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pubblicato il 13 gennaio 2010

Chi difende la Fiat di Termini Imerese?

Dal Presidente della Sicilia ai lavoratori in piazza, passando per il Codacons

Chi difende la Fiat di Termini Imerese?

Dal 2012 lo stabilimento Fiat a Termini Imerese non produrrà più auto. I costi logistici, secondo il costruttore torinese, sono troppo alti e l'azienda non può più permetterseli, come abbiamo ampiamente illustrato nelle scorse settimane. Vediamo oggi le ragioni del "partito" di quanti sostengono, oltre agli operai, che l'impianto siciliano debba continuare ad assemblare auto, dal presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo al Codacons passando per personaggi politici di rilievo per il Mezzogiorno come Rita Borsellino, deputato del Parlamento europeo.

Oggi, dopo che più di mille operai della Fiat e dell'Indotto di Termini Imerese hanno scioperato e manifestato a Palermo davanti palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana, il presidente Lombardo ha annunciato che chiederà al Consiglio dei ministri di affrontare il caso. "E' la sede opportuna - ha spiegato - Del resto il nostro statuto autonomistico obbliga il CDM a convocare il presidente della Regione quando si affrontano argomenti che riguardano appunto la Sicilia".

Lo stop alla produzione di auto a Termini Imerese non riguarderebbe dunque un solo comune, ma l'intera Isola. E i sindacati, che hanno inconrato i vertici Fiat poco prima di Natale, sono pronti all'attaco. Le ragioni addotte dal costruttore torinese per giustificare il piano produttivo (ovvero gli insostenibili costi di gestione dell'impianto) non convincono più. "Marchionne deve spiegare perché la Fiat imbarca a Catania le auto assemblate a Termini Imerese e non dalle banchine del porto della città, che si trovano a pochi metri dallo stabilimento", ha detto l'assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi, per cui "se la logistica gli è imposta da ambienti non sani, Marchionne ha il dovere di denunciare". L'assessore si è poi spinto oltre, invitando Fiat a cedere lo stabilimento e i terreni alla Regione "come beni strumentali al costo di un euro". Lo faccia, ha detto, "e noi bandiremo una gara internazionale per cercare una casa automobilistica interessata a rilevare la fabbrica e rilanciare l'auto in Sicilia".

Venturi, scontrandosi con l'opinione di Marchionne per cui sarebbe un'assurdità dire che la Fiat viva di aiuti pubblici, ha ricordato al manager del Lingotto che "la Fiat quarant'anni fa ha ricevuto il capannone industriale e i terreni a titolo gratuito o comunque per poche lire. Oggi, invece, sostiene che assemblare un'auto in Sicilia costa al gruppo mille euro in più. Ceda dunque lo stabilimento ad un prezzo simbolico", ha concluso, sottolineando l'urgenza di un tavolo nazionale. Anche il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, continua "a ritenere sbagliata la scelta di chiudere il sito produttivo di Termini Imerese" e crede che "il Governo deve finalizzare ogni intervento di sostegno finanziario alle imprese e quindi anche a Fiat alla salvaguardia dei livelli occupazionali ed alle questioni di natura sociale".

Più duro il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che continua "ad insistere ed a ricordare che solo due anni fa Marchionne aveva invece pensato, non solo di mantenerla in vita, ma anche di portare a Termini Imerese dei nuovi modelli". "La Fiat deve rimanere a Termini senza se e senza ma" anche per Luca Vecchio, segretario regionale Ugl Metalmeccanici in Sicilia, che ha detto: "La Fiat di Termini Imerese ha ricevuto contributi statali per la rottamazione e contributi della regione, pervenuti nel 2002, assumendo così un impegno nei confronti del territorio e dei lavoratori che ora deve rispettare mantenendo la produzione dell'auto nello stabilimento siciliano. Adesso è necessario che istituzioni locali e nazionali facciano fronte comune per limitare i danni di una desertificazione industriale che in Sicilia oramai si sta concretizzando sempre di più". Il rischio è di "una rivolta sociale", come hanno detto Maurizio Bernava e Mimmo Milazzo, segretari regionale e provinciale Cisl.

Intanto contro la chiusura del'impianto il Codacons ha costituito cento comitati di solidarietà che "lotteranno per sensibilizzare la gente da Nord a Sud Italia", come ha detto il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi. "Bisogna lottare tutti insieme e duramente - ha detto - affinchè le decisioni prese in merito alla questione possano essere riviste, alla luce delle esigenze di tutti gli italiani coinvolti in modo diretto e indiretto". E sulla larga adesione che c'è stata oggi allo sciopero il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, non si è detto stupito perchè è stato "comprensibile". "Credo - ha continuato - che si debba assolutamente organizzare una prospettiva produttiva per Termini tale da garantire anche l'indotto, perchè il problema occupazionale non riguarda solo lo stabilimento".

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