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pubblicato il 1 gennaio 2010

Il 2010 tra ripresa e cambiamento

Auspici e speranze per il nuovo anno che non potrà essere uguale al vecchio

Il 2010 tra ripresa e cambiamento

Il 2010 che si apre non può non avere un grande punto interrogativo. Del resto è difficile avere certezze dopo un 2009 che di certezze ne ha spazzate parecchie, ma che almeno ci porta a pensare che peggio di così non può andare e a sperare nell'anno nuovo che gli esperti vedono ancora pieno di insidie e avaro di soddisfazioni. Dopo gli stravolgimenti del 2009, il 2010 darà le prime risposte sui nuovi assetti che si sono configurati. Toyota tornerà in attivo rafforzando la sua leadership oppure Volkswagen si farà ancora più sotto? General Motors finalmente troverà una conduzione autorevole e compattezza? Che fine farà Saab e cosa succederà a una Volvo in mano loro? L'alleanza tra Fiat e Chrysler darà risultati tangibili? Quanto crescerà ancora il mercato cinese? Il mercato europeo potrà finalmente tornare alla normalità o avrà ancora bisogno degli incentivi per mantenere un sistema produttivo sovradimensionato e garantire una pace sociale garantita da massicci interventi statali? E infine l'ultima domanda: l'auto del futuro arriva o no?

QUESTIONE INCENTIVI
Interrogativi importanti, dal quale dipendono non solo discorsi economici globali, ma anche la vita di ognuno di noi. Cominciamo allora dai nostri soldi, ovvero dagli incentivi. Il governo italiano li ha promessi, ovvio che le case li vogliano perché la soglia di sopravvivenza del sistema commerciale legato all'auto è fissato a 2 milioni e scendere a 1,8 creerebbe un contraccolpo, ma gli incentivi "drogano" ulteriormente un mercato che è stato già drogato abbastanza. Come clienti, paradossalmente, è meglio non augurarseli perché è preferibile un mercato che offre certezze piuttosto di uno che vive di promesse e oscillazioni. Il mercato italiano ha già vissuto troppo di incentivi e situazioni straordinarie, ma questo non succede solo per l'automobile. Speriamo invece che il nuovo anno ci porti un nuovo sistema di tassazione che favorisca in modo strutturale chi vuole acquistare auto dal minore impatto ambientale avviando un rinnovamento ancora più virtuoso che coinvolga i costruttori e i clienti.

UNA FIAT MENO "MAMMA"
Gli incentivi in Italia sono anche vincolati inesorabilmente al nostro sistema industriale, ovvero alla Fiat. Sergio Marchionne vuole chiudere la fabbrica di Termini Imerese, il governo cerca di scongiurare questa circostanza. Un pensiero agli operai, compresi quelli dell'indotto, ma anche alle tante questioni irrisolte del nostro paese tra le quali l'assenza di una politica industriale così come di un piano energetico che coinvolga necessariamente anche l'automobile e, quindi, gli incentivi e il regime fiscale ad essa collegato. Il 2010, che lo vogliamo no, ci porterà una Fiat meno italiana e più internazionale, nel quale le problematiche del nostro paese assumeranno un peso specifico necessariamente inferiore al passato. L'Italia è la Fiat, si diceva una volta, ma la Fiat sarà sempre di più l'Italia nel mondo e, per farlo in modo onorevole, dovrà abbandonare tante piccolezze del nostro paese. L'auspicio è che una Fiat così possa far crescere l'Italia, ma è il paese che deve riuscire ancora a coinvolgerla con strategie ben precise creando incentivi fiscali, infrastrutture, condizioni che rendano ancora competitivo produrre autovetture nel nostro paese. L'Italia impari dagli Stati Uniti: nel momento in cui GM e Chrysler fallivano e fabbriche chiudevano si è scatenata una gara senza esclusione di colpi per accogliere siti produttivi, uffici persino i saloni dell'automobile a suon di sconti fiscali anche di 12 anni, finanziamenti pubblici finalizzati a obiettivi ben precisi. Questo è successo nello stato più liberista del mondo, può succedere anche qui, senza scandalo. L'importante è che crei ricchezza, lavoro, ricerca. In una parola: valore.

E IO (AUTOMOBILISTA) PAGO
Il 2010 si apre per noi italiani anche con l'amara sorpresa di un ulteriore aumento dei pedaggi autostradali. Naturalmente, in linea con il tasso di inflazione programmata. La nostra è ironia, naturalmente, visto che in media siamo a +2,4% e si toccano punte vicine al 16%. Tutto questo non è accettabile perché gli aumenti si sono moltiplicati negli ultimi anni e il sistema della rete privilegia in ogni caso il gestore (garantendone il guadagno, in ogni caso) e mai l'utente (che deve pagare e basta). Ancor meno accettabile è che un servizio di pubblica utilità imponga i propri prezzi in un momento come questo.

EUROPA DOCET
Se l'Italia si scoprirà necessariamente meno "italietta", gli USA si scopriranno più europei per le dimensioni e lo stile delle proprie auto, per le cilindrate dei suoi motori e la conduzione delle loro aziende. Per un'America che si ritira dall'Europa, c'è l'Italia che ha la Chrysler tra le mani e nel 2010 si gioca un futuro più grande di quello con il quale sia la Fiat sia Chrysler hanno avuto a che fare finora. Fiat ha le redini di un gruppo transatlantico mentre Chrysler è uscita da un fallimento dopo un'alleanza andata a male e un'altrettanto negativa gestione ad opera di un gruppo finanziario. Il 2010 sarà la prima cartina di tornasole, a partire dal Salone di Detroit. Il buongiorno si vede dal mattino e, anche se tra Torino e il Midwest ci sono 6 ore di differenza, il buon inizio (si spera) avverrà in contemporanea.

L'ANNO DECISIVO PER GENERAL MOTORS
Il 2010 dovrà dare a General Motors un nuovo presidente, una guida che rivoluzioni l'organizzazione e la modalità operativa di una azienda troppo grande o, meglio, fatta di troppo pezzi che hanno bisogno di comunicare in modo più efficace. L'assetto di GM è quindi suscettibile di molti cambiamenti perché una conduzione forte porterà cambiamenti forti. Nel frattempo, per non sbagliare, questi pezzi vengono tenuti ben separati, soprattutto Chevrolet e Opel. Il 2010 potrebbe portare novità inaspettate per quest'ultima perché la rinuncia a venderla è in realtà una non decisione. Al 7 gennaio invece è fissato l'ennesimo termine per la trattativa su Saab.

I GIAPPONESI
Dal Sol Levante invece tutti si aspettano un 2010 a corrente alternata. E non è solo una metafora. L'elettrificazione, dopo l'ibrido, vedrà l'elettrico come passo successivo. Mitsubishi e Nissan hanno programmi importanti, gli altri si stanno organizzando, ma soprattutto si sta organizzando il paese che si sta preparando a un futuro progressivamente sempre più lontano dal petrolio. Il 2010 si apre senza che il futuro vero abbia fatto irruzione nell'auto, ma mai come oggi si intravvede la volontà di creare un'alternativa con obiettivi ambiziosi. Dentro la metafora invece, assisteremo a una Nissan in piena offensiva, una Toyota ancora in piena riflessione e una Honda che ha parato il colpo, ma sa che deve crescere per mantenere una massa critica sufficiente a garantirne l'indipendenza.

GLI ALTRI
Le ambizioni dei cinesi invece non sono un mistero e neppure quelle si Volkswagen e dei coreani. Se continua a crescere a questi ritmi (anche oltre il 505 negli ultimi mesi), il mercato di Pechino potrebbe superare senza problemi i 15 milioni di pezzi, ovvero avvicinarsi alle dimensioni di quello americano dei bei tempi. Volkswagen vivrà ancora un momento di espansione, grazie proprio alla presenza massiccia nei mercati emergenti, all'aumento dei modelli per tutti i suoi marchi, da quelli di massa a quelli più redditizi, ma avrà anche il suo bel da fare. C'è da inserirsi nel tessuto industriale americano per trarne quello che ottiene in altri mercati, da trovare e realizzare tutte le sinergie possibili con il nuovo alleato Suzuki, trovare nuove formule per rendere ancora più integrata e redditizia la Porsche all'interno del Gruppo. Un compito assai complesso che vedrà protagonisti vecchie volpi e saggi delfini.
I coreani invece vogliono consolidare il loro quarto posto alle spese di Ford la quale, si sta riorganizzando, ma ha altri obiettivi: soprattutto redditività, poco importa se non si cresce a due cifre. È un segno di maturità e innovazione portato nel mondo dell'auto da un manager che viene fuori dall'auto, Alan Mullaly. Il 2010 porterà ulteriore consapevolezza anche in questo: poco, se necessario, ma buono perché è finito il tempo della crescita infinita, almeno nei mercati maturi e occorre qualcosa di nuovo. Che la salvezza dell'auto venga fuori dall'auto?

LE AUTOMOBILI DELL'ANNO
Il 2010 ci porterà le prime elettriche sulla strada, una Mini SUV, un'Audi lunga meno di 4 metri, il ritorno del nome Giulietta (ma solo quello), ma anche una Volvo probabilmente in mano cinese e una Saab prodotta in Cina con un altro marchio, una Peugeot che trova in Mitsubishi il suo partner e una Daimler che cerca Renault per le smart del futuro, una Focus uguale per tutti i mercati mondiali e una 500 che sbarca in America. Insomma un mix di innovazione e nostalgia, di collaborazioni e dissociazioni che fotografa bene questo momento di passaggio nel quale molte verità sono state confutate e le nuove devono essere ancora dimostrate. Non si potrà parlare solo di ripresa, ma necessariamente di cambiamento; non solo di numeri, ma di margini; non solo di tecnologia apparente, ma di innovazione sostanziale. Il motore del 2000 non è mai arrivato, speriamo che il 2010 ce lo faccia vedere e non solo immaginare, che si possa toccare e non solo parlare. Dopo rivoluzioni annunciate, ci sono state molte restaurazioni. Speriamo che il 2010 ci consegni invece meno punti interrogativi e più punti fermi o almeno i semi di un futuro che sia finalmente presente.

Autore: Nicola Desiderio

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