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pubblicato il 2 gennaio 2010

Tim Cook candidato al vertice di GM

Il numero 2 di Apple sarebbe in lizza per la presidenza della casa di Detroit

Tim Cook candidato al vertice di GM

Tim Cook, numero 2 di Apple, sarebbe la prima scelta di GM per la propria presidenza e per la poltrona di amministratore delegato. Lo rivela il sito Businessinsider il quale cita come fonte la Spencer Stuart, una delle agenzie di cacciatori di teste alla quale la casa di Detroit si è rivolta per sostituire Fritz Henderson, dimessosi il 2 dicembre scorso e i cui compiti sono stati affidati a Ed Withacre. Cook sarebbe il secondo arrivo da un'azienda di computer Apple dopo Chris Liddel, proveniente da Microsoft solo il 21 dicembre per diventare il CFO (responsabile finanziario), e il suo ingresso al Renaissance Center sarebbe un autentico segno di novità per un'azienda che, anche dopo il fallimento pilotato, non ha mai saputo rinnovarsi completamente riportando al vertice un esponente della vecchia guardia come Henderson. Quest'ultimo però è servito solo a mantenere una continuità tra la prima e la seconda GM fallendo invece quando si è trattato di portare a compimento il piano di ristrutturazione e riorganizzazione.

L'arrivo di Cook sarebbe una vera e propria rivoluzione copernicana: un manager di un'azienda di software, tutta design, innovazione e successo che conquista un'azienda di hardware; la new economy dell'Ovest dei manager in felpa e jeans che prende le redini di uno dei simboli della old economy dell'Est, finora dominata da uomini in vestito scuro e cravatta. Cook è entrato in Apple nel 1998, dal 2007 ne è Chief Operating Officer e ha mantenuto ad interim la carica di amministratore delegato durante i 6 mesi di malattia di Steve Jobs, ovvio dunque che sia il suo erede designato qualora le condizioni di salute del guru di Cuppertino dovessero di nuovo peggiorare. Molti osservano con attenzione la situazione, ma esprimono scetticismo sulla possibilità che Cook lasci il clima mite della California per affrontare i rigori (non solo climatici) del Michigan. Alcuni lo indicano invece più adatto al ruolo di COO, analogo a quello da lui ora ricoperto in Apple, e in GM attualmente esercitato, anche se non formalmente, da Mark Reuss.

Ci sono solo due motivi che potrebbero convincere il 49enne manager dell'Alabama: il gusto della sfida e la possibilità di avere carta bianca per rivoltare General Motors come un calzino, assai di più di quanto abbia fatto Alan Mullaly (proveniente dalla Boeing) in Ford. Il piglio, secondo quanto si racconta è di quelli giusti. Quest'ultima condizione può essere garantita solo dal peso di quello che è al momento il maggior azionista di GM, il Tesoro Americano il quale però vorrebbe far valere la propria presenza come una sorta di "persuasione morale" in un paese che tendenzialmente vede l'intervento statale nell'economia come un fatto sconveniente. A contare saranno anche i soldi. Cook, solo per i 6 mesi passati al timone di Apple al posto di Steve Jobs, ha appesantito il suo conto in banca di 12 milioni di dollari. Quanto potrebbe offrirgli un'azienda in via di risanamento? Quel che è certo è che un timone ex Apple e Microsoft a Detroit porterebbe modalità operative completamente nuove e, vista come è andata in passato, c'è solo da augurarsi che questo accada.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , General Motors , lavoro


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