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pubblicato il 23 dicembre 2009

La Fiat vive di aiuti pubblici? "E' una grande assurdità"

Lo sfogo di Marchionne in difesa del Gruppo torinese

La Fiat vive di aiuti pubblici? "E' una grande assurdità"

"Noi siamo pronti a gestire qualunque situazione. Vorrei solo che si smettesse di fare demagogia sulla pelle della Fiat". Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat e di Chrysler, ha molto da dire. Lui, che di strada ne ha fatta tanta, ha molti sassolini da togliersi dalle scarpe: da una Fiat vista come "parassita" (ndr) dello Stato fino all'immagine di un'azienda che ostacola l'ingresso di altri costruttori nel mercato italiano, passando per una Fiat che "si regge sui soldi erogati dall'INPS". "Un vero paradosso", come l'ha definito lui, per cui "è meglio dire come stanno davvero le cose".

FIAT E LO STATO: CHI E' IL DEBITORE?
"Da quando sono alla guida della Fiat sento dire, in media due o tre volte al mese, che questa azienda vive di aiuti pubblici", ha detto durante lapresentazione del piano industriale a Palazzo Chigi . "Sento dire che l'attività del Gruppo poggia sull'assistenza dello Stato. E' una delle assurdità più grandi che si possa sostenere. Ogni volta mi auguro che sia dovuta all'ignoranza piuttosto che alla malafede. Per quanto mi riguarda, preferisco parlare di Fiat per i progetti di crescita e i piani per il futuro. Ma se il livello della discussione si abbassa al conto del 'dare e avere' dallo Stato, facciamolo almeno in maniera seria ed onesta". E' così che, dopo una parentesi sul tema "fondamentale" della ricerca e innovazione (un'attività da 2 miliardi di euro all'anno che coinvolge 14.500 persone in tutto il mondo di cui 9.000 in Italia), l'amministratore delegato ha spiegato le "sue" ragioni.

Alle accuse di favoreggiamento dallo Stato per opera degli eco-incentivi, Sergio Marchionne risponde che "la verità è che finora gli incentivi all'acquisto di auto sono stati stanziati dalla Fiat". "Il meccanismo scelto dal governo italiano, a differenza di quanto avviene negli altri paesi, si basa sul credito d'imposta - ha spiegato - Questo significa che i contributi vengono erogati al cliente direttamente dal costruttore, sotto forma di uno sconto sul prezzo di vendita. A fine novembre, l'impatto degli eco-incentivi sulla nostra azienda arrivava a 560 milioni di euro. E' una cifra che ovviamente grava sul livello di indebitamento del Gruppo. A fine anno, il debito dello Stato verso la Fiat, per gli incentivi, salirà ad oltre 600 milioni. Se poi aggiungiamo altri rimborsi che l'Erario ci deve sulle dichiarazioni dei redditi degli anni passati - ha aggiunto - il credito accumulato dal Gruppo arriverà ad 800 milioni di euro".

C'è poi un altro pregiudizio che, secondo Marchionne, viene tirato in ballo a più riprese: quello secondo cui Fiat riceve contributi dallo Stato italiano e poi investe all'estero. "Mi limito a darvi qualche indicazione su quello che abbiamo fatto negli ultimi sei anni", ha detto. "Dal 2004, la nostra azienda ha destinato all'Italia circa due terzi di tutte le risorse stanziate dal Gruppo per gli investimenti e le attività di ricerca e sviluppo". Esborsi che varrebbero 16 miliardi di euro. "A fronte di questo enorme sforzo, leagevolazioni pubbliche, per progetti di investimenti e attività di ricerca, sono state pari a 600 milioni di euro". Vuol dire circa il 4% della spesa complessiva".

CASSA INTEGRAZIONE? UN PARADOSSO
Un altro capito che Marchionne titola "paradosso" riguarda la cassa integrazione. "A detta di molti, e spesso sono quelli che meglio dovrebbero conoscere il meccanismo e i dati - ha detto - la Fiat si regge sui soldi erogati dall'INPS. E' bene che si sappia che, dal 1999 al 2008 - cioè l'ultimo decennio - la differenza tra quanto il nostro Gruppo ha versato all'INPS come contributi CIG e quanto è stato utilizzato per il sostegno al reddito dei lavoratori è nettamente a favore dell'Istituto di previdenza". "Se teniamo conto anche del 2009, un anno in cui abbiamo fatto ampio ricorso alla cassa integrazione per evitare ilicenziamenti, il saldo dell'INPS resta largamente positivo, oltre 200 milioni di euro".

Di fronte a queste cifre, secondo il manager, sembra "non si debba aggiungere altro". Ed anche se non è venuto a Palazzo Chigi per "lamentarsi", come ci tiene a precisare, "la Fiat non ha chiesto un euro allo Stato e non intende farlo". Neppure sugli incentivi 2010, che restano una decisione che "non compete" alla casa automobilistica.

CHRYSLER: E' LEI LA CHANCE DI FIAT
Per tanti anni, secondo Marchionne, la Fiat è stata indicata come un ostacolo all'ingresso di altri costruttori in Italia. "Vi assicuro che non è così", ha precisato, sottolineando l'importanza dell'accordo con Chrysler che, a dispetto di quanto ha sentito dire, "non è solo vero che Fiat ha salvato Chrysler. E' vero anche il contrario". Il piano di rilancio Chrysler non serve solo a ristrutturare la casa americana, ma anche quella italiana, legata a doppio filo a Detroit.

"Lasciatemi concludere con una riflessione", ha chiesto. "Capita di rado nella vita che ti venga data una seconda chance. La crisi che si è abbattuta sul nostro settore ha già fatto vittime illustri. La colpa di molti costruttori è di non aver reagito. Ma non è così per Fiat. E non è così per la Fiat in Italia. Noi oggi, anche grazie a Chrysler, abbiamo una seconda possibilità: possiamo costruire una base industriale forte nel nostro Paese. Non sprechiamo questa possibilità, quello che è successo negli USA dimostra che la sfida è possibile. Lo è unendo le forze, leintelligenze, le risorse. Lo è dividendo i compiti, i sacrifici e le responsabilità".

"Vorremmo che, per una volta - ha concluso - fosse l'Italia a diventare l'esempio di come questi cambiamenti si possono realizzare con successo. Grazie a tutti".

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Tag: Mercato , Fiat


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