dalla Home

Mercato

pubblicato il 9 dicembre 2009

Volkswagen al 20% in Suzuki

Acquistato il 19,89% del gruppo giapponese per 1,7 mld di euro

Volkswagen al 20% in Suzuki

Volkswagen AG acquista il 19,89% di Suzuki Motor Corporation per oltre 222 miliardi di yen, pari a 2,5 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro) dando il via a un piano di scambio azionario e di integrazione reciproca che comincerà il 15 gennaio 2010 e si concluderà il 31 marzo. Già nella serata di ieri l'agenzia Reuters aveva anticipato l'operazione citando tre diverse fonti interne anonime le quali avevano fatto capire che la trattativa era virtualmente chiusa e che l'annuncio dell'accordo sarebbe potuto arrivare entro la settimana. Si conferma così una voce che rimbalzava da giugno scorso, ma che non trovava dimostrazioni certe venendo puntualmente smentita dai diretti interessati.

Si tratta comunque solo del primo passo poiché l'operazione prevede che Suzuki debba a sua volta acquistare quote di Volkswagen AG e le stesse fonti interne hanno confermato alla Reuters che presto Wolfsburg potrebbe spingersi oltre un terzo del capitale. Per ora Hamamatsu ha praticato, si fa per dire, un "prezzo di favore", cedendo le proprie azioni con uno sconto del 10% rispetto alla quotazione registrata all'ultima chiusura dell'8 dicembre. Ma a cosa servirebbe Suzuki a un gruppo così esteso come quello condotto di Martin Winterkorn e da Ferdinand Piëch? Prima di tutto perché il costruttore giapponese domina il mercato indiano con il 55% e, con il dominio già acquisito in Cina, la nuova alleanza nippo-tedesca si assicurerebbe il controllo ferreo dei due mercati emergenti più importanti. In secondo luogo, la Suzuki non è un'azienda di cui si parla spesso, ma è profondamente sana (600 milioni di Euro di profitto nell'anno fiscale 2008), funziona come un orologio ed è oltremodo snella: nello scorso anno fiscale ha prodotto 2,5 milioni di auto e 3,3 milioni di motocicli con poco più di 14mila persone.

In terzo luogo si integra perfettamente con la sterminata gamma prodotti del gruppo tedesco senza sovrapposizioni anche in termine di immagine e questo vale anche per la rete produttiva visto che Suzuki ha un solo stabilimento in Europa, in Ungheria, e anche uno a Ingersoll, nello stato canadese dell'Ontario il cui 50% è stato appena riacquistato presso GM con lo scioglimento della joint-venture CAMI. A questo proposito, sembra che una delle condizione ostative per l'accordo tra Wolfsurg e Hamamatsu fossero proprio i residui legami di quest'ultima con Detroit, ma ormai tutte le forme di partecipazione sono state liquidate e avviate all'esaurimento.

L'impianto di Ingersoll, alla luce dei nuovi scenari, potrebbe tornare molto utile. Suzuki avrebbe anche una divisione di motori nautici fuoribordo di prim'ordine per tecnologia a forza sul mercato da fondere alla perfezione con la divisione di motori entrobordo di Wolfsburg per dominare anche il business dei propulsori nautici. C'è anche un quarto motivo: le emissioni di CO2. Con l'arrivo della gamma giapponese fatta prevalentemente di piccole vetture, il nuovo maxi gruppo avrebbe emissioni medie di anidride carbonica inferiori e maggiormente in linea sia con le direttive europee, sia con quelle statunitensi senza contare che, se dovesse arrivare un accordo complessivo dal vertice di Copenhagen, anche i mercati emergenti dovrebbero adottare misure per limitare l'impatto del crescente parco di veicoli.

Con Suzuki arriverebbero anche le moto. Tempo fa OmniAuto.it ha lanciato la notizia che uno degli obiettivi di Piech sarebbe l'acquisto di Ducati. Con Suzuki alle spalle, il costruttore di Borgo Panigale avrebbe le spalle più forti della sua storia dal punto di vista tecnologico, industriale e finanziario. Ma questa per ora è solo fantaindustria. Quel che è sicuro è che, se Suzuki entrasse nell'orbita di Volkswagen, Wolfsburg diventerebbe in un sol colpo la capitale mondiale dell'automobile anticipando di gran lunga l'obiettivo di diventare il primo costruttore al mondo entro il 2018.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Volkswagen


Top