dalla Home

Curiosità

pubblicato il 27 gennaio 2010

Dall'ACI, "L’Automobile: un secolo di evoluzione"

100 anni di storia in un libro con la prefazione del Ministro Altero Matteoli

Dall'ACI, "L’Automobile: un secolo di evoluzione"
Galleria fotografica - L'inaugurazione della Piazza Armand PeugeotGalleria fotografica - L'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot
  • L\'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot - anteprima 1
  • L\'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot - anteprima 2
  • L\'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot - anteprima 3
  • L\'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot - anteprima 4
  • L\'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot - anteprima 5
  • L\'inaugurazione della Piazza Armand Peugeot - anteprima 6

La prima auto immatricolata in Italia è francese (Peugeot) e a apparteneva a Gaetano Rossi, industriale di Piovene Rocchette (VI), "che si trovò a guidare liberamente a fianco di pedoni o di cavalli e buoi, che, non abituati ad un arnese tanto rumoroso, si spaventavano, facendo andare a finire molte carrozze e carri dentro i fossi". Il primo semaforo, invece, venne sperimentato in Lombardia il primo aprile 1925. Funzionava quotidianamente, ma solo dalle 15:15 alle 19:15, e si illuminava con una luce rossa indicante lo stop per le automobili e i motocicli; bianca e rossa per il via ai pedoni, e lo stop ai veicoli; gialla per il via ai tram; verde per il via alle automobili e ai motocicli. C'è questo e molto altro ne "L'Automobile: un secolo di evoluzione legislativa, sociale, culturale", il libro realizzato dalla Fondazione ACI "Filippo Caracciolo", con la prefazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

Il volume, presentato ieri, racconta in 294 pagine la storia del Paese attraverso uno dei principali simboli del '900 ed è suddiviso in due parti: "Un secolo di evoluzione legislativa" (l'era dell'automobile; i primi regolamenti della strada; il Codice del 1959 e del 1992) e "Un secolo di evoluzione sociale" (la mobilità dall'Unità d'Italia al 1919; dal fascismo al 1945; dalla crisi petrolifera ai giorni nostri). Il lavoro è completato dall'analisi sulle linee di sviluppo delle politiche di trasporto.

Tra i passaggi più curiosi si possono citare c'è, ad esempio, quello dedicato ai limiti di velocità. "Il primo Regolamento del 1901 inerente ai 'veicoli semoventi senza guida di rotaie', stabilì che la velocità non superasse i 25 km/h in aperta campagna e 'quella di un cavallo al trotto' circa 15 km/h nei centri abitati. Per di più, lo 'chauffeur' avrebbe dovuto, oltre che ottemperare alle ulteriori disposizioni eventualmente emesse dai Comuni, moderare la velocità nei tratti di strada pericolosi (curve, dossi) e ogni qualvolta potesse esservi pericolosi accidenti, o di spavento a persone o ad animali. La velocità salì progressivamente a 40 km/h nelle successive elaborazioni dei Regolamenti sulla circolazione stradale (tra il 1905 e il 1912) per arrivare a 50 Km/h, fuori dei centri abitati, con il Regolamento n. 811 del 1914. Questa situazione rimase immutata finché nel 1928 non giunse il principio 'liberi tutti su tutte le strade', comprese quelle all'interno dei centri abitati".

Le regole insomma erano tutte da inventare e alla fine del XIXesimo secolo, in alcune città come quelle della Lombardia, nella circolazione stradale si teneva la destra, mentre in altre Regioni si teneva la sinistra. C'era una gran confusione, insomma, ed il Regio Decreto dell'8 gennaio 1905 cercò di chiarire le cose. "Con tale testo, infatti, venne introdotta la norma per la quale i veicoli nel procedere sulla strada dovevano tenere costantemente la destra e solo per oltrepassarne altri veicoli la sinistra. Tuttavia alle città che avevano più di 25.000 abitanti fu riservata la facoltà di prescrivere che all'interno del loro abitato si potesse tenere la sinistra, purché provvedessero ad avvisare gli stranieri tramite la segnalazione di appositi cartelli con la scritta 'Tenere la sinistra'. Ne derivò, com'è facilmente intuibile, una gran confusione".

"Dopo quindici mesi dall'emanazione del nuovo Codice, nella rivista Auto Italiana del 15 marzo 1925, si leggeva che 'a decorrere dal 1 marzo a Roma è stato attuato il cambiamento del senso di circolazione da sinistra a destra. Così ora entrando a Milano l'automobilista che avrà girato tutta l'Italia tenendo la destra dovrà passare a sinistra. Per una volta tanto la capitale morale ha voluto mostrarsi retrograda di fronte alla capitale reale. A complicare lo stato delle cose fu la collocazione del volante nelle automobili circolanti in Italia, che fin dall'inizio fu a destra. Per cui ci si trovò da una parte con un Codice che imponeva, con scarsa chiarezza, la mano a destra, e dall'altra con la maggioranza delle vetture che avevano il volante a destra, contravvenendo quindi al principio, oggi naturale, secondo cui il guidatore deve stare seduto dalla parte opposta al senso di marcia. Invero, tenendo la destra e con il conducente seduto a destra, quest'ultimo si trovava nella stessa condizione del guidatore del veicolo che incrociava, in tal modo i due automobilisti essendo separati dalla larghezza delle due carrozzerie e non potendo vedere il lato della rispettiva vettura, potevano creare un pericolo di scontro l'una con l'altra".

E poi c'è l'aneddoto del primo patentato, che all'esame ne sapeva più lui dell'istruttore, per non parlare del "classico" all'italiana: "Lei non sa chi sono io". "Da un verbale di contravvenzione del 31 ottobre 1911 esteso da Giuseppe Fiorini, brigadiere di Polizia urbana nel Comune di Cesena si evince - come si legge nella nota stampa - che mentre il tutore dell'ordine era in servizio vide arrivare un'auto che avvisava i passanti con una tromba a diversi suoni, comportamento vietato dall'art. 6 del Regolamento del 29 luglio del 1909. Dopo aver intimato al guidatore di non usare quel suono, il brigadiere riferì di essere stato aggredito verbalmente e con disprezzo dall'automobilista con tali parole: 'Farà i conti con me, sono un deputato e prima di pagare devono demandare l'autorizzazione a procedere'. Subito dopo, il brigadiere raccontò che l'uomo si era allontanato continuando a suonare la tromba a forti suoni, con disprezzo delle autorità".

Autore:

Tag: Curiosità , libri , aci


Top