pubblicato il 1 febbraio 2010
Fiat: chi vuole comprare Termini Imerese?
Le anticipazioni su chi si nasconde dietro alle 7 proposte
Dal 2011 a Termini Imerese non si produrranno più auto, almeno non della Fiat. Questo finora, salvo colpi di scena, è l'unico dato certo sul destino dello stabilimento che dà lavoro a migliaia di persone nel comune siciliano e che da molto tempo genera polemiche. Il vertice governo-azienda-sindacati che si è tenuto venerdì 29 gennaio si è concluso con l'annuncio del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, di 7 proposte d'acquisto. L'identità dei candidati verrà svelata il 5 febbraio, quando si terrà al ministero un nuovo incontro con la Fiat e le parti sociali. Intanto però cominciano ad emergere nomi e informazioni dettagliate di almeno una delle offerte.
Si tratta ancora una volta di Cimino e dei suoi soci, tra cui il gruppo indiano Reva. Secondo quanto riportato in un articolo de "Il Giornale", l'imprenditore e finanziere Simone Cimino - da cui l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne ha preso le distanze nei giorni scorsi - vorrebbe davvero trasformare Termini Imerese nella culla dei veicoli ecologici della bassa Europa. Per "Il Giornale", che sarebbe entrato in possesso del documento che Cimino ha presentato a Giuseppe Tripoli, il capo della task force creata da Scajola, lo stabilimento dovrebbe produrre auto elettriche da vendere nei Paesi del Nord Africa fino alla Turchia, oltre che in Francia, Spagna e Italia.
I dettagli sul progetto sono molti. Al centro dell'operazione ci sarebbe il fondo Cape (partecipato dalla stessa regione Siciliana, da Cape Live, Unicredit, Natixis e Fondo europeo degli investimenti) e il nome dell'iniziativa sarebbe: "Sunny car in a Sunny Region". L'accordo tra Cimino e il gruppo indiano Reva farebbe nascere tre realtà che assorbirebbero manodopera ex Fiat nelle seguenti proporzioni: 1.000 unità la prima, 400 addetti la seconda e 2.000 la terza. La prima sarebbe la "Cape Reva Azienda Automobilistica" che, a fronte di un investimento in due fasi per 400 milioni di euro, produrrebbe da 30mila a 60mila vetture elettriche l'anno, attingendo dalla gamma di modelli indiana. La seconda sarebbe la "Sunny Car Mobility Solution Company", che si occuperebbe dei sistemi di accumulo ed erogazione di energia solare. Altri 400 milioni servirebbero, infine, per avviare la "Charging Infrastructure Company", che dovrebbe creare 2mila "Solar stations" in aree urbane ed extraurbane in Sicilia. Inoltre, riguardo al sistema di ricarica pensato da Cimino, dato che il costo della batteria incide sul prezzo finale dell'auto, si acquisterebbe solo il veicolo e non la batteria. La ricarica presso le Solar Stations sarebbero quindi effettuate per mezzo di una speciale carta munita di chip.
Da notare però che, secondo la stessa fonte, se Cimino fallirà su Termini Imerese, avrebbe già pronto un piano B: il trasferimento dell'iniziativa nel vicino distretto dell'elettronica di Catania.
Autore: Eleonora Lilli
Tag: Mercato , Fiat , auto elettrica
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Nuovo commento 9 Commenti
2
...
mik
Pubblicato il 01/02/2010 alle 19:15
a parte il primo commento privo di fondamento e fortemente immaturo, l'idea paventata nell'articolo mi sembra molto interessante sopratutto per creare anceh un nuovo marchio automobilistico in italia e per creare ancora piu' concorrenza ma sopratutto per salvare posti di lavoro. Certo e' che pero' dovra' diffondersi anche la rete di ricaricatori... perche' se li faranno solo in sicilia non vedo l'utilita' di questo mezzo nel resto dell'italia. Comunque l'iniziativa appare interessante dal mio punto di vista.
3
Ottimo
ayers
Pubblicato il 01/02/2010 alle 20:01
Ottima notizia... spero xò ke tengano solo i veri Lavoratori e non quelli ke hanno contribuito alla inefficienza dello stabilimento... ora voglio vedere se protestano...spero vivamente ke i nuovi proprietari non si lascino ricattare dai sindacati... deve diventare un esempio per tutta l'Italia
4
Termini Imerese
bluray
Pubblicato il 01/02/2010 alle 21:17
qui c'e puzza di Insolvenza
5
Io no
Edmunds
Pubblicato il 01/02/2010 alle 21:20
Ma chi la vuole un'azienda così?!
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risposta per ottimo
operaio di termini
Pubblicato il 01/02/2010 alle 22:30
volevo soltanto ricordare a questo signore alcuni dati. gli operai ti questo stabilimento sono riusciti nel'arduo compito di essere tra i primi 5 stabilimenti al mondo per qualita'. secondi nel gruppo,terzi per organizazione di lavoro. la nostra protesta e uguale a quella di tanti altri siti produttivi sia che siano del nord sia del centro. noi protestiamo per l'articolo 1 della costituzione rispettacci.
7
Ogni protesta civile
Edmunds
Pubblicato il 01/02/2010 alle 22:38
è degna di rispetto...
8
In un certo senso concordo con tutti!
rollotommasi
Pubblicato il 01/02/2010 alle 22:42
Speriamo che tale signor Cimino non sia solo un buon "oratore" che le chiacchiere hanno stufato i lavoratori e soprattutto i contribuenti italiani. Sia i primi che i secondi si augurano che Termini Imerese diventi uno stablimento produttivo e garante di posti di lavoro! Che la sua produttività non sia stimolata da incentivi pubblici ma da prodotti moderni e affidabili. Forse sarebbe meglio che il nuovo progetto elettrico si sviluppasse a Catania e Termini sia venduta a chi ne possa sfruttare ed eventualmente aumentare da subito le potenzialità!
9
Forza Termini!
Vulcar
Pubblicato il 02/02/2010 alle 06:18
Spero che agli operai di Termini venga data una soluzione valida. Mi auguro anche che la fiat una panda o la nuova topolino fatta in serbia la faccia pagare molto meno se la chevrolet riesce a far pagare una matiz dalla corea a poco,non vedo perche' una panda dalla polonia debba costare di piu la scusa di marchionne sui costi di termini non regge,è solo una scusa per tagliare posti di lavoro


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1
da
Pubblicato il 01/02/2010 alle 19:01
..un'Italia senza più stabilimenti FIAT. Se ne anadassero affanculo a produrre tutto i Polonia e si vendano gli stabilimenti ad altre società con lo sguardo al FUTURO. Salviamo i lavoratori e ci liberiamo da quel cancro succhiasoldi che per decenni è stata la Fiat.