmente sanno dare... non vorrei essere noioso, stupido o paranoico, capitemi. Forse è vero, siamo evasori fiscali, mafiosi, stronzi e quello che volete, ma non toccateci almeno i nostri piccoli gioielli sportivi che ti teniamo vicino al cuore come fossero quasi nostri figli... io vi giuro che ho visto tante macchine ma come la Mito nessuna mi ha colpito... forse è che sono troppo sensibile... anche con i "non umani"... forse io stesso non sono umano, perchè provo un sentimento di amicizia ed affetto per qualcosa che non è umano, per una semplice e stupida macchina direte voi... ma per me è stato come parlarle... fatto sta che non è succeso con le altre auto che ho visto... cara alfa sarai sempre nel mio cuore come mito (eheheh!!) e come simbolo dell'auto di ieri di oggi e (si spera), anche di domani... Il tuo fedele guidatore... G88

10

Anche io

Viva Italiano

Pubblicato il 21/02/2010 alle 20:38

Ho avuto l'onore di guidare le alfa del passato: una Giulia 1600 del 74 mi pare ricordare, una 2000 Berlina del 76, ed infine una Giulietta 2.0Ti dell'87. Le prime due le ho guidate pochissimo in quanto allora ancora non avevo la patente, ma con la Giulietta ne ho fatte di cotte e di crude! Erano tutte tassativamente TP. Ora, la TA e' stata diciamo inventata per diminuire i costi (innanzitutto questo per le case) ma bisogna anche essere onesti nell'ammettere che anche le TA hanno i loro vantaggi, a partire da una migliore guidabilita' in casi di asfalto bagnato e innevato. Non penso che l'Alfa sia tutto li, la TP. L'Alfa e' molto di piu': come dice G88 l'Alfa "parla", ti comunica tutto, nel bene e nel male. Dai giorni da quando ho smesso di guidare la Giulietta (1993) ho avuto altre auto, da Volvo, a Fiat, a Seat, a Lancia, e guidate altre (Daewoo, Niva) oltre a guidare auto a noleggio circa 15-20 volte l'anno per lavoro, dalle semplici Peugeout 207, alla BMW320i, dalla Ford Focus alla C-max, quest'ultima restituita proprio 2 giorni fa (un "barcone" instabile secondo me). Tutte le auto fanno oramai il loro dovere, ma solo'sulle Alfa mi sono sentito "parte" dell'auto. E da li il "virus": settimana prossima spero di ritirare la mia 159 (di seconda mano, nuova non potevo permettermela) che ho acquistato 3 settimane fa ma che fino ad ora non ho potuto ritirare per impegni di lavoro (prevalentemente all'estero). Solo il frontale della 159 vale tutto il suo prezzo! E' fantastica! Spero di poter dire lo stesso delle sue doti motoristiche. Comunque, per chi dice che le Alfa vendono poco: "meglio pochi ma buoni che tanti ma imbranati". W L'ALFA ROMEO!

11

Ottimo articolo

L'Untore

Pubblicato il 22/02/2010 alle 09:10

Le retrospettive secondo me sono il fiore all'occhiello di Omniauto, Loiacono è sempre una garanzia e soprattutto sono articoli finalmente non di parte!!! Viva Italiano la penso esattamente come te. E auguri per la tua 159 è un'auto che non ti deluderà, te lo dice uno che la guida ogni giorno e ogni giorno se ne innamora. Solo Alfa sa dare ancora questo tipo emozioni.

12

Grazie L'untore

Viva Italiano

Pubblicato il 22/02/2010 alle 18:09

Ti ringrazio per gli auguri. Domani vado a fare l'assicurazione e poi la vado a prendereeeeee! Mamma mia, non sto piu' nella pelle! Un sogno che si materializza! Devo ammettere pero' che la mia K di quasi 13 anni e 144000km me la tengo! L'ho tenuta sempre in maniera impeccabile, e a guardarla non sembra un'auto di 13 anni. Ed oltre a tutto non mi ha mai dato problemi, in 13 anni l'unica cosa fatta fuori tagliando e' stato il cuscinetto della ruota dx posteriore l'anno scorso! Darla dentro per dei miseri 500 euro sarebbe stato un'insulto!

13

alfa

paride

Pubblicato il 23/02/2010 alle 19:58

dico solo che da alfista delle vere alfa possessore di una 75 e di una giulia (rispettivametne 1.8 ie e 1300 super) e nemico delle tedesche spero solo che la fiat venda alfa ai crucchi della vw almeno preferisco una TA vw che una fiat e poi la vw senz'altro investirà sull'alfa e farà la trazione posteriore per diventare la diretta concorrente della bmw come ai vecchi tempi , se vogliamo dirla tutta preferisco che l'alfa torni autonoma

14

complimenti

alfettonenero

Pubblicato il 25/02/2010 alle 11:54

complimenti a paride per le sue purosangue, e anche a "viva italiano" per la sua 159 (bellissima) ...se solo fosse alfa!! sarebbe il massimo, comunque attualmente è una delle piu belle auto in circolazione.

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Junior 1300 1750 2000 wow

walter

Pubblicato il 28/02/2010 alle 19:58

avevo 8 anni mio padre 2 amici quando si spostavano con la 1300 blu la1750 verde e la 2000 amaranto tutti si giravano 3 alfa 6 porte un solo sogno possederle!

16

Già all'epoca facevano pena...non erano le Alfa di una volta...

Gerry_69

Pubblicato il 27/03/2010 alle 22:12

già all'epoca le Alfa erano vetture che davano rogne...per non parlare della carrozzeria che si bucava letteralmente dalla ruggine. E quelle di oggi non sono minimamente paragonabili alle auto ad alte prestazioni europee. Non a caso le Alfa Romeo come le Lancia si svalutano parecchio e quelle usate nessuno le vuole. Per la nuova Giulietta sarà la stessa cosa. La pasta è la stessa.

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Secondo me...

SaVeiro

Pubblicato il 28/03/2010 alle 12:30

X alfettonenero: come ti invidio............complimentissimi per la tua splendida Alfetta. X Gerry_69: senza offesa, ma VAFFANCULO !!!

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Gerry_69

Dott.House

Pubblicato il 28/03/2010 alle 14:38

con offesa.. ma VAFFANCULO !!! Nessuno le vuole? intanto continuano a esserci in giro più Alfa vecchie che tedesche vecchie, il che fa pensare che le tedesche vecchie non le voglia nessuno finendo in romania o bulgaria o sono arrivate alla fine della loro vita utile (spaccando il motore ovviamente).

19

X Dott.House

SaVeiro

Pubblicato il 28/03/2010 alle 14:41

Sei un grande, hai detto la sacrosanta verità. :- )

20

nostalgia canaglia

sor nando

Pubblicato il 11/05/2010 alle 18:30

ho la patente dal 78, un po di alfa le ho viste in ordine di anno: giulietta 1.4 del 66 il 1750 nel 68 tutte le domeniche 300km di autostrada con mio padre non cerano i velox 190-200km ora alfetta 1.8-2.0 giulia 1.3-1.6 gtv di un amico nel 81 una belva. le alfa di oggi dovrebbero cambiare nome. le colpe le hanno indicate qualche post sopra.

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