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Retrospettive

pubblicato il 10 gennaio 2010

Mazda RX-7

La storia della mitica coupé Wankel che tornerà nel 2011 con potenza e prezzi ridotti

Mazda RX-7
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Mazda si prepara a pensionare l'originale RX-8 e a riportare in vita la RX-7, un modello storico che dalla fine degli anni Settanta ha saputo diffondere nel mondo l'immagine tecnologica e sportiva della Casa di Hiroshima. La nuova RX-7 dovrebbe essere una classica coupé 2 porte e 2 posti, a differenza della RX-8 che di porte e di posti ne ha 4, sempre dotata di motore rotativo Wankel, ma con una potenza e un prezzo finale più contenuti.

LUNGA VITA AL WANKEL
A partire dal 2011 la nuova Mazda RX-7 dovrebbe proporre un nuovo birotore Wankel di 1,6 litri, denominato 16X Renesis e in grado di sviluppare fino a 350 CV. Il ritorno dello storico nome coinciderebbe anche con il recupero di una politica commerciale già sperimentata con successo della prima generazione della RX-7, ovvero l'offerta di una versione depotenziata a 200/250 CV da immettere sul mercato ad un prezzo ridotto e vicino ai 25.000 dollari negli USA. Il contenimento della massa complessiva potrebbe poi rappresentare la chiave del successo, come ampiamente dimostrato dalla MX-5 e dal suo coinvolgente rapporto peso/potenza. Per Mazda si tratta di un ritorno alle origini, quelle che nei primi anni Ottanta le hanno permesso di farsi conoscere sul mercato nordamericano con un prodotto che rappresentava la punta di diamante delle produzione nipponica di allora, unica vettura al mondo ad utilizzare il motore Wankel in maniera efficace e affidabile.

UNA STORIA ROTATIVA
Il 1979 è l'anno di nascita della Mazda RX-7, diretta discendente della RX-3 Savanna e della Mazda Cosmo, una coupé motorizzata Wankel che dal 1967 tentava, con una produzione ridotta e un successo limitato al mercato giapponese, di diffondere l'utilizzo del motore rotativo. Il segreto e il fascino della RX-7 sta proprio sotto il cofano, dove è installato un motore a combustione interna diverso dal classici motore a pistoni. Qui, infatti, il moto rettilineo alternato dei pistoni è sostituito dal moto rotatorio di un pistone a tre lobi che si muove in una camera toroidale e che nel suo incedere crea le fasi di aspirazione, compressione, scoppio e scarico. Il brevetto dell'ingegnere tedesco Felix Wankel offre il non indifferente vantaggio di realizzare un propulsore semplice e composto da poche parti in movimento, piccolo, leggero e potente, ma i test effettuati da numerose case automobilistiche negli Anni '60 e '70 si arenano sugli apparentemente insormontabili problemi di tenuta dei segmenti, consumi elevati e alti costi produttivi.

LA PRIMA SERIE
Solo gli ingegneri della Toyo Kogyo (primo nome di Mazda) riescono a mettere a punto i materiali e le tecniche di produzione adatte alla realizzazione di un Wankel moderno, funzionale, efficiente ed affidabile e la sfida su grandi numeri viene lanciata proprio con la RX-7 del 1979. La coupé è dotata di motore rotativo anteriore di 1,2 litri e 102 CV, trazione posteriore e una carrozzeria impostata sullo stile sportivo dell'epoca, con un lunotto posteriore che la fa somigliare molto alla Porsche 924. Proprio con la 2+2 di Stoccarda va a confrontarsi sul mercato USA la nuova RX-7; il prezzo inferiore, il fascino esotico del motore Wankel e una serie di migliorie apportate fino al 1985 (1,3 litri e 137 CV) permettono alla nipponica di ottenere uno schiacciante successo con 474.565 esemplari prodotti.

SECONDA GENERAZIONE
Nel 1986 arriva la RX-7 di seconda generazione e anche in questo caso l'ispirazione stilistica viene da una Porsche, la 944 come ammetterà lo stesso capo progetto Akio Uchiyama. Il motore 13B è inizialmente disponibile in versione aspirata da 146 CV e turbocompressa da 185 CV, mentre dal 1989 un alleggerimento del rotore e l'aumento del rapporto di compressione porta in dote due nuove versioni da 160 e 205 CV. Le novità riguardano anche l'asse posteriore, ora a ruote indipendenti, e il sistema Auto Adjusting Suspension (AAS) che regola la risposta degli ammortizzatori in base alle condizioni della strada. Fino al 1991 vengono prodotte 272.027 Mazda RX-7 della seconda serie, con i primi esemplari che arrivano anche sul mercato italiano e la versione Convertible (5.000 acquirenti solo negli USA) che aggiunge fascino open-air alla gamma delle Mazda rotative. Una versione speciale "Infini" per il Giappone arriva a sviluppare 215 CV e oltre a rappresentare il canto del cigno della RX-7 seconda serie, sfoggia colorazioni esclusive verde scuro o nero brillante.

TERZA E ULTIMA
Con la terza e ultima serie della RX-7 il gioco si fa duro e dal 1992 la Mazda intende competere ad armi pari con le sportive Made in Japan che dai primi anni Novanta dettano legge nel settore delle alte prestazioni a prezzi ragionevoli. Le varie Honda NS-X, Nissan 300ZX, Toyota Supra, Mitsubishi 3000GT e Subaru SVX trovano nella RX-7 una degna avversaria, forte di 255 CV sviluppati dal suo motore 13B-REW con due turbine sequenziali Hitachi (265 CV in Giappone). In patria la nuova sportiva dalle linee tondeggianti e avveniristiche viene venduta con il marchio Efini e può essere dotata di cambio automatico 4 marce o di un manuale 5 marce. Nel 1996 la RX-7 torna a fregiarsi in tutto il mondo del logo Mazda e guadagna 10 CV di potenza.

EDIZIONI FINALI
Fra il 1999 e il 2002, ultimo anno di produzione, prende il via una sorta di gara alla realizzazione della "serie finale" per il mercato casalingo. L'alettone posteriore regolabile, una diversa forma del frontale e modifiche all'abitacolo regalano una nuova immagine alla potente coupé di Hiroshima, venduta negli allestimenti Type RS (280 CV, sospensioni Bilstein, cerchi BBS e 1.280 kg) e Type RZ (interni rossi, ABS ottimizzato e 1.270 kg). Gli ultimi 1.500 esemplari si chiamano Spirit R e vantano tutti gli extra delle speciali precedenti. Le edizioni più rare e ricercate restano però la RX-7 SP e Bathurst R, entrambe ispirate nelle modifiche di carrozzeria alle vetture d competizione utilizzate nella 12 Ore di Bathurst, in Australi, e realizzate in poche decine di pezzi. Grazie all'esteso utilizzo della fibra di carbonio all'anteriore, nell'alettone di coda, nel cofano, nei sedili e nel serbatoio di carburante, il peso scende a 1.218 kg (contro gli iniziali 1.310 kg). Il motore, da 274 CV, ha numerose modifiche di centralina, scarico e intercooler. L'ultima delle RX-7 chiude la propria carriera nel 2002 a quota 68.589 vetture prodotte.

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Tag: Retrospettive , Mazda


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