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Retrospettive

pubblicato il 3 gennaio 2010

Lotus in F1: il ritorno

Il mito di Colin Chapman scende ancora in pista

Lotus in F1: il ritorno
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A 52 anni dal debutto della prima monoposto di Formula 1 e dopo 17 anni di interruzione delle attività agonistiche, il marchio Lotus torna a cimentarsi nel mondo dei gran premi, questa volta in collaborazione con i malesi di 1Malaysia F1 Team Sdn Bhd. Nella stagione 2010 Jarno Trulli ed Heikki Kovalainen si troveranno sui sedili di guida che furono di campioni come Jim Clark, Graham Hill, Jochen Rindt, Emerson Fittipaldi, Ronnie Peterson, Mario Andretti, Ayrton Senna, Nelson Piquet e Mika Häkkinen. Per il team fondato e diretto (per 24 anni) da Anthony Colin Bruce Chapman si tratta di un ritorno di grande importanza, carico di aspettative e di responsabilità, dato che Lotus vanta nella sua storia la bellezza di 7 titoli mondiali costruttori, 6 titoli piloti e ben 79 GP vinti.

GLI INIZI
Per apprezzare a pieno il ritorno delle monoposto Lotus nel campionato F1 occorre conoscere le vicende agonistiche di una squadra che segnato per oltre venti anni le fasi di sviluppo tecnico e sperimentazione nel mondo della Formula 1, con trovate geniali, soluzioni innovative e una serie di vetture spesso risultate vincenti. Colin Chapman, giovane rivenditore di auto usate scopertosi nel 1948 appassionato di corse automobilistiche Trial nella campagna inglese e costruttore di auto destinate a queste gare, si cimenta nei primi anni Cinquanta nella realizzazione di monoposto di categorie minori e nel 1958 arriva la prima partecipazione a una gara iridata di Formula 1, il GP di Monaco. La ricetta di Chapman per le sue monoposto è semplice ed efficace al tempo stesso, un mix di scelte meccaniche razionali, motore posteriore e costruzione leggera che diventa quasi un marchio di fabbrica delle Lotus da corsa.

I TRIONFI DI JIM CLARK
I primi anni di passano quasi in sordina per la giovane scuderia inglese, senza fama e con le poche vittorie che arrivano prima dalle scuderie private dove milita Stirling Moss (Monaco 1960 il primo successo) e poi da Innes Ireland, che nel GP USA '61 regala a Colin Chapman la prima vittoria per la scuderia Lotus. Nel 1962 c' la svolta della Lotus 25, costruita attorno alla corporaturA e alle caratteristiche di guida di Jim Clark e in grado di creare un connubio con il pilota scozzese che porta le prime grandi soddisfazioni nel team di Chapman. Il /strong>1963 segna la conquista del primo campionato del mondo di Formula 1, costruttori e piloti, con lo stesso Clark. La magia si ripete nel 1965 con lo stesso pilota, su Lotus 25 e Lotus 33, mentre il 1966 e il 1967 risultano un po' opachi per la factory britannica. L'improvvisa scomparsa di Jim Clark porta la squadra inglese ad appoggiarsi all'esperienza di Graham Hill che, sulla Lotus 49 caratterizzata dall'affidabile motore Ford Cosworth e dalla sponsorizzazione rosso/bianco/oro delle sigarette Gold Leaf, va a vincere entrambi i titoli mondiali 1968.

CRISI E SPERIMENTAZIONE
Il 1969 è un anno chiave nella storia della Formula 1 e il team Lotus è in prima fila fra le squadre che sperimentano nuove tecnologie, nuove soluzioni e drastiche virate nell'impostazione costruttiva delle vetture da corsa. E' l'anno della ricerca spasmodica di maggiore aderenza, una ricerca che approda prima agli alettoni rialzati e separati dalla carrozzeria e sostenuti da esili sostegni sia al posteriore che all'anteriore. Un duplice e quasi contemporaneo incidente causato dal cedimento degli alettoni sulle Lotus 49 di Hill e del compagno di squadra Jochen Rindt (Spagna '69) porta la federazione a vietare queste grottesche appendici aerodinamiche e i costruttori, Lotus in primis, cominciano a provare nuove soluzioni come la trazione integrale. Nel corso della stagione John Miles tenta senza successo di ottenere qualcosa di buono dalla Lotus 63 a quattro ruote motrici, ma a fine campionato lo sviluppo della vettura viene interrotto. L'evoluzione tecnica e l'aumento dimensionale degli pneumatici ultra-ribassati e molto larghi al posteriore ha ormai risolto il problema dell'aderenza e la Formula 1 4x4 finisce in archivio.

LA LOTUS 72
All'inizio del 1970 debutta la nuova "arma definitiva" di Chapman, denominata Lotus 72 e contrassegnata da una serie di moderne soluzioni tecniche, come la monoscocca in alluminio, la carrozzeria a cuneo, i radiatori inclinati sui fianchi, i freni a disco entrobordo e un'aerodinamica raffinata che comprende l'alettone di coda triplano. Jochen Rindt, John Miles e il giovane Emerson Fittipaldi sono gli scudieri Lotus che con la 49C e la 72 arrivano alla conquista dei due titoli mondiali in palio. L'austriaco è campione del mondo postumo 1970, avendo perso la vita in un terribile incidente a Monza, causato probabilmente da una instabile configurazione aerodinamica per alta velocità, totalmente priva di alettoni. Gli sforzi del campionato 1971 si disperdono fra la messa a punto della Lotus 72 e l'originale progetto Lotus 56, una vettura a turbina e quattro ruote motrici che viene sperimentata a Indianapolis e partecipa con scarso successo ad alcune prove del mondiale F1. Il 1972 è l'anno di Emerson Fittipaldi e della sua 72, entrambi giunti alla maturità, che vincono il quinto mondiale piloti e costruttori per Lotus (5 vittorie stagionali). La rivalità interna fra Fittipaldi e Ronnie Peterson porta come risultato ben 7 vittorie in altrettanti GP del 1973, cosa che vale a Lotus il titolo costruttori ma che lascia a Jackie Stewart il titolo piloti su Tyrrell.

GLI ANNI JPS
La carriera della Lotus 72, prolungata in maniera innaturale a causa dei problemi che affliggono la sostituta Lotus 76, arriva ad estendersi fino al 1974 e al 1975, anni in cui la snella e ormai anacronistica monoposto nera con sponsor John Player Special arriva a raggranellare ancora qualche vittoria grazie al talentuoso e velocissimo Ronnie Peterson. Jackie Ickx si limita a raccogliere qualche punto, comunque non sufficiente ai fini del mondiale costruttori. Per il 1976 Colin Chapman si affida a Mario Andretti, a Gunnar Nilsson e alla Lotus 77, ma l'unica vittoria arriva solo nell'ultima prova stagionale. Il 1977 è molto più carico di promesse e aspettative, con Andretti che si adatta velocemente alla nuova Lotus 78 a effetto suolo, dotata di minigonne e in grado di vincere 5 GP. Ma è l'anno della Ferrari e di Niki Lauda, che assieme a Jody Scheckter porta a Maranello entrambe le coppe. La consacrazione del pilota italo-americano arriva però nel 1978, quando sull'imbattibile Lotus 79 Mario Andretti conquista 6 gran premi e regala alla squadra inglese gli ultimi trofei mondiali, incluso quello costruttori con le 2 vittorie dello sfortunato Peterson.

LA CRISI
Il 1979 e il 1980 sono anni da dimenticare per il costruttore di Ethel, biennio in cui Andretti, Carlos Reutemann, l'italiano Elio De Angelis e Nigel Mansell non riescono ad ottenere successi con la stagionata 79, con la deludente "wing car" 80 e con la poco competitiva Lotus 81. Lo sponsor "tabaccaio" se ne va e al suo posto arrivano nell'ordine Olympus, Martini&Rossi e Essex. Come da tradizione Lotus, ad ogni periodo di crisi segue una intensa attività di ricerca e sviluppo, anche in direzioni poco ortodosse, al limite fra genialità e azzardo. Un esempio lampante è rappresentato dalla Lotus 88 del 1981, vettura a doppio telaio che doveva mettere in pratica una nuova teoria di scocca portante e carrozzeria aerodinamica mobile indipendenti e racchiuse in un'unica monoposto. L'opposizione delle altre squadre e della federazione sopprimono sul nascere l'esperimento Lotus 88 e 88B, cosa che lascia a Chapman l'unica possibilità di convertire la vettura nella più tradizionale Lotus 87 e di partecipare alla stagione senza risultati di rilievo. La Lotus 91 del 1982 consente a De Angelis di conquistare il suo primo gran premio, quello d'Austria che coincide anche con l'ultima vittoria per Colin Chapman, scomparso il 16 dicembre dello stesso anno. L'arrivo del motore turbo Renault nel 1983 (93T e 94T) coincide invece con un deludente ottavo posto nella classifica mondiale costruttori. Le cose migliorano un po' nel 1984, quando la più evoluta Lotus 95T assicura il terzo posto nella graduatoria iridata.

SENNA E LA RINASCITA
La svolta giunge con Ayrton Senna, giovane fenomeno strappato alla Toleman e compagno di squadra di De Angelis per il 1985, al volante della Lotus 97T. L'asso brasiliano impone subito i propri ritmi, piazzando 7 pole position stagionali e 2 vittorie, contro 1 pole e 1 vittoria per l'italiano. La prima guida Lotus per il 1986 è ora Senna (affiancato dell'inconsistente Johnny Dumfries), capace di 8 pole position e 2 vittorie con la 98T. La presenza in squadra di un campione come Ayrton Senna porta in Lotus nel 1987 il motore Honda turbo della 99T, accompagnato dal pilota collaudatore Satoru Nakajima. Si tratta dell'anno in cui la Casa fondata da Chapman cambia completamente livrea, assumendo il giallo brillante dello sponsor Camel e raccogliendo le ultime 2 vittorie in Formula 1 e l'ultima pole, sempre per mano di Ayrton Senna.

IL DECLINO
La partenza di Senna e l'arrivo di un campione d'esperienza come Nelson Piquet non sortiscono grandi risultati nella stagione 1988, conclusa al quarto posto nel mondiale costruttori con la 100T. Piquet e Nakajima "navigano a vista" nel 1989, quando la Lotus 101 motorizzata Judd non va oltre la sesta posizione nella classifica iridata. La china di una discesa senza troppe prospettive sembra ancora più ripida nel 1990, quando Derek Warwick e Martin Donnelly totalizzano appena 3 punti con la 101B e la 102 motorizzate Lamborghini. Identico risultato e nona posizione mondiale nel 1991, anno in cui sulla Lotus 102B torna il Judd V8 e vede al volante Mika Hakkinen, Julian Bailey e Johnny Herbert. La Lotus 102D e la 107 fanno tornare i motori Ford e permettono ad Hakkinen ed Herbert di portare la squadra in quinta posizione finale nel campionato 1992. La vettura si presenta ormai come un mosaico di sponsor e colori, sintomo di una raccolta frenetica, ma difficoltosa, di nuovi fondi. Il 1993 vede l'uscita del pilota finlandese e l'ingaggio dell'italiano Alessandro Zanardi, che sulla Lotus 107B ottiene l'unico punto della sua carriera in Formula 1. Un brutto incidente per Zanardi a Spa e la deludente coppia Herbert/Pedro Lamy lasciano la squadra al sesto posto finale. L'ormai moribondo Team Lotus partecipa al suo ultimo campionato, quello 1994, con i piloti dell'anno precedente e i contributi di Mika Salo, Eric Bernard e Philippe Adams, ottenendo zero punti con la 107C e 109 motorizzate Mugen Honda. Il 13 novembre 1994, con la conclusione del GP d'Australia, si chiude la fase storica e originaria del Team Lotus.

IL RITORNO
Il rientro in grande stile di Lotus nel circus della Formula 1 nasce sotto gli auspici di una collaborazione anglo-malese, la gestione di Tony Fernandes e la direzione tecnica di Mike Gascoyne. Con il nome di Lotus F1 Racing e la sede a Norfolk, nel Regno Unito, la rinata squadra del "loto" punta a rinverdire i fasti della propria storia, ad incrementare il conteggio di 491 gran premi disputati, ma soprattutto le 79 vittorie, le 107 pole position, i 71 giri veloci, i 172 podi, i 1.368 punti totalizzati e i 5.495 chilometri percorsi in testa. Per farlo si affida alle capacità di Jarno Trulli e Heikki Kovalainen, rispettivamente il nono pilota italiano e il terzo finlandese a correre con una Lotus. Trulli è stato infatti preceduto dai piloti ufficiali Alex Zanardi (21 GP), Elio De Angelis (90 GP, record Lotus), Giancarlo Baghetti (1 GP), Giacomo Russo "Geki" (2 GP) e dai privati Nino Vaccarella (1 GP), Carlo Abate (0 GP), Ernesto Prinoth (0 GP) e Gaetano Starrabba (1 GP). Per la Finlandia si contano invece i 30 gran premi Lotus di Mika Hakkinen e i 2 di Mika Salo.

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Tag: Retrospettive , Lotus , formula 1


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