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Tecnica

pubblicato il 22 gennaio 2010

Nuova Opel Meriva: le origini del FlexDoor

A Rüsselsheim per vedere e capire le nuove portiere controvento

Nuova Opel Meriva: le origini del FlexDoor
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L'annunciato arrivo della nuova Opel Meriva, attesa in Italia per l'estate, ha suscitato non pochi commenti per l'originale scelta di adottare le portiere posteriori con apertura controvento, una soluzione che in Opel viene chiamata FlexDoor e che da tanti anni non si vedeva su di un'auto di grande serie. Per capire meglio i motivi, gli obiettivi e le modalità di realizzazione di questo tipo di apertura, siamo volati a Rüsselsheim, quartier generale della Casa tedesca, dove ci attendevano manager, ingegneri, designer e uomini del marketing. La prima piacevole sorpresa è stata scoprire che il padre delle FlexDoor è Gian Luca Baccelli, un ingegnere italiano che in Opel ricopre l'importante ruolo di "Innovation Manager", vale a dire colui che propone, sperimenta e realizza nuove soluzioni da applicare alle auto di oggi e dei prossimi anni.

PATERNITA' ITALIANA
Baccelli ci ha spiegato come lui stesso abbia avviato nel 2005 la sperimentazione in Opel delle cosiddette "suicide doors", soluzione che è tornata utile quando si è trattato di caratterizzare in maniera decisa la nuova Meriva. Il management Opel, alla ricerca di una soluzione per le portiere laterali che potesse ampliare ulteriormente il concetto di flessibilità e praticità legato alla multispazio compatta, ha vagliato varie possibilità e alla fine è giunto alla configurazione "a portale" che si può ammirare sulla Meriva. Partendo dal presupposto che gli utilizzatori di questa tipologia di veicoli tendono a fare un largo uso dei sedili posteriori, i responsabili della Casa tedesca decidono di adottare questo elemento di rottura e distinzione nel segmento, utile per armeggiare con cinture di sicurezza e seggiolini per bambini posteriori, ma anche per creare una sorta di area sicura fra le portiere aperte dove bimbi e genitori si ritrovano prima di salire o scendere dall'auto.

SISTEMA ANTICO, MA ATTUALE
A spiegare le FlexDoor c'è anche l'Ing. Joachim Leder, responsabile dello sviluppo del progetto, che ci guida attraverso un percorso storico-tecnico delle portiere controvento, segnato dalla dimostrazione delle tipologie utilizzate su varie vetture, dagli Anni '40 a oggi. Leder mostra poi un prototipo quasi definitivo della Meriva, sottolineando come l'apertura di entrambi gli sportelli fino a 84 gradi sia nettamente al di sopra della media (68 gradi) e permetta con 4 blocchi di apertura parziale di ottenere lo spazio desiderato per l'ingresso e l'uscita. Il robusto montante centrale ospita le serrature e, come abbiamo avuto modo di sperimentare di persona, provvede a mantenere a debita distanza i passeggeri anteriori e posteriori, in modo che non si ostacolino a vicenda. Sulla parte posteriore interna dello stesso montante è ospitata una maniglia di appiglio molto utile per facilitare l'uscita dai sedili posteriori, soprattutto ai passeggeri più anziani. Tutto il sistema FlexDoor è stato definito in 2.500 ore di progettazione, passando attraverso una serie di prove effettuate da robot di nuova generazione e con il controllo del Fraunhofer Institute. L'ingegnere tedesco ci mostra anche la luce verde che segnala la possibilità di aprire le portiere quando la vettura scende sotto i 4 km/h, limite oltre il quale scatta la chiusura automatica delle serrature. In movimento non è quindi possibile aprire gli sportelli, neppure per sbaglio, e se si cerca di partire quando queste sono aperte un allarme visivo e sonoro avverte il guidatore.

IN DETTAGLIO
Durante l'incontro avvenuto negli stabilimenti Opel abbiamo l'opportunità di parlare anche con la signora Eggord Thomaschky, Vehicle Performance Manager per Meriva e responsabile di tutto ciò che riguarda lo sviluppo, la progettazione e l'integrazione di tutte le componenti, passando per il telaio, elementi di sicurezza e interni. La Thomaschky ci spiega come la nuova Meriva non sia nata già con le porte dietro controvento, ma che l'idea è stata introdotta in corso d'opera nelle fasi iniziali del progetto, proprio per estendere il grado di flessibilità dell'auto. Riguardo agli interventi applicati alla scocca per renderla adatta all'utilizzo delle FlexDoor, l'ingegnere ci spiega come gli unici rinforzi di un certo rilievo siano stati apportati al montante posteriore, spostato in avanti di 70-80 cm rispetto al passaruota, irrobustito fino alla parte bassa e rinforzato a livello delle due grosse cerniere di sostegno della porta, distanziate di 36 cm fra di loro per darle stabilità. Per ridurre al minimo il movimento laterale della portiera in caso di incidente è stata anche aggiunta una placca di metallo in rilievo sulla superficie superiore del montante centrale, ottenendo una piastra rivestita da un pannello nero che risulta a filo con i finestrini.

FIGLIA DELLA ZAFIRA
Il resto del pianale, che è quello della Zafira e porta in dote proporzioni importanti (+23 cm più lunga dell'attuale Meriva), rimane invariato ed è stato solo adattato in alcuni punti. Alla domanda se non fosse stato possibile progettare le FlexDoor senza montante centrale, la responsabile ribatte che in questo modo non si possono realizzare portiere ad apertura indipendente una dall'altra, non almeno su una vettura con aperture laterali così grandi che andrebbe incontro a problemi di rigidità torsionale e insufficiente sicurezza nei crash test laterali. Il nuovo sistema ci viene confermato come frutto esclusivo del reparto engineering di Opel, interamente concepito, sviluppato e realizzato a Rüsselsheim. Bocche cucite invece sull'ipotesi di adottare gli stessi sportelli anche sui prossimi modelli, come la nuova Zafira. L'ingegnere tedesco e i suoi colleghi si limitano a dichiarare che le varie opzioni verranno valutate di volta in volta, a seconda delle necessità tecniche e di design dei vari modelli, senza scartare a priori le porte scorrevoli e in attesa della risposta del marcato.

LA LEGGE
Riguardo ai limiti legislativi relativi alle porte incernierate nella parte posteriore, la stessa Thomaschky chiarisce come questa soluzione sia stata in effetti vietata in Europa negli Anni '60 (1961 in Germania e 1964 in Italia) e che il suo ritorno sulle vetture di serie sia in parte frutto di una spinta al rinnovamento perseguita soprattutto da Rolls-Royce, capace di far approvare alla Commissione economica per l'Europa il nuovo regolamento ECE R11 che consente di adottare questo sistema con i dovuti sistemi di sicurezza. Se la nuova Meriva incontrerà il successo del pubblico sarà quindi facile attendersi proposte simili anche dalla concorrenza, costretta però a partire con qualche anno di ritardo rispetto a Opel.

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Tag: Tecnica , Opel


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